Cafasso lascia l'associazione degli aranceri
IVREA.Paolo Cafasso ha rassegnato le dimissioni da presidente dell'Associazione Squadre Aranceri dello Storico Carnevale di Ivrea. «E' una decisione irrevocabile - spiega lo stesso Cafasso, in carica dal 2002 -, sofferta, e maturata dopo un'attenta riflessione. Negli ultimi tempi il Consorzio organizzatore si è comportato scorrettamente nei nostri confronti. A questo punto, non serve più a nulla che io rimanga alla guida di questa associazione e mi metto da parte con la speranza che questa mia decisione possa almeno servire per scuotere una situazione che, con il passare del tempo, potrebbe rivelarsi sempre più dannosa per il Carnevale. Sono comunque convinto della validità dell'associazione stessa, ma urge un cambiamento nei rapporti con il Consorzio. La mia disponibilità a collaborare sarà comunque sempre totale».
Immediate le reazioni alle dimissioni di Cafasso. Augusto Chasseur (Scacchi) dice: «Al momento divento io il presidente in quanto ero il vice di Cafasso. Non sono d'accordo sulle dimissioni. In questo modo significa alzare bandiera bianca e non serve proprio a nulla. Dalla sua costituzione, l'associazione delle squadre di aranceri a piedi ha fatto molte cose buone, non bisogna dimenticarlo. Noi abbiamo un potere contrattuale enorme e dobbiamo senza dubbio farci valere di più, ma non è dimettendosi che si risolvono le cose. Non esistono particolari contrasti con il Consorzio - conclude Chasseur -. Il problema principale è sempre relativo alle classifiche della battaglia delle arance, questione che anche quest'anno non ha trovato una soluzione».
Gianmario Pilo (Tuchini): «Mi spiache che Cafasso abbia lasciato la presidenza - dice-, ha lavorato bene. I Tuchini si muoveranno perchè l'associazione aranceri abbia più potere decisionale, anche se per ottenere questo obiettivo è necessario lavorarre tutti insieme». Giancarlo Maffeo (presidente degli Arduini): «Anch'io sono convinto che l'associazione aranceri, cosi com'è, non serve a nulla. Anche gli Arduini vogliono mettersi da parte e abbandonare l'associazione». (ma.be.)