‘Aiutateci a capire come è morta Linda'
IVREA. Per la polizia stradale la dinamica sembra essere chiara. Inversione a U sul Terzo Ponte e scontro con l'autovettura che proveniva dalla corsia opposta. E' trascorso poco più di un mese dalla morte di Linda Bellino, la trentanovenne eporediese ad un passo dalla tanto agognata laurea in ingegneria logistica gestionale. I pochi secondi che hanno proceduto il violento impatto sono stati ricostruiti anche grazie ai ricordi di due testimoni oculari.
Entrambi, anche loro su quella strada maledetta la mattina della tragedia, hanno detto alla Polizia Stradale: «L'ho vista bene: quell'utilitaria stava compiendo inversione». Un'inversione fatale.
La dinamica dell'incidente però non convince la madre di Linda, Leela Parvathi, odontoiatra con studio a Cascinette. «Impossibile che Linda abbia effettuato quella manovra azzardata - racconta Leela Parvathi -. Era molto prudente e poi per quale ragione avrebbe dovuto tornare indietro? Mia figlia era diretta a Scarmagno, dove avrebbe dovuto prendere l'autostrada per andare a Cuneo».
E poi, ad alimentare i dubbi dei familiari di Linda, c'è un particolare di non poco conto. Una lettera, arrivata una decina di giorno dopo la tragedia. Una lettera da parte della casa costrutturice dell'auto sulla quale viaggiava Linda. «Ci invitavano ad andare al più presto in un concessionario per la sostituzione degli ammortizzatori anteriori - spiega la sorella di Linda, Lalitha Bellino -. Molte di quelle vetture avevano un difetto congenito. Ecco, allora mi chiedo: ma siamo sicuri, come sostiene la Polizia, che Linda sia morta a causa di una sconsiderata inversione ad U? Forse dietro questo incidente c'è qualcos'altro che va al di là di una ipotetica imprudenza commessa dall'automobilista».
I tempi sono stretti, perchè l'inchiesta della Procura della Repubblica di Ivrea è di fatto conclusa, tanto che il magistrato ha già rilasciato il nullaosta per la demolizione della vettura. Ma i parenti di Linda vogliono vederci chiaro e soprattutto eliminare quei dubbi che li attanagliano. Il dolore per la morte di Linda è insopportabile, ma i familiari vogliono sapere. E per andare fino in fondo agli accertamenti, la famiglia Bellino si è cosi rivolta ad un legale, l'avvocato Alessandro Raucci, chiedendo che sull'auto venga effettuata una perizia tecnica.
E non è tutto: «Vogliamo lanciare un appello attraverso la Sentinella - spiega la madre di Linda -. Cerchiamo nuovi testimoni, automobilisti che la mattina del 23 novembre scorso percorrevano, intorno alle 9, il Terzo Ponte. Magari qualcuno ha notato qualcosa, ha visto Linda in difficoltà, con l'auto in panne. Magari, l'auto è sbandata a causa degli ammortizzatori e dell'asfalto reso viscido dalla pioggia. Chiunque abbia visto qualcosa può contattarci attraverso il nostro avvocato. Tutto può essere importante per noi, anche il più piccolo particolare».
La sorella di Linda, Lalitha, spiega che loro vogliono solo la verità. «Non possiamo accettare l'idea che Linda abbia effettuato un'inversione. Chi la conosceva, sa bene che Linda era una donna molto prudente e scrupolosa. E poi, quand'anche avesse dovuto tornare indietro, le sarebbe bastato percorrere poche centinaia di metri e rientrare in città attraverso lo svincolo di San Bernardo. Ma Linda quella mattina non aveva nessuna ragione per tornare ad Ivrea. Aveva un appuntamento a Cuneo per completare la sua tesi di laurea, non c'era motivo per cui, una volta partita, dovesse tornare indietro».
La vita di Linda Bellino, l'ultima di tre sorelle, si è spenta venerdi 23 novembre sul Terzo Ponte. La donna stava viaggiando in direzione Strambino, quando la sua utilitaria ha invaso la corsia opposta. L'impatto violento con una Bmw non le ha lasciato scampo. L'incidente, tra l'altro, è avvenuto a poche decine di metri dalla Cascina Canton Fontana, dove nel marzo scorso persero la vita Fabrizio Boldrin, Luca Zini e Fabrizio Scapinello, i tre amici che tornavano a casa dopo una serata trascorsa nel Biellese.