Levone, addio a don Leo

LEVONE. Addio, don Leo. Martedi pomeriggio il piccolo centro della Val Malone ha dato l'addio al 'suo" parroco, spentosi sabato nella Casa di riposo per religiosi di Pancalieri. A marzo avrebbe tagliato il traguardo dei cento anni, ma il prevosto, lo scorso 20 settembre, aveva fatto comunque in tempo a festeggiare i 77 anni di ordinazione sacerdotale.
Nato a Torino nel 1908, don Berrino arrivò a Levone nel febbraio del 1942. Erano gli anni durissimi della Seconda Guerra Mondiale e spesso, lo stesso don Leo, soleva ricordare che fu lui ad impartire l'ultima benedizione al partigiano Vassallo Demilsie, trucidato dai nazisti in un cortile del paese.
Durante la fase della ricostruzione, don Berrino dette il suo personale contributo occupandosi della casa parrocchiale che abbelli con uno straordinario giardino botanico. Non c'era gita in montagna che lui non tornasse a Levone con qualche pietra, con qualche roccia e piccole pianticelle che interrava e faceva crescere. Quel giardino, curato con amore esclusivo, era il suo personalissimo tesoro, tanto che quando lasciò Levone, nel settembre del 1984, per ritirarsi a Vallo, dove comunque esercitò ancora per qualche anno il mandato sacerdotale, chiese che fosse smontato pezzo su pezzo per essere ricostruito nella casa del diacono Valeriano che l'aveva accolto.
Nei 42 anni trascorsi a Levone don Leo impiegò parte del tempo libero per riordinare l'archivio parrocchiale. Sono note le sue ricerche sui nuclei familiari levonesi che si protraevano spesso a notte fonda per cercare di ricostruire complessi alberi genealogici. Il suo studio era una biblioteca in continua, persistente evoluzione, dove accanto ai libri trovavano collocazione riviste, giornali e ogni sorta di documento. Negli anni '70 don Berrino si scoperse anche cicerone per i ragazzi delle scuole periferiche torinesi che sotto le giunte Novelli trascorrevano a Levone delle 'settimane verdi". Lui li accompagnava sulle colline descrivendo le piante, i fiori, le rocce, e fu proprio in quelle occasioni che gli allievi degli istituti torinesi cominciarono a chiamarlo, affettuosamente, 'soltanto" don Leo.
Dopo il trasferimento in Va di Lanzo, don Berrino continuò a mantenere rapporti con Levone e i suoi abitanti ai quali telefonava, di tanto in tanto, cercando di mascherare la voce per non farsi riconoscere subito. L'ultimo periodo, a Pancalieri, lo ha vissuto serenamente ricevendo ancora visite dei suoi ex parrocchiani e anche del cardinale Severino Poletto che ha presieduto le esequie svoltesi nella chiesa di San Giacomo.
L'arcivescovo, nell'omelia, ha ricordato come don Berrino fosse il decano dei sacerdoti della diocesi, il più longevo, e come nonostante l'età riuscisse a mantenere uno spirito intatto e quel senso di autoironia che lo ha caratterizzato per tutta la vita. Toccanti anche le parole del sindaco, Maurizio Giacoletto, che non senza commozione ha ringraziato il prevosto per il tempo speso al servizio della piccola comunità. Per sua volontà, don Leo è stato tumulato nel cimitero di Vallo. (m.mi.)