Mediapolis, arriva una nuova memoria

IVREA. Mediapolis ultimo atto. I rilievi evidenziati da Paola Molina, responsabile del servizio di Valutazione di Impatto Ambientale, oggetto di una nuova memoria presentata dagli avvocati delle associazioni ambientaliste. Che sottolineano: «Le criticità ambientali che si possono leggere nella determina del dirigente provinciale sono del tutto simili a quelle già da noi sollevate da tempo».
E proseguono: «Anche le direzioni Territorio Rurale e Tutela Ambientale fanno notare la mancanza di convincenti motivazioni per giustificare la scelta del sito di Albiano, suggerendo di verificare la possibilità di utilizzo di siti dismessi». E tutto in vista dell'udienza di domani, martedi 3 aprile a Roma, davanti ai giudici del Consiglio di Stato.
Oggetto del contendere: l'approvazione della variante del Piano regolatore generale di Albiano d'Ivrea da parte della Regione che, di fatto, dà il via libera all'insediamento voluto da Mediapolis, un parco tecnologico dei divertimenti e trentamila metri quadrati di centri commerciali. Era il 26 giugno di quattro anni fa.
Il dibattito sul maxiprogetto presentato da Mediapolis, proposta forte del Patto territoriale del Canavese, era già molto acceso. La stessa commissione urbanistica regionale aveva espresso un parere negativo che, seppure solo a carattere consultivo, aveva dato forza ai dubbi già espressi in varie sedi dalle associazioni ambientaliste. La Regione Piemonte (assessore all'Urbanistica era l'Udc Franco Maria Botta) aveva accettato la variante del Piano regolatore di Albiano e, tre mesi e mezzo dopo, Fai, Italia Nostra, Legambiente, Pro Natura e Wwf avevano deciso di presentare ricordo al Tar. La sentenza era arrivata il 28 giugno 2005: respinto il ricorso degli ambientalisti. Ma il dibattito sul territorio, intanto, andava avanti lo stesso e con toni sempre più duri.
Il presidente della Provincia Antonio Saitta aveva persino minacciato di dimettersi se la maggioranza non si fosse ricompattata su Mediapolis dopo dieci ore di interventi in un consiglio provinciale aperto che aveva evidenziato una serie di contraddizioni tra le forze politiche tanto che, alla fine, per evitare la caduta della giunta, anche i capigruppo di Rifondazione, Comunisti Italiani e Verdi avevano votato il proprio sostegno all'operato di Palazzo Cisterna.
E se Sergio Porcellini, amministratore delegato di Mediapolis, ha sempre minimizzato gli ostacoli di natura burocratica, comprese le osservazioni legate alla procedura che chiede di sottoporre l'intero progetto alla Valutazione di Impatto Ambientale, Fai, Italia Nostra, Wwf, Legambiente e Pro Natura hanno deciso di giocare fino in fondo la partita, ricorrendo al Consiglio di Stato. «Dopo lunghi anni di difficili contrapposizioni - spiegano - siamo consapevoli che la sentenza del Consiglio di Stato rappresenta un passaggio cruciale e forse definitivo per la sorte di Millennium Park, ma siamo convinti che le nostre ragioni mettano in risalto rischi, dubbi e incertezze che le istituzioni non possono più ignorare senza assumersene piena e consapevole responsabilità verso il futuro di questo territorio».
Da parte sua, l'ad Sergio Porcellini aspetta che i giudici del Consiglio di Stato emettano la sentenza. Un'attesa che potrebbe durare anche diverse settimane. La società, inoltre, dopo le prescrizioni contenute nella determina del servizio di Valutazione di Impatto Ambientale non ha ancora presentato la documentazione richiesta.