Montanaro, torna a casa ubriaco e spara un colpo di pistola alla moglie

MONTANARO. Pare subisse da tempo, in silenzio, gli insulti e i maltrattamenti del marito. Non lo ha mai denunciato. Forse in cuor suo sperava che cambiasse, che la smettesse col brutto vizio del bere che lo trasformava in un altro uomo.
Ma non è successo. Nella serata di venerdi scorso Alba Monteforte, 57 anni, operaia, residente in via Niccolò Frola a Montanaro, è stata ferita con un colpo di pistola alla natica destra. Ad impugnare l'arma il marito Mario Di Vittorio, 59 anni, operatore ecologico della Seta di Torino. Forse non voleva ucciderla (saranno gli inquirenti a stabilirlo). Forse lo avrebbe fatto se il genero non fosse intervenuto a difendere la donna. Ora Alba Monteforte è ricoverata all'ospedale di Chivasso dove è stata sottoposta ad un intervento chirurgico per l'asportazione del proiettile che si era fermato nell'intestino.
Non è grave. Ma per lei la vita è arrivata ad una svolta. Mario Di Vittorio, dopo il fatto, è fuggito alla guida della sua Ford Fiesta. Però non è andato lontano. I carabinieri della di Montanaro, al comando del maresciallo Alessio Iezzi, lo hanno trovato un'ora dopo. Era nella piazzola di un distributore del paese. Forse voleva andarsene lontano. Si è lasciato arrestare senza opporre resistenza, ma non ha dato nessuna spiegazione ai carabinieri. Adesso è in carcere in attesa della convalida dell'arresto che dovrebbe avvenire lunedi 24. Le accuse sono di tentato omicidio e detenzione illegale di armi.
Sono le 20,30 quando s'innesca l'episodio che avrebbe potuto trasformarsi in tragedia. Nella villetta di via Niccolò Frola, al piano terra, abitano da tre mesi, dopo aver vissuto a San Mauro, Alba Monteforte con il marito, e al piano superiore la figlia, il genero ed i due nipoti. L'albero di Natale nel giardino è illuminato. Tutti sono seduti a tavola per la cena. Manca soltanto Mario di Vittorio che rientra a casa più tardi del solito. Ubriaco. Comincia ad insultare la moglie. Alba si rifugia al piano superiore dalla figlia.
Tra un po' la sbornia passerà, deve aver pensato la donna. Invece, l'uomo è più arrabbiato del solito. Prende la pistola che teneva nascosta in un cassetto (l'arma non risulta essere regolarmente denunciata), ed insegue la moglie. Alba è sulla rampa delle scale: terrorizzata si mette ad urlare. Interviene il genero, Vincenzo Carrieri, che si frappone tra i due. «Vi ammazzo» urla il netturbino che riesce ad esplodere un colpo di pistola in direzione della moglie. La ferisce alla natica destra. Lei cade a terra sanguinante. Lui fugge, mentre il genero lancia l'allarme ai carabinieri e chiama i soccorsi.
In un attimo la casa si riempie di personale medico e di uomini in divisa. Alba viene subito trasportata al pronto soccorso. Mario di Vittorio fugge, ma i carabinieri lo trovano dopo un'ora. Non si trova invece l'arma usata per il ferimento, una semiautomatica 7,56. I carabinieri però trovano e sequestrano sette cartucce, due coltelli a serramanico e la fondina della pistola che Mario di Vittorio teneva in camera da letto.
Poi nella villetta torna il silenzio. Sabato in casa ci sono soltanto i nipoti. «Come sta la nonna». «Meglio - rispondono - speriamo sia a casa con noi per il Natale».
Lydia Massia