Cooperativa contro Vallée

CALUSO. Un secco ‘no' ad una nuova etichetta di Erbaluce doc prodotto in Valle d'Aosta, arriva da Marco Tronzano, riconfermato nei giorni scorsi alla presidenza della ‘Cooperativa produttori Erbaluce di Caluso', il centro pulsante della viticoltura calusiese con i suoi centosessanta piccoli produttori associati, e un totale di 200mila bottiglie vendute.
«L'Erbaluce ha successo proprio per il fatto di essere un vitigno autoctono, nato cioè nel territorio in cui si produce - sottolinea con veemenza Tronzano, in perfetta sintonia con quanto affermato da Remo Falconieri, vice presidente della Federazione alto Piemonte dei vini doc -. Il consumatore ormai associa il vino Erbaluce a Caluso. Quello che siamo riusciti a creare, dopo tanti anni di lavoro, dopo investimenti nella ricerca e nella promozione in sinergia con il ‘Consorzio di tutela per la valorizzazione dei vini doc Caluso, Canavese e Carema', ed ora anche con l'Enoteca regionale dei vini della provinca diTorino, oltre alla qualità, è la riconoscibilità del marchio. Un Erbaluce doc della Valle d'Aosta creerebbe confusione vanificando tutto il nostro lungo lavoro. Come se non bastasse la Cave Cooperative di Donnas ha agito unilateralmente, senza dialogare con noi».
Tronzano quindi dichiara guerra ai cugini della Valle d'Aosta, aiutato dall'onorevole Mauro Chianale, presidente dell'Enoteca, che con Falconieri ha inviato una lettera di protesta al Ministero delle Politiche agricole. «Questa sera, giovedi 20 dicembre - aggiunge Tronzano - ci incontreremo presso la sede del Consorzio per fare il punto della situazione. Se la Valle d'Aosta vuole la doc, la faccia pure, ma senza fregiarsi dell'etichetta Erbaluce».
Tutto ok invece in Cooperativa. Lo scorso sabato 15 dicembre in Enoteca si è svolta l'assemblea sociale per l'approvazione del bilancio e il rinnovo delle cariche. I conti chiudono con un utile di 54 euro; per il quarto anno consecutivo è stato riconfermato lo stesso consiglio di amministrazione: Marco Tronzano alla presidenza, affiancato da Aldo Gnavi, Ettore Gnavi, Bartolomeo Merlo, Piero Tarello, Sergio Tronzano e Adriano Viglieno. «Un risultato - dice ancora Tronzano - che ci fa piacere perché significa che i soci hanno apprezzato il nostro operato. Siamo entrati nel cda nel 1998 e a partire dal 2001, anno della concessione dei locali della cantina in comodato, abbiamo voltato pagina: ammodernato impianti, macchinari e sede, migliorato la qualità, aumentato le vendite col nuove etichette».
l.m.