Quando il volontariato diventa Protezione Civile
IVREA.'Organizzazione, attività, impiego e qualificazione giuridica del volontariato della Protezione Civile" è il titolo di una conferenza tenuta da Italo Rebesco, già vicecomandante della Polizia Municipale, presso la sede in via Jervis del Nucleo di Protezione Civile dell'Anps (Associazione Nazionale Polizia di Stato). Un tema importante, dal momento che i dati del Dipartimento di PC hanno segnalato la presenza, in Italia, di circa 2500 organizzazioni di volontariato per un totale di 1.300.000 volontari, di cui circa 60.000 pronti all'intervento nell'arco di pochi minuti e circa 30.000 nell'arco di qualche ora.
«Tali numeri - ha spiegato Rebesco - evidenziano l'importanza di una attenta normativa e di una formazione accurata che li mettano in condizione di esprimersi al meglio a tutto vantaggio della collettività. L'attività della protezione civile s'incentra su tre cardini fondamentali: la previsione, la prevenzione, il soccorso. Fra questi, i primi due sono intimamente legati: prevedere il rischio, infatti, equivale ad evitarlo o, almeno, a contenerlo; il soccorso è l'ultimo stadio e troppe volte si è rende necessario in quanto non vengono applicati gli altri due».
«La qualità di incaricato di un pubblico servizio - ha continuato Rebesco - pone l'operatore della protezione civile in una posizione di tutela privilegiata, ma anche di particolare responsabilità penale. Occorre quindi che tale responsabile comunale abbia partecipato, se non addirittura redatto il piano Comunale di PC, ed abbia una conoscenza di tutti i dati rigurdanti il territorio: un soccorso efficiente presuppone infatti la più vasta conoscenza del territorio. Ciò vale anche nel caso di avvenimenti sportivi o di altro genere».
«In materia siamo avanti a tanti Paesi europei, - ha sottolineato ancora- ma molti punti restano ancora da chiarire, anche in ordine alle competenze nelle diverse situazioni. Sarebbe pertanto necessario che venisse elaborato un Testo Unico di Protezone Civile, che ci fosse una maggior partecipazione dell'autorità comunale, la quale molte volte ignora leggi e regolamenti che nell'emergenza dovrebbe applicare. Altrettanto necessario sarebbe che il legislatore affrontasse il problema della qualifica giuridica della protezione civile». (fr.fa.)