‘Fermato' il presunto colpevole
VOLPIANO. Il rosso del sangue che macchia il candore della neve appena caduta si confonde con il giallo di una storia, assurda, infarcita di interrogativi che si svelano poco a poco, con una vittima, un presunto colpevole, e una donna contesa. Gerardo Savone, 43 anni, un autotrasportatore torinese con la passione per la musica, è morto, schiacciato dal fuoristrada ‘Cherokee'.
A condurlo Maurizio Zanellato, 59 anni, pensionato residente a San Mauro, rintracciato poche ore dopo dai carabinieri del nucleo operativo di Chivasso, arrestato con l'accusa di omicidio volontario, poi derubricato in omicidio colposo. Quello che resta da chiarire è il movente. Cosa ci facevano i due uomini a quell'ora di notte in una stradina di campagna desolata?
Come ha fatto il povero Savone a finire sotto le ruote della jeep? Interrogativi sui quali stanno facendo luce le indagini dei carabinieri della compagnia di Chivasso.
Lo scenario, desolato, è tra Volpiano e Chivasso, in località Cravero, poco lontano dalla recinzione del deposito AGIP. Qui, intorno all'una di giovedì scorso, i vigilantes della Union Security, grazie alle telecamere sistemate intorno al perimetro del deposito, si accorgono della presenza di un auto, una ‘Fiat Panda' e di quello che da lontano sembra essere una sagoma umana. Uno di loro va sul luogo a controllare, e si trova davanti una scena agghiacciante. Riverso nella neve, in una pozza di sangue, c'è il corpo di un uomo. E' quello di Gerardo Savone, agonizzante. Immediatamente i vigilantes lanciano l'allarme ai soccorsi e ai carabinieri. Purtroppo per Savone non c'è più niente da fare. L'equipe medica del 118 tenta l'impossibile, ma le ferite dell'uomo schiacciato dal peso del fuoristrada, sono troppo gravi. Il suo corpo, dopo un primo esame effettuato dal medico legale viene composto presso le camere mortuarie dell'ospedale di Chivasso. Intanto scattano i rilievi dei carabinieri di Chivasso e della stazione di Volpiano, coordinati dal capitano Dario Ferrara. Ci sono le tracce lasciate dai pneumatici dell'auto pirata, ci sono le immagini delle telecamere da controllare, i tabulati telefonici, e le testimonianze di amici e parenti per ricostruire gli ultimi momenti di vita della vittima.
Le indagini sono serrate, senza sosta e nel massimo riserbo, affidate agli uomini del nucleo operativo di Chivasso. Indagini che portano diritto verso il ‘Cherokee' di Maurizio Zanellato. Gli uomini del capitano Ferrara lo trovano e lo portano in stato di fermo nella caserma di Volpiano. «Non volevo ucciderlo. E' stato un incidente», si limita a dire Zanellato.
Parole che non convincono. Tanto per cominciare i carabinieri scoprono che i due uomini si trovavano in quella landa desolata per lo stesso motivo: entrambi si erano invaghiti di una giovane prostituta nigeriana. Una storia che andava avanti da diverso tempo. Quella notte Zanellato era in compagnia della donna, ma il musicista, che spinto dalla gelosia controllava ogni movimento dell'amata, li aveva seguiti fino al luogo in cui i due si erano appartati. A quel punto Gerardo Savone avrebbe intimato alla donna di scendere dall'auto, ed avrebbe cominciato ad inveire contro lo Zanellato che era alla guida della propria auto. Il musicista avrebbe tentato di farlo uscire attaccandosi alla portiera del mezzo. Ma una brusca accelerata del fuoristrada potrebbe aver causato la caduta a terra del musicista che poi sarebbe finito sotto le ruote che lo hanno travolto. Zanellato in preda al panico sarebbe poi fuggito, lasciando il povero Savone agonizzante. Una dinamica che potrebbe coincidere con la causa dell'investimento. In sostanza, il pensionato d San Mauro non avrebbe avuto l'intenzione di uccidere il suo rivale, ma non ha fatto nulla per evitare l'incidente.
Lydia Massia