Il vescovo: «Natale non è una festa ‘privata'»


Natale rimane una festa diversa, pur avendo tanti aspetti comuni ad altri giorni di festa e di vacanza. Una prima riflessione mi viene suggerita proprio dall'aspetto più esteriore e 'consumistico". Si tratta certo di un elemento invasivo, che contribuisce a creare un clima gioioso ma molte volte anche superficiale e ansioso. Eppure proprio questo aspetto tanto vituperato - però, chi è senza peccato scagli la prima pietra - tradisce un'esigenza: Natale non è ricorrenza che riesca a rimanere nel chiuso del cuore o della casa, non riesce ad essere una festa 'privata". Ha bisogno di uscire, di comunicare, di essere condivisa, di allargarsi. Questo è vero in certa misura per tutte le feste, ma per Natale vale un po' di più.
Un'altra esigenza natalizia è quella di non rimanere episodio isolato: la festa chiede quasi di prolungarsi, viene anticipata nelle settimane precedenti e tende a continuare oltre il calendario tradizionale. Anche per questo aspetto la motivazione solo commerciale mi sembra riduttiva, c'è qualche esigenza più profonda che ci spinge ogni anno a provare a trattenere i messaggi e il clima che il Natale porta con sé.
Queste due caratteristiche sembrano invitarci a cercare le sue radici, quelle che gli permettono di non seccare subito come l'Albero tagliato, o di non essere solo un addobbo come l'Albero artificiale che si ripone ed è già pronto per il prossimo anno, ma di essere invece un Albero che cresce per tutto l'anno e si allarga, anche quando non porta appese ai suoi rami lampadine e palline colorate. E le radici non sono difficili da trovare. Anzitutto le pagine natalizie dei Vangeli: due capitoli in Matteo e due in Luca, racconti che conosciamo quasi a memo- *Vescovo di Ivrea Continua a pagina 8

+Arrigo Miglio*