Il sindaco di Cogne: ‘Resta l'amarezza'
COGNE. «Prendo atto della sentenza dei giudici sul dramma del piccolo Samuele e della sua mamma Annamaria Franzoni. Restano ora in tutti noi grande dolore e amarezza». Cosi, il giorno dopo la sentenza d'appello del tribunale di Torino, il sindaco di Cogne, Bruno Zanivan.
Di certo, la conferma di colpevolezza della Franzoni per la morte del suo bambino è stata accolta dagli abitanti di questo piccolo centro turistico di alta valle, che conta mille 500 anime, come un sollievo, anche per le accuse, dimostratesi poi infondate, sollevate dalla stessa Franzoni, nei confronti di vicini della casa di Cogne. Per molti, per la verità, è stato più di un semplice sollievo. Soprattutto per i vicini di casa della Franzoni che ora partono al contrattacco, decisi a 'vendicare" il fango e i sospetti gettato su di loro dalla famiglia Lorenzi. Gli abitanti di Cogne, insomma, o almeno quelli tirati dentro il dramma del piccolo Samuele, con accuse e sospetti infamanti, sarebbero ora intenzionati a fare causa ad Anna Maria Franzoni.
«Di certo da noi non ci sono mai stati orchi o streghe di cui avere paura - ribatte con fermezza il primo cittadino -; una vicenda, questa, che avrebbe potuto essere decisamente meno spettacolarizzata, soprattutto senza chiamare in causa anche persone che di fatto non c'entravano proprio nulla con la morte del bambino», conclude il sindaco Zanivan, anch'egli provato, come tanti suoi cittadini, dalla vicenda.
Sulla nuova sentenza per il delitto di Cogne, il parroco del paese, don Conrad Bagnod, da noi raggiunto telefonicamente, ha preferito non pronunciarsi, limitandosi a un secco: «La saluto e la ringrazio molto del suo interessamento». In questi giorni, come in tanti altri momenti, un pensiero e una preghiera al piccolo Samuele e al dramma delle sua mamma, Annamaria, li avrà di sicuro rivolti.
Luigi Varese