Perchè no una ‘Merchant Bank' per il Canavese?

S to seguendo, un po' a distanza, il dibattito che si sta sviluppando intorno al cosiddetto "Piano Strategico dell'Amministrazione Provinciale", quale momento integrativo degli Stati Generali del Canavese, tenutisi qui in Ivrea - ormai da circa un paio di anni - con una folta e qualificata partecipazione dei nostri Enti Locali, delle Organizzazioni Datorali e Sindacali, delle principali Banche attive ed operanti in zona, tutti rappresentati dai loro livelli apicali.
Mi permetto di trasmetterLe alcune considerazioni ed una proposta che invierò al "tavolo delegato di regia" nella mia qualità di Presidente della Sezione di Ivrea e dell'Eporediese dei Socialisti Democratici e di Amministratore Delegato dei Consorzi di Imprese che, da molti anni, ormai, promuovono - anche con azioni di Marketing territoriale - l'internazionalizzazione delle nostre PMI e dei loro prodotti, sui principali mercati mondiali dagli USA alla Russia, dal Brasile ad Eurolandia.
Il Canavese, ed in particolare l'Eporediese, stanno attraversando un periodo di indubbia crisi economica la cui gravità è fortunatamente attutita da un diffuso e significativo benessere finanziario delle famiglie: decine di migliaia di congrue pensioni erogate ed ulteriormente rafforzate dagli incentivi delle cosiddette "dimissioni spontanee", da sostanziose indennità di liquidazioni e da oculate e prudenti gestioni dei patrimoni personali. Purtroppo queste fonti non sono rinnovabili.
Il sistema produttivo, di fronte alla perdita della "certezza Olivettiana" - e bisogna oggettivamente averne consapevolezza - ha saputo reagire coraggiosamente, si è riorganizzato, ma ora è praticamente composto da piccole e piccolissime imprese.
Non esiste più in Canavese una media impresa a capitale indipendente secondo gli standard europei: 250 dipendenti, 80.000.000 di Euro di fatturato e 40.000.000 di capitale netto investito.
Ha retto, altresì, il sistema a "rete" che abbiamo costruito a cavallo degli anni 80 e 90: dal Decentramento Universitario alla Formazione Professionale, dai Piani per gli Insediamenti Produttivi, ai Distretti e Parchi Tecnologici ai "tavoli di concertazione" del Patto Territoriale che sono stati collettori di fondi Europei del DO.CUP Regionale - a mio parere - forse rivolti più all'"hardware" che al "software".
Le piccole imprese hanno creato il miracolo economico italiano degli anni 50/60/70.
Ma oggi lo "small is beautiful" di quegli anni rischia di essere un ostacolo all'espansione e allo sviluppo collettivo.
Una delle caratteristiche infatti più frequenti è la loro "sotto-capitalizzazione": le imprese sono costrette ad approvvigionarsi al sistema bancario con oneri finanziari rilevanti e che - a conti ben fatti - costano 3-4 volte il prezzo dell'Euribor.
Ecco la proposta: Creiamo una apposita "Merchant Bank" - con fondi pubblici e privati - che intervenga nei capitali di rischio, utilizzi l'opportunità per sostenere accorpamenti, potenziamenti e consolidamenti aziendali, sgomberi le gestioni dagli onerosi adempimenti finanziari, permettendo loro di investire in ricerca, in innovazione, in competitività.
Ci sono in giro per l'Europa - ma anche in Italia - esperienze e modelli ampiamente verificati. Penso a quelli realizzati a Torino dall'Unicredit o anche a quelli del settore bio-medicinali nel Parco di Colleretto Giacosa. Sarebbe un'iniezione di fiducia, di ottimismo e di modernità. Nulla in comune con forme derivate di dirigismo statale. Semmai, un riferimento possibile potrebbe rilevarsi nelle "leggi del cielo azzurro" della Socialdemocrazia di Willy Brandt o nella "disinvoltura" - ancora tutta da misurare storicamente - del "blairismo" anglosassone contemporaneo.
Grazie per l'ospitalità.
Stefano Strobbia Presidente della Sezione di Ivrea e dell'Eporediese dello SDI - Socialisti Democratici Italiani

