Dal teatro di Galucio al grande set
RIVAROLO. E' stata la fiction dell'anno, con uno share altissimo e i quasi nove milioni di spettatori incollati davanti alla tv. Tanto interesse per il film 'Maria Montessori. Una vita per i bambini" ha più di una chiave di lettura. Il personaggio raccontato, intanto, la grande pedagogista di Chiaravalle, inventore di un metodo educativo rivoluzionario, prima ed unica donna raffigurata su una banconota della Repubblica, le vecchie e care mille lire. La regia di Gianluca Maria Tavarelli, che ha portato sullo schermo la vita per certi versi eroica della prima donna in Italia a laurearsi in Medicina che scelse, invece di una facile e luminosa carriera, la strada più difficile: quella di dedicarsi completamente ai bambini, partendo da quelli svantaggiati.
L'interpretazione di Paola Cortellesi, l'attrice romana nota alle platee televisive più per i passaggi a 'Mai dire Grande Fratello" che per la ricca attività teatrale, qui alle prese con un ruolo drammatico che è riuscito a commuovere il pubblico. Forse non tutti sanno, però, che nel casting c'era anche un rivarolese. Ha una piccola parte, recita una sola battuta, viene inquadrato in primo piano per pochi secondi, ma è un passaggio che non si può non ricordare. Per l'accento, inconfondibile, da piemontese doc. E quel volto ottocentesco, incorniciato da una barba bianca, che sembra scolpito apposta per bucare lo schermo. Stiamo parlando di Carlo Lege, 72 anni, un personaggio, a suo modo, in città. A Rivarolo tutti lo conoscono per la lunga militanza nella 'Companija Canvzan-a", la formazione teatrale fondata da Carlo Gallo, ma anche per l'attività poetica che lo ha portato ad affermarsi in numerosi concorsi con le sue composizioni in piemontese, di cui è un autentico maestro. Certo, per chi non l'aveva notato prima, trovarselo in televisione, accanto alla Cortellesi, mentre plaude al discorso della Montessori girato all'Istituto di Scienze Naturali di Torino, è stata una sorpresa. Ma alle 'fatiche" del set, seppure in ruoli secondari, Lege è ormai avvezzo.
«Tutto è cominciato anni fa quando per caso lessi su un giornale che cercavano volti per le riprese del 'Cuore" di Comencini, quello con Dorelli nei panni del maestro Perboni e della De Sio nel ruolo della maestrina dalla penna rossa - spiega -. Perché no, mi dissi, e inviai una mia foto. Non mi rispose nessuno, ma la vita è imprevedibile e quando meno te lo aspetti, a distanza di anni, ecco una telefonata dalla Rai. Stavano per cominciare le riprese di una di quelle che chiamiamo soap opera, 'Cuori rubati". Risposi che mi avevano preso alla sprovvista, che non sapevo se ero adatto, ma la signorina incaricata di contattarmi mi convinse ad iscrivermi al collocamento. Le riprese erano al cimitero monumentale. Vestito da prete dovevo benedire una salma e dire alcune parole, ma in play back, visto che era previsto un doppiaggio. Di li in poi è stato un succedersi di partecipazioni. In 'Nemmeno il destino" ho fatto il professore delle educande mentre nel collegio va in scena il saggio di fine anno alla presenza delle benefattrici. Ne 'L'uomo sbagliato", con Beppe Fiorello, ero tra il pubblico che affollava il vecchio Tribunale in via Corte d'Appello. E poi ancora comparse in 'San Pietroburgo", ne 'Il furto della Gioconda" e cosi via. Ho un'agenda piena zeppa d'appuntamenti, per tutta l'estate. La mia foto è ormai inserita a computer ed è da li che pescano le agenzie. Per me è un divertimento. Ma la passione vera resta il teatro».
Con gli amici della 'Companija Canavzan-a" Carlo prova e riprova gli spettacoli del ricco repertorio di Galucio che vengono rappresentati ovunque. Ma anche l'attività poetica non si ferma mai. E, anche se meriterebbe un capitolo a parte per l'importanza dell'iniziativa, prosegue la collaborazione con le scuole nell'ambito del progetto portato avanti dall'Associazione Canavesana per i valori della Resistenza. Lege è uno dei 'testimoni" del suo tempo che ha il compito di raccontare ai ragazzi come sono andate le cose. Senza retorica. Li, non c'è bisogno di recitare. E non serve un copione. Tutto è impresso nella memoria. E non va perso, come può accadere anche per un buon film. Ma custodito.
Mauro Michelotti