‘Mattinata da utente' al reparto di Oculistica
IVREA. Funziona la sanità in Canavese? Ivrea conserva qualcosa di quell'isola felice che si chiamava Asl 40 e veniva citata, da più parti, come modello di efficienza, professionalità dei medici e attenzione verso le persone bisognose di cure e le loro particolari esigenze?
Quando si parla con chi la sanità la gestice parrebbe di si. Ma è soprattutto perchè i colloqui avvengono solo in occasione di inaugurazioni, dotazioni di nuovi macchinari, avvio di servizi. Sulla normale gestione di tutti i giorni, invece, si preferisce sorvolare: ai pazienti, abituati ormai al peggio, manca la forza di protestare; i medici si guardano bene dal denunciare carenze e difficoltà; i primari vivono su lontani, irraggiungibili pianeti. Ma basta vivere 'un giorno da utenti" per realizzare quale sia la realtà.
E lunedi 18 giugno, ad esempio, una mattinata al day hospital di Oculistica dell'ospedale di Ivrea permette di verificare come un servizio, considerato dai vari direttori generali come un 'fiore all'occhiello" dell'Asl 9, sia, in realtà, un 'fiore decisamente appassito". Dalle 8, fuori dalla porta del reparto, lunga coda di pazienti in attesa di sottoporsi a piccoli interventi della durata di qualche minuto. Ognuno di loro si è presentato in base all'ora segnata sull'impegnativa del medico. Il corridoio è gremito. Anziani, donne, giovani e meno giovani attendono. Il tempo passa, l'attesa si fa lunga.
Li chiamano 'pazienti" e loro, pazienti, aspettano. Ma anche la pazienza dei pazienti ha un limite cosi, col passare delle mezzore e poi delle ore, qualcuno comincia a dare segni di irritazione. Un padre 'osa" protestare per la mattinata di lavoro persa in attesa dell'intervento, di pochi minuti, della figlia. Il primario del dipartimento, il professor Bauchiero, s'affaccia, cerca di fornire al padre spiegazioni, gli suggerisce di andare a protestare alla direzione sanitaria. Quindi Bauchiero si rivolge alle persone ancora in attesa, chiede loro se c'è qualcuno che intende protestare. Nessuno apre bocca. Rassegnati, timorosi? Forse solo tristemente consci che la protesta non porterebbe a nulla.
Questo clima, in Oculistica, non è un'eccezione. Lo si apprende parlando con un medico in servizio: evidenzia coma la carenza di personale influisca negativamente sulla stessa qualità delle prestazioni e sottoponga gli utenti prima al disagio di lunghe attese per le visite, poi a ore e ore davanti alla porta della divisione per l'intervento. «Lavoriamo sempre sotto stress - dice il medico - costretti a volte a far fronte addirittura alla rabbia di certi utenti. Nei giorni scorsi uno ha spalancato la porta gridando che, se non fossimo intervenuti subito, avrebbe chiamato i carabinieri. Tutto questo è inconcepibile e ci impedisce di sfruttare al meglio le potenzialità che il nostro servizio possiede e vorrebbe offrire agli utenti».
Oculistica è utilizzata anche da molte persone che non risiedono nel territorio dell'Asl 9 ma provengono da zone limitrofe: Bassa Valle D'Aosta Vercellese, provincia di Torino. Le liste d'attesa, cosi, si allungano a dismisura. Chi vuole farsi visitare, e non si trova in una situazione d'urgenza, deve aspettare circa quattro mesi. Tutte le mattine l'ambulatorio di Oculistica si riempie all'inverosimile: interventi programmati, visite di routine e in più i casi inviati dal Pronto Soccorso.
Cosi, lunedi 18, chi era arrivato alle 8,30 entra in sala operatoria a mezzogiorno; quelli delle 9,30 devono aspettare fino alle 13. E succede che una giovane mamma con bimbo in carrozzella aspetti dalle otto alle 12 per farsi togliere pochi punti; succede che (quando il figlio affamato dà evidenti segni di disagio), lei si presenti alla porta della Divisione ponendo quasi un ultimatum; succede che il primario, anch'egli 'disperato", si presti subito ad effettuare il piccolo intervento. Succede tutto questo in una mattinata di 'ordinario disservizio" al reparto di Oculistica dell'ospedale di Ivrea. Mattinata che sarebbe stata sopportata meglio se qualcuno avesse pensato di spiegare i motivi di una cosi lunga attesa.
Poco più di un mese fa un'analoga situazione al Pronto Soccorso portò all'intervento dei poliziotti. Il fatto non ha insegnato nulla e si continua a non tener conto che anche gli utenti sono, il più delle volte, dei lavoratori.
Ha collaborato Giuliana Airoldi