Addio Rivarolo, la Eaton a Torino

RIVAROLO. Rivarolo, addio. Entro agosto anche i 120 impiegati del quartiere generale della Eaton lasceranno lo stablimento di Pasquaro. La multinazionale si sposta (si ricollocherà a Torino, in un'area attorno al Politecnico) e adesso ci si interroga sul futuro dello storico stabilimento. L'annuncio ufficiale è stato dato un paio di giorni prima delle festività di Pasqua. L'azienda ha chiamato ad un tavolo i rappresentanti di fabbrica dei lavoratori ed ha comunicato il trasferimento. Un minuto dopo, il numero uno della Eaton in Europa, Joao Faria, ha parlato ai lavoratori.
L'head quarter, secondo le dichiarazioni dell'azienda, si sposta per raggiungere una maggiore efficienza ed avviare sinergie con il Politecnico di Torino. Ma è già polemica, feroce. Intanto c'è chi non dimentica quanto accaduto lo scorso anno. Proprio pochi giorni prima di Pasqua era cominciata una vertenza durissima, durata cento giorni ai cancelli. E, proprio al presidio permanente, si era consumata la frattura tra i lavoratori addetti al processo produttivo (quello chiuso a Rivarolo) e quelli dell'head quarter, che ogni mattina sfilavano davanti ai picchetti per poter entrare al lavoro.
A distanza di un anno, anche l'head quarter lascia via Bicocca per Torino. Le segreterie del sindacato hanno rilanciato la richiesta di un incontro in tempi rapidi per la verifica dell'accordo firmato un anno fa, che, sulla carta, confermava la centralià dello stabilimento di Rivarolo. Alberto Mancino, segretario Uilm, è perplesso: «Un trasferimento è meglio di una riduzione di organico, ma dobbiamo parlare». Donato Spinazzola, Fim, aggiunge: «I trasferimenti non sono mai indolore e c'è un problema del rispetto degli accordi» e Vito Bianchino precisa: «I lavoratori temono di aprirsi. Bisogna avviare un dialogo». Fabrizio Bellino, Fiom, rilancia: «Noi è da tempo che diciamo che esiste questa possibilità. Abbiamo sempre sostenuto che l'head quarter a Rivarolo da solo, senza settore produttivo intorno, non avrebbe retto. E poi - aggiunge sferzante - abbiamo già visto, da parte di questa multinazionale, sottoscrivere accordi che poi non sono rispettati».
Il clima è pesante. A Bosconero, dove sempre entro l'estate saranno trasferiti i lavoratori del settore produttivo in un nuovo capannone, venerdi è stato sottoscritto un accordo tra Rsu e azienda sulla contrattazione economica di secondo livello: 850 euro l'anno, e un'ulteriore quota legata all'efficienza (circa 600 euro), lieve aumento dei gettoni del sabato, anche a fronte di un cambiamento di orario (si torna ai due turni). L'accordo è stato firmato solo da Fim e Uilm. Il referendum tra i lavoratori, con voto segreto, ha visto l'approvazione del documento con 177 si e 80 no.
Ed è inviperito anche il sindaco, Fabrizio Bertot, che mal digerisce l'operazione (conveniente, fin che si vuole, ma che finirà per impoverire ulteriormente un territorio già in sofferenza). «E' con profondo rammarico che prendo atto del segnale in corso della rottura di ogni rapporto tra la Eaton e la città di Rivarolo - dice -. Del resto Eaton è proprietaria del sito e può farne ciò che vuole, fermo restando che se verrà venduto o riutilizzato dovrà comunque rimanere produttivo. C'è uno scollamento e spiace che 'complici" di questa operazione siano quei partners istituzionali (Provincia e Regione) che meno di un anno fa sottoscrissero un accordo in cui si diceva che il quartier generale dell'azienda avrebbe dovuto rimanere qui. Con queste premesse, cresce anche la preoccupazione per i 70 lavoratori che devono ancora rientrare. Cosi com'è saltato l'impegno rispetto al quartier generale, la multinazionale potrebbe sentirsi legittimata a non riconoscere altri aspetti dell'accordo». «E' vero, non siamo in presenza di una situazione tipo la Salp, ovvero un'azienda che chiude e lascia a casa definitivamente i dipendenti - aggiunge Bertot -, ma depauperare il Canavese a favore del capoluogo non è certo una mossa geniale per la Provincia di Torino e la Regione Piemonte. Chi ha venduto l'area alla Eaton, finanziata con soldi pubblici, è la Tne, ovvero la Torino Nuova Economia, una società costituita proprio dal comune di Torino, dalla Provincia e dalla Regione, nata per ricollocare aree dismesse della Fiat. La Tne, in sostanza, vende i terreni per permettere lo spostamento del quartier generale della Eaton nel capoluogo dopo che i 'soci" Provincia e Regione avevano sottoscritto l'accordo perché lo stesso quartier generale della multinazionale restasse a Rivarolo. Cosa deve pensare il sindaco di una città che vede istituzioni pubbliche contraddire palesemente accordi che loro stesse avevano sottoscritto? Intanto, posso ribadire un concetto già espresso: il sito Eaton di Pasquaro è inserito in un'area dove stanno nascendo anche altre industrie ad alta tecnologia. Era e resterà produttivo: gli uffici rimarranno uffici e i capannoni resteranno capannoni. Chiunque arrivi lo sappia». (Ha collaborato Mauro Michelotti)