«Danilo era in preda alle allucinazioni»

RIVAROLO. Cosa è successo venerdi sera nello studio medico del chirurgo Alberto Rostagno? Se lo chiedono a Rivarolo, dove la notizia della tragica scomparsa dell'insegnante e commercialista, Danilo Ossola, ha fatto subito il giro del paese. Se lo chiede tra la lacrime la moglie, Jane Wanza Mumo. Se lo chiede il magistrato Fabrizio Givri che ha aperto un'inchiesta per omicidio colposo. Se lo chiede anche Rostagno, che di Ossola era il cugino. Dalla sua casa di Agliè, il chirurgo-flebologo accetta di raccontare quello che doveva essere un intervento ambulatoriale di routine, eseguito decine di volte.
E' un uomo distrutto Alberto Rostagno, figlio di Domenico Rostagno, uno dei sindaci storici di Rivarolo. Prima che da medico, parla da uomo che ha visto morire sotto i suoi occhi un altro uomo. «Sono disperato, non riesco a spiegarmi cosa sia accaduto - dice -. Ho perso mio cugino, una persona cara, con la quale sono cresciuto».
Rostagno non riesce a togliersi dalla mente Danilo che in preda alle allucinazioni si alza dal lettino e comincia a correre per l'ambulatorio. «Gridava come un ossesso, diceva di vedere la Madonna, di essere in paradiso... Poi si è accasciato sul pavimento, ha avuto una crisi epilettica. Il polso era debole, allora ho cominciato a praticargli un massaggio cardiaco. Ma è stato tutto inutile. Danilo è morto sotto i miei occhi».
Alberto Rostagno tira un lungo sospiro, la voce incrinata dalla commozione: «Come medico non posso rimproverarmi nulla. Ho fatto tutto quello che c'era da fare».
Danilo Ossola era da sempre un suo paziente. Un mese fa gli aveva telefonato perchè voleva togliere quei due lipomi sotto l'ascella destra. Piccoli accumuli di grasso, che l'insegnante considerava antiestetici. «Gli ho detto che non era il caso, ma lui ha insistito - ricorda il chirurgo -. Allora, come suo medico di base, gli ho prescritto le analisi del sangue, un elettrocardiogramma, un ecografia e una radiografia ai polmoni. Tutto era nei parametri».
L'intervento era stato fissato alle 19 di venerdi sera, proprio per andare incontro alle esigenze di Ossola, insegnante e commercialista. «Prima di farlo stendere sul lettino gli ho chiesto se avesse assunto farmaci nelle ultime settimane - racconta Rostagno -. Lui mi ha assicurato che non aveva preso nulla». Poche gocce di anestetico e un primo taglietto. «Stavo asportando il primo lipometto, quando Danilo ha cominciato a scalciare. Gli ho chiesto se sentiva dolore, gli ho urlato di stare calmo. Ma Danilo sembrava essere da un'altra parte». Poi urla, frasi sconnesse come quelle relative alla madonna e al paradiso. «Aveva le allucinazioni».
Danilo è caduto dal lettino, sbattendo la testa sul pavimento. «Mi sono subito sincerato che non si fosse fatto male. Gli ho controllato il polso: regolare». Sono trascorsi pochi secondi, in cui Rostagno si è illuso che la situazione fosse rientrata nella normalità. «All'improvviso Danilo si è alzato in piedi, ha cominciato a correre per lo studio, saltando in piedi sulla mia scrivania... Mi sembrava tutto cosi irreale».
Ancora qualche secondo e Danilo Ossola è crollato a terra, in preda ad una forte crisi epilettica. Dalla bocca fuoriusciva bava e sangue (le contrazioni lo avevano portato a mordersi la lingua). «Quando la crisi è terminata, gli ho poggiato il dito sulla carotide: il battito era debole. A quel punto ho chiamato il 118 e ho cominciato le operazioni di rianimazione. Ma è stato tutto inutile: quando l'equipe medica è arrivata, il cuore di Danilo aveva già cessato di battere».
Alberto Rostagno si augura che la magistratura accerti al più presto le cause del decesso. «Non so cosa possa essere accaduto, le casistiche non parlano di reazioni del genere all'anestetico che gli ho somministrato. A mio parere non si è trattato di una crisi cardiaca, ma neurologica».
Rostagno si tormenta, ripercorre cento volte, nella sua mente, le fasi di quel piccolo intervento compiuto tante altre volte su decine di pazienti. «Forse Danilo, cosi fissato con la linea, ha preso dei farmaci senza dirmi nulla. Ecco, forse questa ipotesi potrebbe giustificare la reazione che ha avuto il suo organismo. Ma questo potrà accertarlo solo l'esame autoptico».
Vincenzo Iorio