«Basta con le aperture domenicali»

IVREA. La lettera scritta due mesi fa ai sindaci canavesani, per chiedere sanzioni adeguate alla pubblicità ingannevole da parte della grande distribuzione, era solo un assaggio della campagna che la Confesercenti intende mettere in campo. Questa volta nel mirino dell'associazione di categoria finiscono amche le amministrazioni comunali, provinciali e regionali e quella che viene definita «la loro sudditanza rispetto ai centri commerciali e ai loro interessi».
Il primo obiettivo è la modifica della normativa sui ‘Comuni a prevalente economica turistica', che consente ai centri commerciali di restare aperti anche la domenica. Di questo titolo, in Canavese, possono già fregiarsi Pavone, Castellamonte e Cuorgnè, mentre Ivrea, Rivarolo e Burolo hanno da poco presentato richiesta. «Guarda caso si tratta di Comuni che hanno all'interno dei propri confini centri commerciali - spiega Tonino Carta, segretario provinciale della Confesercenti - Mi spiace dirlo, ma in molti casi questa del Comune turistico è diventata una barzelletta, una presa in giro per i turisti».
Carta se la prende in particolare con l'amministrazione di Pavone. «Nulla da eccepire sulla bellezza del castello, ma mi spiegate cosa ha di turistico l'area del Bennet vicino all'autostrada? Niente. L'unico a guadagnarci è il centro commerciale». Carta intende chiedere alla Regione di modificare la normativa sui Comuni turistici - integrandola con requisiti più rigidi - e solleciterà la Provincia ad un rigoroso controllo sulle richieste avanzate dai consigli comunali. Nella proposta si chiederà di rendere obbligatorio la possibilità di apertura domenicale solo in alcune zone della città, quelle veramente a vocazione turistica, come avviene già da tempo a Venaria, dove l'apertura domenicale è consentita solo nelle vie di accesso alla storica Reggia.
«Burolo vuole diventare Comune turistico, Cuorgnè anche, mentre paradossalmente Torino non lo è ancora - aggiunge Valter Giachino, vicepresidente di Confesercenti - Ma allora si dica chiaramente che questi amministratori vogliono spezzare definitivamente le gambe ai piccoli e medi commercianti. Per ogni assunto nei centri commerciali si perdono dai sei agli otto posti di lavoro nei negozi». «Quello che chiediamo ai sindaci della nostra zona - conclude Giachino - è di tutelare la ricchezza rappresentata dai commercianti. Una via con tanti negozi aperti è più viva, più sicura. Senza negozi la città muore».
Giuseppe Spallacci, funzionario dell'associazione di categoria, ricorda come anche i piccoli commercianti delle vallate stiano scomparendo a causa della grande distribuzione. «Fino a qualche anno i loro negozi erano aperti anche la domenica - spiega - aspettavano i turisti del fine settimana. Adesso, invece, tutti vanno nei centri commerciali».
Dalla Confesercenti arrivano anche proposte concrete: i centri commerciali naturali. «Pensiamo al modello di via Garibaldi a Torino, dove l'ampia offerta commerciale e l'arredo urbano rendono quella zona un centro commerciale all'aperto. Possiamo ripetere questa esperienza in molte città, ma è scontato che abbiamo bisogno dell'aiuto delle amministrazioni».