‘Una sigaretta mi salvò la vita' Il racconto di Ezio Porello sopravvissuto all'incidente
RIVAROLO. Aveva 21 anni Ezio Porello quando lo schianto mortale al passaggio a livello di via Favria cambiò la sua vita. Nella sciagura perse il padre Domenico e lui rimase gravemente ferito. I ricordi sono nitidi, impressi per sempre nella sua memoria, indelebilmente. «Ero un bambino e correvo già dietro l'autopompa con la bicicletta» racconta.
«Una volta riuscii a star dietro al mezzo sino a Rivara. La soddisfazione più grande fu che al ritorno mio padre caricò me e la bici sulla macchina e non dovetti pedalare». A quel tempo, la caserma dei Vigili del fuoco era in via Maurizio Farina, presso il Famulato. «Noi avevamo la macelleria in via Ivrea - spiega Porello -. Eravamo a due passi dalla 'centrale" operativa e in un niente eravamo già a bordo. Successe anche quella sera. La sirena suonò alle 20,30. Mio padre fu il primo ad arrivare nel cortile del municipio dove c'era il nuovo mezzo. Salii con lui e mi sistemai davanti, sul motore. Dall'altro lato c'era Giacomo Gindro. Stavamo per partire quando mio padre mi chiese di andargli a prendere il cappello e una sigaretta. Il mio posto fu preso da Renè Sacchi. E fu questo a salvarmi la vita». Porello prosegue nel racconto. Ed è una rivisitazione lucida, quasi che cinquant'anni non fossero mai passati. «Tornato velocemente con sigaretta e cappello salii dietro, in braccio a Domenico Vecchia - aggiunge -. La chiamata era arrivata da Rocca. La scelta obbligata, dunque, era la provinciale per Favria. Il cielo era stellato. La strada, allora aveva diverse curve. Ricordo che vidi due fari in lontananza senza distinguere bene che cosa fossero. Quando mi resi conto che era la littorina feci in tempo ad urlare 'papà, papà, il treno". Ma era già troppo tardi. L'urto fu violentissimo. Io venni sbalzato fuori e mi ruppi le gambe, senza perdere conoscenza. Ricordo ancora il casellante, le sue mani nei capelli, il suo darsi alla fuga. Cercai di afferrarlo per le gambe, ma inutilmente, tanto che la tuta mi si stracciò». I soccorsi, seppure con i limiti dell'epoca, furono tempestivi. Ezio, mentre veniva trasportato all'ospedale di Cuorgnè, fece in tempo ad incrociare una zia che si stava recando a casa dei Porello per assistere alla puntata di 'Lascia o raddoppia". «Gli dissi dell'incidente e di avvisare tutti - dice ancora - Io non rividi mio padre. So che venne ritrovato a circa 150 metri di distanza dal luogo dell'incidente: aveva ancora il volante in mano, ma la parte sotto del corpo non c'era più. In ospedale ci sono rimasto due mesi e mezzo. Rientrato a casa, fui assunto come perito conciario alla Salp. E come mi ripresi, ricominciai anche l'attività di vigile del fuoco volontario. Che non ho mai lasciato. Sino al 1994». (m.mi.)