Mediapolis, in arrivo un'altra proroga
IVREA. Progetto Mediapolis, ancora un'integrazione alla documentazione della società. La richiederà la Provincia, alla quale spetta il compito di coordinare la complessa procedura di valutazione di impatto ambientale cui il progetto è sottoposto. La legge prevede che, durante il complesso iter della Via, si possa richiedere una sola volta ulteriore documentazione. E' quanto la Provincia farà e la richiesta interrompe la procedura, in scadenza il 22 novembre.
E nel momento in cui Mediapolis presenterà la documentazione agli uffici, questi avranno altri sessanta giorni di tempo per pronunciarsi definitivamente sull'impatto ambientale del progetto.
Un'ulteriore dilazione, dunque, che, di fatto, sposta alla primavera prossima la conclusione dell'iter autorizzativo cui dovrà seguire la presentazione del progetto in commissione edilizia prima di poter cominciare i lavori.
Ma perchè un'altra richiesta di documentazione?
Le varie direzioni di Provincia e Regione vogliono vederci chiaro su alcuni aspetti parzialmente già indicati nella determina provinciale che, alcuni mesi fa, disponeva di sottoporre il progetto alla valutazione di impatto ambientale. Ulteriori chiarimenti sono necessari rispetto ai flussi di traffico di autoveicoli che transiteranno al casello autostradale di Albiano e che renderanno necessario un ampliamento delle porte di accesso e uscita e delle corsie di accelerazione e decelerazione. E ulteriori chiarimenti sono necessari sull'impatto complessivo della struttura nelle aree limitrofe, compresi i Sic, i siti di interesse comunitario dove c'è un particolare ecosistema. Dettagli in più, ad esempio, sono richiesti anche su quella che viene definita 'compensazione ambientale". Molto di questi argomenti si trova nei faldoni già presentati da Mediapolis, altre relazioni dovranno essere riviste e aggiornate.
Il documento formale della Provincia interromperà, quindi, i giorni fissati per legge dalla procedura e consentirà a Mediapolis di predisporre le relazioni aggiuntive. Quanto prima Mediapolis sarà in grado di presentare la nuova documentazione, tanto potrà essere accelerato l'iter dei sessanta (ed ultimi) giorni previsti dalla procedura.
Altra questione, tornata alla ribalta più volte nelle ultime settimane, è quella dell'inchiesta pubblica. Regolata da una legge regionale per tutti i progetti presentati per essere valutati entro il 31 luglio scorso, prevede che Provincia, Regione e Comune di Albiano (sede dell'inchiesta pubblica) nominino un esperto ciascuno. Il presidente di questo gruppo di esperti dovrà poi promuovere una riunione ed, eventualmente, prevedere audizioni di rappresentanti del territorio. L'inchiesta pubblica, disposta da una delibera regionale di inizio agosto, non è ancora formalmente cominciata. Non sono stati neppure ancora nominati gli esperti dai vari enti. Da quanto si sa, ciò si deve al fatto che è difficile individuare funzionari di elevate competenze che non abbiano già, in qualche modo, avuto a che fare con il progetto Mediapolis in qualche momento del lunghissimo iter procedurale. Altre persone interpellate, inoltre, non avrebbero data la propria disponibilità a far parte della commissione di esperti. Per regolamento, l'inchiesta pubblica si deve concludere trenta giorni prima della fine della procedura di valutazione di impatto ambientale. Va sottolineato, comunque, che le memorie per l'inchiesta pubblica sono già state depositate e rese note a tutti i soggetti interessati.
In queste settimane, comunque, l'iter autorizzativo è andato avanti e ci sono state tantissime riunioni con i responsabili dei vari enti. Si è cominciato ad entrare nel merito e a sviscerare tutti i dettagli del progetto. Una curiosità: la delibera che istituisce l'inchiesta pubblica ne indicava lo svolgimento nel mese di settembre, ad Albiano. Siccome non sono stati ancora compiuti gli atti formali per la convocazione, c'è chi ha avuto il dubbio che l'inchiesta pubblica fosse stata regolata con il decreto legislativo 156, meglio noto come il ‘Codice dell'ambiente' che fissa i tempi in modo categorico: sessanta giorni dall'istituzione. E se, in quei sessanta giorni non dovesse accadere nulla, agli atti resterebbe solo una relazione. Ma, almeno in questo caso, i termini di legge sono chiari. E l'inchiesta pubblica si dovrebbe riunire.
Rita Cola