A ruba i fagioli grassi distribuiti in piazza
VALPERGA.Niente sfilata di carri allegorici con protagonisti principali il 'Pejlarmit e la Bela Chinota" quest'anno a Valperga. «Abbiamo optato per organizzare il Carnevale ad anni alterni, per riuscire a gestire le spese della manifestazione - confida l'infaticabile presidente della Pro Loco Valperga-Belmonte, Gianni Bernardi -. I contributi sono sempre uguali e, per contro, aumentano le spese per i carri nonchè i diritti Siae».
Comunque, non è mancato l'atteso appuntamento con il piatto per antonomasia del periodo più ‘pazzo' dell'anno, vale a dire i fagioli grassi, gustosa e succulenta specialità che a Valperga viene ancora preparata secondo un'antica ricetta, che prevede la cottura in apposite pignatte rigorosamente in terracotta in un forno a legna settecentesco ubicato all'imbocco di via Martiri della Libertà. I fagioli, tradizionalmente distribuiti alla popolazione nella mattinata della domenica di Carnevale in piazza Pastore, vengono infornati alle otto di sera del sabato, intorno alla mezzanotte si controlla il livello dell'acqua, quindi, si reinseriscono nel forno fino alle nove del mattino successivo. Il tutto ad una temperatura che oscilla tra i 400 ed i 600 gradi. Una vera e propria ghiottoneria che, domenica mattina, come d'abitudine, ha visto parecchia gente mettersi pazientemente in fila, nonostante una fastidiosa pioggerellina, 'armati" di pentole a pressione e contenitori vari per non lasciarsi sfuggire questa leccornia preparata con la solita cura dai volontari della Pro Loco.
Ed anche quest'anno a ‘parlare' sono le cifre. Centocinquanta le pignatte preparate tra quelle ritirate dai privati sabato mattina e quelle distribuite in piazza Pastore domenica, per un totale di circa mille 300 cotiche del peso complessivo di 160 chilogrammi, ‘accompagnate' da 150 chili di fagioli, 50 di patate, 20 di cipolle il tutto aromatizzato con rosmarino, salvia e lauro. Una vera delizia per il palato, imperdibile per gli amanti dei sapori della cucina genuina di un tempo che non è più. (c.c.)