Sport pulito: importanti scuola e stampa
Ho avuto l'opportunità di assistere al dibattito organizzato mercoledi 5 dicembre, ad Ivrea, nell'ambito dell'iniziativa 'Il testimone ai testimoni" promossa dal Tennis Club di Ivrea in collaborazione con 'Libera". Vorrei brevemente fare alcune considerazioni sui tempi trattati in quella sede: esiste ancora lo sport pulito? Cosa possiamo fare come operatori della scuola e della stampa per salvare e promuovere i valori di uno sport sano ed educativo?
Sono sostanzialmente in accordo con alcuni relatori che individuavano tre livelli di pratica sportiva: il professionismo, che riceve condizionamenti enormi dal suo aspetto economico e deve cedere a compromessi più o meno puliti; l'amatoriale che gratifica l'adulto con il piacere intrinseco della pratica sportiva e non ha bisogno di altri sostegni ed incentivi, ma solo di spazi adeguati, ed infine quello giovanile e degli 'sport minori", due settori che hanno tra loro molte analogie.
Se parlare di 'sport pulito" nel professionismo è una tesi ardua da sostenere (sia nell'aspetto medico-chimico che morale) non altrettanto si deve pensare degli altri due livelli dove una pratica sana, educativa e formativa è all'ordine del giorno, fino a che il risultato a 'tutti i costi" non faccia stravolgere lo spirito iniziale.
Un aspetto che unisce la pratica giovanile e quella di alto livello degli sport minori è 'l'abbandono sportivo". Sappiamo benissimo che la mortalità sportiva dei giovani dopo i 16 anni è molto alta, sia per le elevate richieste sportive (allenamenti, risultati) sia per gli impegni di studio. E' ancor di più facile intuizione che affacciarsi al mondo universitario o a quello del lavoro coincide con un tracollo della pratica sportiva di alto livello.
La scuola e la stampa, possono e devono, a parer mio, essere elementi che giocano un ruolo importante in queste situazioni. Credo che la scuola abbia il dovere di informare i giovani sulle varie possibilità sportive esistenti in zona, dove la pratica può conciliarsi con i tempi di studio, nonché far conoscere e sperimentare gli sport minori. Gli insegnanti di giovani sportivi di alto livello possono venire incontro alle loro varie esigenze, gratificare gli alunni apprezzando il loro impegno nello sport (a volte basta una pacca sulla spalla, informarsi sul risultato della domenica) senza con questo dover promuovere chi non se lo merita, ancor di più uno sportivo che sa e deve fare i conti con il risultato oggettivo.
Io, nella mia esperienza, ho avuto molti giovani in società, di livello nazionale, che riuscivano a tenere il passo con gli studi confermando che lo sportivo sa organizzarsi e ottimizzare le proprie risorse.
Per quanto riguarda la stampa il suo compito-dovere rispecchia quello della scuola, chiaramente in una veste più generale. Lo sport giovanile e quello minore, cioè quello ancora pulito, si sostengono sulla gratificazione personale e su quella creata dall'informazione: se questa scarseggia vengono meno i 'ritorni positivi" agli atleti ed i sacrifici che l'allenamento comporta, l'incertezza del risultato, che è sempre presente, uniti ai costi di un'attività agonistica a livello nazionale fanno tentennare la motivazione. La stampa, dando più spazio alle realtà locali, ai campioni puliti, alle manifestazioni di sport minori darebbe un grosso contributo alla pratica di quest'ultimi.
Personalmente ho sempre pensato che una campionessa come Stefania Belmondo avrebbe dovuto avere molto più spazio sui giornali piemontesi, non solo in occasione delle sue vittorie ma anche durante tutta la stagione agonistica; questo avrebbe sicuramente avuto un effetto promozionale nei confronti dello sci fondo, sport praticabile a molti livelli e dai costi contenuti, quindi a minor rischio di abbandono, ma di cui si è informati tramite 'notizie in breve". Non possiamo lamentarci dell'importanza del calcio, e quindi delle tensioni che si porta dietro, e poi continuare a dargli l'80% dello spazio sui giornali.
Concludo ricordando come sia fondamentale per i giovani avere riferimenti, esempi e stimoli da chi è loro vicino: sapere che nella pista sotto casa si allena un campione italiano, sapere che il mio vicino, pur abitando in città, è nella squadra regionale di sci fondo; sapere che i canoisti che si vedono sul lungo Dora di Ivrea si allenano per i mondiali sono elementi che mi spingono e mi educano ad una pratica sportiva a misura d'uomo e non di 'campione".
Grazie per l'attenzione.
Leonardo Curzio insegnante di educazione fisica, presidente Ivrea Canoa Club