Arrestato a Padova Carlo Fulchir

IVREA. Che ci fosse l'aria pesante, attorno al crack Finmek, si sapeva da tempo. Che, però, scattassero le manette, invece, è stata una sorpresa. Carlo Fulchir, 45 anni, di Buja, nei pressi di Udine, da giovedi mattina è rinchiuso nel carcere di Padova. L'accusa è associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta per distrazione. L'ordinanza di custodia cautelare è di 250 pagine.
In carcere, accusati dello stesso reato, ci sono anche la moglie di Carlo Fulchir, Doris Nicoloso, il fratello Loreto Fulchir, 52 anni, il commercialista Paolo Campagnolo, 43 anni, di Cittadella, ex numero due del gruppo Finmek, l'ex amministratore delegato di Finmek a partire dal 2002 Guido Sommella, 61 anni, di Roma. Le ordinanze di custodia cautelare sono state firmate dal Gip della Procura di Padova Cristina Cavaggion, su richiesta del pubblico ministero Paola De Franceschi. Questa mattina, lunedi, sono previsti gli interrogatori di garanzia.
Ancora irreperibili, invece, Guido Gemellaro, residente in Svizzera, Luigi Boschin, di Fagagna (Udine) e Vittorio Scialunga, di Jesolo. Iscritto nel registro degli indagati, siccome è stato presidente di Finmek nel periodo immediatamente precedente all'ammissione all'amministrazione straordinaria, anche Roberto Tronchetti Provera, fratello di Marco.
I numeri della maxi-inchiesta sono impressionanti: due anni di indagini svolte tra otto stati esteri, cento società coinvolte, undicimila istanze di creditori vagliate, settecento conti bancari setacciati e diciottomila ore di intercettazioni telefoniche. In aprile, la guardia di finanza aveva sequestrato beni per quindici milioni di euro.
Il crack Finmek ha messo sulla strada quasi seimila dipendenti in Italia. Secondo l'accusa, il gruppo, tra il 1999 ed il 2004 avrebbe messo in atto una serie di operazioni finanziarie dalle società del gruppo Finmek per circa centocinquanta milioni di euro attraverso acquisti di beni e servizi fittizi, compensazioni di partite debitorie e creditorie all'interno, precostituzione di accordi contrattuali finalizzati al pagamento preferenziale di creditori e concessioni di finanziamenti a società estere mai rimborsati. Tra il 1999 e il 2003, inoltre, sarebbero stati falsificati bilanci delle società del gruppo esponendo valori fittizi per oltre 650 milioni di euro mentre sarebbero stati trasferiti all'estero e reinvestiti proventi delle attività illecite pari a 17 milioni di euro.
A tutto questo va aggiunto che la Finmek aveva, nel 2001, emesso bond per un valore di quasi centocinquanta milioni di euro. Bond che, con le manovre societarie, sono diventati carta straccia.
In Canavese, Carlo Fulchir, era comparso nella seconda metà degli anni Novanta. Cominciò con una piccola acquisizione, per presentarsi, nel 1999, come il cavaliere bianco che, attravero la Ics, acquistò dal Tribunale il settore personal computer di Olivetti, fallito. Sulla carta, Fulchir aveva intenzione di creare un polo di eccellenza nel settore dell'elettronica e delle telecomunicazioni. I progetti, però, sono rimasti solo inchiostro stampato su piani industriali mai realizzati.
Pochi mesi dopo l'acquisizione della ex Olivetti computer, Fulchir comprò anche la ex Bull di Caluso.
Le aziende, come è noto, passarono attraverso una lunga serie di vicissitudini. Ancora oggi, sono centinaia i lavoratori in cassa integrazione. Uno spaccato delle attività Finmek e dei dubbi che già circolavano nelle aziende era stato tracciato in dettaglio anche in una puntata della trasmissione Report.
Per questo, le organizzazioni sindacali, commentando l'inchiesta di Padova puntualizzano come, fino ad ora, nel crack Finmek coloro che hanno pagato il prezzo maggiore sono i lavoratori. (ri.co.)