Pont, salone polivalente:
un progetto impattante

In riferimento all'articolo sul nuovo salone polivalente che l'amministrazione comunale di Pont Canavese ha in progetto di realizzare alla Feiterìa, apparso sulla "Sentinella" dell'11 gennaio scorso, chiedo gentilmente un po' di spazio sul giornale per esprimere alcune personali considerazioni su tale opera.
Preciso fin da subito che chi scrive abita nei pressi dell'area su cui sorgerà il nuovo salone, ma credo onestamente che questo non possa comunque costituire impedimento all'esprimere una serena valutazione in merito.
Sorvolando sul discorso dell'opportunità, o meno, di spendere più di un miliardo di vecchie lire per costruire l'ennesimo "salone delle feste", di cui improvvisamente quasi ogni Comune del Canavese sembra ormai non poterne più fare a meno, mi pare che il "nuovo" progetto elaborato dalla Giunta Balagna presenti su alcuni aspetti un peggior impatto ambientale di quello predisposto dalla precedente amministrazione.
Al di là di un discorso di tipo squisitamente architettonico, la precedente "versione" del salone polivalente contemplava infatti la sua realizzazione ad un unico piano, seminterrato su due lati (quelli rivolti verso le abitazioni di via Roma e via Soana) e con l'entrata del pubblico sul piazzale verso il torrente, mentre quella attuale prevede invece l'innalzamento ad un piano completamente fuori terra del salone, la presenza di ampie superfici vetrate su entrambe le facciate e l'ingresso spostato sul lato di via Soana.
Credo appaia quindi del tutto evidente che il potenziale impatto acustico connesso all'utilizzo della nuova struttura ricreativa pontese sarà, in prospettiva, decisamente più marcato rispetto alla precedente soluzione progettuale.
Relativamente poi alla "bella area verde" davanti al salone, è doveroso rammentare che la sua realizzazione andrà però almeno in parte a scapito dell'ampiezza dell'esistente e molto frequentato "parco-giochi" davanti alle scuole medie, e, riguardo all'utilizzo della parte seminterrata del nuovo edificio per ospitare un "micro nido", credo sia legittimo chiedersi perché non si è pensato ad esempio di fare l'asilo sopra ed il salone sotto, dove tra l'altro la superficie disponibile era forse addirittura maggiore.
Infatti, se ben ricordo, la principale motivazione che aveva spinto l'attuale amministrazione comunale a rivedere il progetto precedentemente approvato, ritardando i lavori di un anno e mezzo con un'ulteriore lievitazione dei costi, era legata proprio alla scarsa capienza del salone: peccato però che, alla fine, quella sia rimasta praticamente la stessa.
Concludo precisando che queste mie considerazioni non vogliono assolutamente avere alcun intento polemico, ma esprimere unicamente il rammarico perché, pur fatte salve tutte le esigenze e le aspettative della collettività pontese connesse alla realizzazione del salone polifunzionale, nel nuovo progetto non sia stata a mio avviso presa in dovuta considerazione anche quella di renderlo il meno possibile impattante sul tessuto urbano preesistente.
Ringraziando per l'ospitalità, porgo distinti saluti.
Marino Pasqualone Pont Canavese

In memoria
di Paolo Betassa

Con la presente richiedo, se possibile, la pubblicazione di un saluto in memoria di Paolo Betassa, deceduto recentemente a Cuorgnè, per ricordarlo a tutti gli amici.
Ciao Paulin. "Un paese vuol dire...non essere soli...avere gli amici del vino...un caffè...".
Sicuramente ‘Paulin' non era della città come il poeta Cesare. No, lui era nato in montagna, a Coldibiollo, Ingria, Alta Val Soana e della montagna ha man-tenuto le abitudini: al mattino, in quel di via XXIV maggio a Cuorgnè, scendeva in cortile a radersi (estate o inverno che fosse), con l'acqua fredda e lo specchio appeso sul lavabo di marmo. A pranzo i piccioni dividevano le croste di pane e formaggio con lui. Gli hanno anche sostituito l'orto con il cemento e la bottiglia con la ‘spina', ma lui non ha mai fatto una piega.
Con il vespino 50 scendeva in paese e il bicchiere era il suo compagno sincero, da dividere con l'amico. Compagno lui e quelli che amano l'aria buona.
Un altro pezzo di semplicità umana se n'è andato.
E per finirla con Cesare Pavese "diciamolo pure...preferisco una tampa...e bere in silenzio, quel grande silenzio che è la vostra virtù".
Ciao Paulin.
Fiore Giorza Cuorgnè

