«Il mio cruccio lungo vent'anni»
VESTIGNE'. Liliana Lantero ha settant'anni e una pena grande nel cuore. Parla dal soggiorno della sua casa in frazione Tina. Rigira fra le mani più di vent'anni di carte bollate. Racconta una complicatissima storia lunga quattro lustri, passata attraverso giudici, sentenze, avvocati, curatori fallimentari, consulenti. Molti atti, per la giustizia, sono casi chiusi, ma non per l'animo di questa donna.
Perchè se, come le è stato più volte detto, la sua è una storia come tante altre, è anche vero che ogni persona vive nella propria interiorità le esperienze che ci circondano. E ognuno, più o meno in modo drammatico, ne trae la propria filosofia di vita. In questo senso, Liliana Lantero non riesce a capire come si sia trovata, suo malgrado, in mezzo a una vicenda con risvolti giudiziari più grandi di lei.
Ma perchè raccontare la sua storia? «So che da un punto di vista legale non c'è nulla da fare - dice - ma è per me. Perchè vorrei che a nessuno accadesse quello che è mi è successo». Già, ma cosa? Liliana Lantero vive a Tina, nella casa che fu dei suoi genitori. Non si è mai sposata, non ha figli. E' sempre stata con i genitori, assistendo la madre quando la salute l'ha abbandonata e non si è neppure tirata indietro quando una morte improvvisa segnò la sua famiglia.
Oggi, di tutti i beni che sono stati dei suoi genitori e che la donna ha ereditato insieme con il fratello, a Liliana Lantero è rimasta soltanto la casa di Tina e mezzo cortile.
Lo ha stabilito una sentenza del tribunale civile di Ivrea dieci anni fa che opponeva Liliana Lantero alla curatela fallimentare che si occupava dei beni del fratello.
Le proprietà dei due fratelli erano state ereditate insieme, senza definire le cose di uno e dell'altro. La curatela fallimentare aveva quindi promosso una causa per sciogliere la comunione di quei beni. Di fronte alla casa di Liliana, il rustico che fu dei genitori e mezzo cortile, è andato all'asta e ha un nuovo proprietario. In una parte del rustico c'era, come usava una volta, il bagno, ora passato ad altra proprietà. «Anche il tombino dell'acqua di scolo - racconta la donna - è dall'altra parte del cortile, separato da un muretto. Quanto al bagno, ho dovuto adeguarmi ad una soluzione provvisoria. Anche la casa, in tutti questi anni, avrebbe avuto bisogno di ben altra manutenzione».
Liliana dice come avrebbe voluto conservare i beni dei genitori, risparmiati con il lavoro di una vita. «Mi ero offerta, anni fa, di acquistare i beni dal fallimento. Consegnai tutta una serie di documentazione al notaio, ma poi non se ne fece nulla. Io - aggiunge - ci tenevo a preservare la memoria dei miei genitori. Tra l'altro, per anni non ho mai saputo che i beni rientrassero in una procedura fallimentare». L'amarezza di Liliana Lantero è tanta quando racconta i mille episodi che hanno reso sempre più ingarbugliata una situazione già non facile da capire.
Qualche mese fa ha sottoscritto un esposto alla Procura. Sa che è stato assegnato al sostituto procuratore Francesco Pelosi e, un paio di settimane fa, ha presentato una domanda scritta per poter parlare direttamente con il magistrato: «Vorrei che mi aiutasse a capire tante cose che sono accadute e non so il motivo». (ri.co.)