Camera ardente in Comune Bertot: «Glielo dovevamo»

RIVAROLO.Un sindaco di destra che trasforma la sala del consiglio comunale in camera ardente per ospitare uno degli ultimi, grandi combattenti della Resistenza. Qualcuno ha storto il naso. Altri hanno faticato (e faticano) a capire. Ma Fabrizio Bertot non si nasconde, anzi, spiega. «Al di là dei profondi e sinceri sentimenti di amicizia che provavo per Dante, sono tre anni, ormai, che lo volevo al mio fianco durante le celebrazioni del XXV Aprile - dice il primo cittadino -. Dante chiudeva sempre i suoi interventi con quel grido, 'Viva l'Italia!", che ogni volta mi scatenava un'emozione indescrivibile. In quel momento, in quell'istante preciso, mi sentivo orgoglioso di essere al suo fianco. La camera ardente in municipio? Il Comune di Rivarolo glielo doveva. Abbiamo chiesto l'autorizzazione ai figli e non ci è stata negata. E in occasione delle celebrazioni del IV Novembre, davanti al Monumento ai Caduti di tutte le Guerre, commemoreremo Dante in modo ufficiale. Del resto, Meaglia rappresenta la storia. Lui è stato l'ultimo dei combattenti 'veri". Lui, si, ha pagato sulla sua carne il prezzo della guerra».
E per una coincidenza, che adesso non appare nemmeno più tale, Meaglia è il primo dei rivarolesi le cui ceneri potranno riposare nella propria casa. La legge lo prevede da tempo, ma finchè un Comune non si dota di un regolamento ad hoc (la materia è particolarmente complessa), per i familiari del defunto non è possibile, neppure volendo, ritirare l'urna con ciò che resta delle spoglie mortali del proprio caro e portarsele a casa, come detto. Nei giorni scorsi, invece, la giunta Bertot ha deliberato in questo senso approvando il regolamento. La moglie di Meaglia, Mariantonietta, e i figli Gabriella e Rodolfo, dunque, potranno ritirare al Tempio crematorio di Torino l'urna con le ceneri che, secondo alcune indiscrezioni, potrebbero essere collocate nello studio tecnico del geometra. (m.mi.)