Compagna o carcere? Lui sceglie il secondo
IVREA.Di restare a casa con la sua compagna non ne poteva davvero più. Litigi, piccoli screzi, continui battibecchi. Cosi Giovanni Merola, che in quell'appartamento del centro storico di Ivrea ci stava agli arresti domiciliari, ha pensato bene di evadere. Ha chiamato i carabinieri: «Io esco di casa, voi mi arrestate e mi portate in carcere». Venerdi mattina Giovanni Merola, 39 anni, difeso dall'avvocato Franco Ecclesia, è comparso davanti al giudice del tribunale. Il pm ha chiesto per lui una condanna a 7 mesi di reclusione; il giudice gli ne ha dati solo quattro. I fatti che gli venivano contestati risalgono alla sera del 15 maggio di due anni fa. E' lo stesso Merola a chiamare i carabinieri. Lui, a lavorare, ci ha provato in tutti i modi. Ha chiesto anche al giudice di Sorveglianza un permesso di lavoro, ma il magistrato glielo ha negato. Al 112 quella sera Merola urla disperato di non farcela più. I carabinieri prelevano Merola dall'appartamento e lo portano in caserma. Cercano di convincerlo a non fare ulteriori errori, gli spiegano che allontanarsi dagli arresti domiciliari è un reato. Ma Merola, come hanno testimoniato in aula i carabinieri, non vuole sentire ragioni. E quando lo riaccompagnano a casa avverte: «Aspettatemi qui due minuti. Salgo su, prendo il borsone con le mie cose ed evado. In questo modo sarete costretti ad arrestarmi e portarmi in carcere». Detto fatto. (vi.io.)