In mostra la crudeltà della guerra

IVREA.Sala Santa Marta: ‘Gulu, Uganda', mostra fotografica di Mauro Fermariello. Si tratta di 66 immagini bellissime e terribili al tempo stesso. In una è ripresa la casa della famiglia Okot, con la tomba del padre ucciso dai soldati, della madre uccisa dai ribelli e del figlio ucciso dalla malaria. La didascalia informa che il Vescovo di Gulu ha portato tale foto al Consiglio di Sicurezza dell'Onu, dicendo «Questa è la storia di Gulu». Le immagini rappresentano non solo il risultato di una guerriglia durata più vent'anni, le cui ragioni si perdono tra i meandri della storia post-coloniale, ma anche un presagio e un'intenzione forte di speranza non tanto in un futuro migliore, quanto in un futuro, semplicemente.
Questo territorio nel Nord Uganda, dove la guerra ha creato una delle più gravi crisi umanitarie, conta il più alto numero di sieropositivi, destinato purtroppo ad aumentare. La mostra, promossa dall'associazione di volontariato Good Samaritan Onlus e dal Comune di Ivrea, intende portare all'attenzione del pubblico la situazione in cui si dibattono la popolazione e, soprattutto, quel milione di persone costrette nei ‘campi protetti'.
L'esposizione, ad ingresso libero, sarà visitabile fino al 26 ottobre. Tra gli ospiti intervenuti alla serata di presentazione, oltre a suor Fernanda Pellizzer, missionaria comboniana, responsabile di Comboni Samaritan of Gulu i cui progetti sono sostenuti dall'associazione Good Samaritan Onlus (nata nel 1999 su sollecitazione di suor Dorina Tadiello), l'assessore Gianni Prestandrea, il comico Giobbe Covatta, autore di un film sul Nord Uganda, Giuliana Tadiello, presidente dell'associazione Good Samaritan, la dottoressa eporediese Maresa Perenchio e il gruppo ‘Le voix qui dansent'. E' dal 1999 che, aderendo ai progetti del Comitato Collaborazione Medica, Maresa Perenchio si reca almeno due volte all'anno in Africa. Dopo esperienze in Kenya e in Sudan è stata la volta del Nord Uganda. «Generalmente mi occupo di riabilitazione, soprattutto quella nell'età evolutiva - ha spiegato -. L'ultimo progetto, invece, l'ho impostato sull'epilessia e, grazie anche a una donazione svizzera, ho portato con me un elettroencefalografo, da noi strumento normalissimo, rarissimo in Uganda, dove se ne trova solo uno a Kampala. Ho potuto cosi diagnosticare l'epilessia con un esame più accurato e, tra qualche mese, partirò per una seconda missione in modo da completare questo progetto». E ha aggiunto: «Non è solo importante fornire a quel Paese un sostegno economico, ma occorre soprattutto formare personale locale, valorizzando le risorse presenti per garantire professionalità negli interventi e competenze». (fr.fa.)