Novelli: «Coerenza e dignità Ecco la lezione del mio Pci»


Non doveva essere - e non è stato - un amarcord, il rimpianto e la nostalgia essendo stati banditi già dalle prime battute. Eppure, l'incontro con Diego Novelli, sabato scorso, alla Mostra dell'Editoria Canavesana, da quest'anno traslocata nel più accogliente e 'libero" e rockettaro Palatenda di Tavagnasco, ha vissuto non pochi momenti di emozione (e commozione).
'Interrogato" da Dirce Levi, direttore del nostro giornale, e da Fiorenzo Grijuela, sindaco di Ivrea, Novelli è venuto a Tavagnasco a presentare il suo ultimo libro, 'Com'era bello il mio Pci" (Melampo Editore, Milano, 2007, pagg. 156, 10 euro). L'ampia area-dibattito 'Cavallaria" era praticamente gremita di ascoltatori: un pubblico adulto (pochissimi - anzi, del tutto assenti - i giovani), un pubblico anche in parte 'nostalgico", a dispetto della premessa, formato non solo di ex comunisti, e in cuor suo grato al mitico sindaco di Torino per aver rispolverato e 'rivoltato" (ma con mani delicate e sapienti, da sarto d'un tempo), cosi rinverdendoli, i ricordi, l'età che fu e la forza e la passione di quello che era cantato, nelle varie manifestazioni di piazza, come 'il grande partito comunista di Gramsci, Togliatti, Longo e Berlinguer".
Ed è proprio la passione politica a muovere la prima domanda di Dirce Levi, che ricorda come Novelli fu sindaco «quando governare una città non era un mero atto amministrativo, ma azione di governo vero, di lotta e di costruzione del futuro». E Novelli risponde, spiegando come è nato il libro, quasi 'un'imposizione" dell'amico Nando Dalla Chiesa per la sua neonata casa editrice. E si infervora subito, l'ex sindaco comunista di Torino, e sembra quasi godere, ricostruendo il volto e la bellezza del suo Pci di allora, di cui presto - incombevano i maledetti anni Ottanta - si sentirà 'vedovo" (metafora subito sostituita con 'orfano", dopo le immediate proteste della moglie).
Ed ecco l'affresco, quanto mai colorato e spiritoso, che viene fuori della vita di sezione, ai tempi del vecchio Pci: la sezione di partito come luogo non solo di dibattito, di confronto delle idee, di scelta di linea politica, ma che sapeva anche trasformarsi, all'occorrenza, e cioè una volta all'anno, per la Festa de l'Unità, in una fornita e improvvisata cucina (e qui Novelli ha ricordato, divertito, gli 'agnolotti pianificati", arrischiata burla ai piani quinquennali dell'ex Urss), o come luogo di crescita culturale («Fu nella mia sezione che ho scoperto e studiato la Divina Commedia»). «Perchè - precisa - ci veniva sempre ricordato che l'istruzione è un dovere, l'ignoranza è facoltativa». Da cui quel triplo 'Istruirsi, istruirsi, istruirsi" di gramsciana memoria: «Ecco cosa mi ha insegnato il mio Pci», ha quindi sottolineato, con tono di manifesto orgoglio, Diego Novelli.
Ancora sulla passione dei grandi dirigenti comunisti, su quello che Grijuela ha definito 'il sentimento della politica", Novelli ha ricordato Giancarlo Pajetta, «che, parlando di politica, amava parlare di utopia e scienza, di ragionamento e di fantasia».
Era un partito, il vecchio Pci, e un tempo, quello del vecchio Pci, che richiedevano impegno, coerenza, dignità. «Tutto quello - ha urlato, a questo punto, Novelli - che oggi manca. Oggi che la politica è solo protagonismo, personalismo, tutto uno show, un infinito reality, la politica e le Lecciso aggrovigliate». E qui una 'stoccata" per la moglie di Bertinotti: «Lella che va ai party con Cecchi Gori è l'immagine di cosa è diventata la politica, oggi: politica e paciucco. Nient'altro».
Ingenerosi anche alcuni insistiti 'affondi" su Fassino e Veltroni, presentati come dei comunisti pentiti, o su un 'giovanilismo" in politica, troppo di moda, ieri come oggi, che a lui non piace: «Io amo i giovani veri, quelli di Libera, del Gruppo Abele, dell'Arci, che urlano 'Questo mondo cosi non ci piace". E hanno ragione: è un mondo di assetati e di affamati e di oppressi, dove solo un terzo della popolazione mangia e beve e consuma ed è libero».
Quindi, l'appello finale a quanti hanno conservato coerenza e dignità: «Combattete, ovunque voi siate, Ds o rifondaioli o comunisti italiani o giovani cattolici. Combattete, e come me urlate, perchè vincano sempre la coerenza e la dignità».

Pino Bellocco