La commozione di un paese
CANDIA.E' un paese che piange Candia. Una comunità sconvolta che nel giro di due giorni ha perso un padre e suo figlio quattordicenne. E' un fiume di lagrime per la morte violenta di Salvatore Lomonaco, 52 anni, titolare dell'unica edicola del piccolo centro e del giovane Luca.
Due vite spezzate da un incidente stradale. Prima Salvatore, il padre, morto sul colpo dopo lo scontro tra la sua moto ‘Guzzi ed una ‘Mini Cooper'; dopo Luca, il figlio che era stato elitrasportato al San Giovanni Bosco di Torino in condizioni disperate. Le speranze di salvarlo erano poche. Ma i medici hanno tentato l'impossibile, sottoponendolo ad delicato intervento chirurgico durato tutta la notte. Ma alle 12,30 di sabato si sono dovuti arrendere decretando lo stato di morte cerebrale di Luca. La mamma, Filomena Ricci, 44 anni, infermiera all'ospedale di Ivrea, che è sempre rimasta al capezzale del figlio, forte come una roccia, ma con il cuore spezzato, ha acconsentito all'espianto degli organi. Il cuore di Luca continuerà cosi a battere in un'altra persona a cui il suo gesto generoso ha salvato la vita.
Per Salvatore e per Luca quello di giovedi avrebbe dovuto essere un pomeriggio felice. Salvatore era andato a prendere il figlio, classe terza alla media ‘Gozzano'di Caluso. Era in sella alla sua motocicletta, una ‘Guzzi' d'epoca. Una moto per appassionati e non per centauri amanti della velocità. Insieme erano andati a fare un giro verso Ivrea. Per Luca non c'è niente di più bello che salire in moto in compagnia del padre, da tutti considerato un guidatore attento e prudente. La tragedia li ha colti cosi, felici.
Invece oggi, nel giorno della festa della mamma, resta il dolore di una donna, circondata da una commozione e da un affetto enormi. Con Salvatore formavano una coppia affiatata e serena, conosciuti e benvoluti da una marea di persone, legatissimi all'adorato Luca, il loro unico figlio. Lo si è visto subito dal dolore seguito alla notizia della morte prima di Salvatore e poi di Luca.
«Siamo senza parole - dice Pietro Rinaldi, assessore di Candia e amico di famiglia - La morte di Salvatore ci aveva sconvolto, ma aveva trovato un po' di consolazione nella speranza di salvezza per Luca. Erano due persone fantastiche. Salvatore poi in questo periodo poi era particolarmente felice. Da poco infatti aveva trasferito la sua edicola-tabaccheria in un locale più spazioso, sempre in via Ivrea, nel centro del paese. Li lavorava tutto il giorno con l'aiuto della suocera, e a volte anche del figlio. Luca era bravo a fare le ricariche telefoniche. Era sempre allegro, sorridente. Un ragazzino con cui faceva piacere parlare».
Sia il padre che il figlio erano due sportivi: Salvatore da tanti anni frequentava la palestra di judo del maestro Antonio Di Pasquale, Luca era una promessa per l'atletica leggera. Aveva partecipato alle ultime due edizioni della ‘Stracascine' vincendole sempre.
E' tanto l'affetto della comunità che bisogna mettersi in fila per parlare con il fratello di Salvatore, Michelangelo. Sono numerose le persone che hanno saputo della tragedia e che vogliono stringersi intorno alla famiglia, offrendo un sostegno concreto. Michelangelo li accoglie con la moglie sull'uscio di casa sua che è attigua a quella del fratello, in via Cavour.
«Salvatore era cosi orgoglioso della sua attività. Adorava quel figlioletto cosi premuroso e buono - racconta Michelangelo - Avere un'attività in proprio era stato il suo obiettivo. Aveva lavorato a lungo come operaio, poi, con tanti sacrifici, era riuscito a rilevare l'edicola tabaccheria. Ed era sempre li, disponile con tutti. Allegro. L'unica sua passione erano le moto. Quelle d'epoca. Appena riusciva a staccare un momento dal lavoro saliva in sella alla sua ‘Guzzi per fare un giro. Ma non amava la velocità».
E Luca? «Cosa posso dire. Era un ragazzino d'oro. Noi tutti si viveva per lui. Ora non so proprio come faremo». E piegati da un dolore che non avrebbero mai voluto provare sono anche i compagni di scuola di Luca, gli insegnanti. La preside Marzia Niccoli è soffocata dalle lagrime. Il professor Tubita trova il coraggio di parlare: «Tutti i ragazzi della scuola hanno pregato per lui affinchè si salvasse. Era un ragazzo amato da tutti, un bravo studente. Con me aveva frequentato il corso di educazione stradale per poi conseguire il patentino per il ciclomotore. Anche lui amava le moto. Come il padre». (l.m.)