Ricordando
Mauro Borla

Qualche volta, affermava Mauro, «a forza di crogiolarsi tra le braccia delle rassicuranti pareti domestiche ci si può anche cristallizzarsi nell'assunto - un po' maschilista - che tutto ciò che ci circonda c'è dovuto e scontato».
Non lo è forse - ci chiedevamo nel corso dei nostri passeggi al Sirio - quando lungo i rivoli della quotidianità ci si scorda della presenza di quella parte a noi complementare con la quale scegliemmo di condividere, della vita, stagioni e umori? Quelle considerazioni di allora, caro dottor Mauro, sono le stesse che potremmo porci ancora oggi.
In quelle stagioni in cui spartimmo - come qualche volta tu amavi ricordare - albe, meriggi assolati, tramonti e volte stellate, e in quelle primavere in cui, con il profumo di primule e viole avevamo modo di scoprire i sogni? Con quell'altra stagione, quella del maggengo - dal profumo più intenso e inebriante della prima - c'incamminavamo, mano nella mano dell'altra complementare metà, lungo i sentieri della stagione dopo? Una stagione dai vitali solleciti nel corso della quale, con il graduale maturare delle messi e con le folate affettive di straordinaria efficacia e poesia modellavamo - caro dotor - la stagione dopo e quella dopo ancora?
Fu con questi pensieri nell'animo che tu, Mauro, a pochi giorni dal tuo ottantacinquesimo compleanno ti presentasti - mi dicesti - a quella parte a te complementare con sette rose rosse sussurrandole, com'eri uso fare nella stagione delle viole: «Cara R. ti voglio bene». Successivamente, proseguendo con il vezzeggiativo delle grandi occasioni e guardandola negli occhi appena segnati dal tempo e velati dalla commozione, abbracciandola, aggiungesti: «Pocionin, sei bellissima». Mi avevi commosso Mauro!
Fu così, che M. e R. e il bulldog Max - proseguirono per la stagione dopo. Stagione la quale, visti i precedenti, non poteva che essere come la stagione prima: quella dell'armonia e dell'amore. Un'operazione di "rinfresco", quella di Mauro, da non scordare mai! Infine, grazie per quella parte di non carpita testimonianza e per concludere, offrii la mia: come promessole dottor Mauro, come promessole dotor. Ricorda?
Alessandro Crotta Montalto Dora

Tradizione e innovazione
al Carnevale di Albiano

Come canavesano sono un assiduo lettore della "Sentinella", vivo ad Albiano fin dalla nascita e conoscendo molto bene la storia del paese e la sua gente, mi sento di intervenire sulla tanto radicata e sentita manifestazione carnevalesca.
Albiano vanta di avere un ultracentenario Carnevale con una consolidata tradizione, ed un cerimoniale che si tramanda da anno in anno. Per evitare manie di protagonismo che intaccassero radicalmente la tradizione, nel 1981, su proposta del Comitato Pro-Albiano, ora Associazione Filocarnevalesca, il consiglio comunale approvò uno schema del cerimoniale, rivisto e meglio elaborato nel 1994 con una nuova ed una unanime approvazione.
Le buone intenzioni di mantenere sempre fedele all'antica consuetudine la Storica Manifestazione Carnevalesca, con l'evolversi degli anni ed il susseguirsi di persone che annualmente organizzano la rievocazione, più delle volte ha avuto degli adattamenti ai tempi, ma non ha mai avuto degli stravolgimenti.
Purtroppo proprio a seguito all'evoluzione dei tempi, pur senza snaturare le tradizioni e le consuetudini, in ogni settore devono avvenire degli adattamenti, questo è normale e doveroso. L'importante è non farsi paladini integerrimi delle tradizioni o consuetudini, chiunque esse siano, e poi non più ricordarle quando si svolge certi ruoli nelle manifestazioni o iniziative, questo è già successo negli anni, e forse ancora succederà...
Importante è anche non dimenticare che Albiano può vantare la continuazione della storica manifestazione carnevalesca grazie a quelle persone che già negli anni passati e altre attualmente, senza enfasi, sono disponibili a mantenere e rinnovare le divise e le attrezzature necessarie allo svolgersi delle varie fasi della manifestazione.
Cosa importante è che ad Albiano il carnevale, pur con le sue molte sfaccettature, sa sempre dare i suoi momenti di gioia ed allegria.
Grazie dell'ospitalità.
Giovanni Oderio Albiano

Assurda la decisione
di fermare il calcio

Dopo i fatti di Catania ho trovato assolutamente assurda la decisione di fermare il calcio.
Negli sport professionisti gira del denaro, c'è gente che lavora, c'è dell'indotto e per forza di cose c'è del «lucro» (altrimenti le persone come Pancalli non potrebbero essere pagate), dunque va ragionata esattamente come se fosse un'industria. A questi livelli lo sport NON è un gioco!
Illustro solo un esempio classico: se succedono problemi alla Fiat non viene fermato tutto il mondo dell'automobile; in Renault, Volvo etc. si continua a lavorare.
E' come se per evitare incidenti si mettesse il cartello del divieto di superare i 10Km/h su tutte le strade: troppo facile.
Se fosse così non ci sarebbe bisogno di pagare delle persone che devono dirigere, decidere, organizzare e prendersi delle responsabilità come Pancalli.
Per le esperienze che mi sono fatto nel campo del lavoro (dove si fanno delle azioni che vengono pagate in denaro e devono dare risultati coincidenti con obiettivi) sono d'accordo che bisogna eliminare i disonesti da certe cariche (riferimento a Calciopoli), ma chi entra a «sostituire» non basta che sia «onesto»; deve purtroppo o per fortuna saper dirigere, mediare, prendersi delle responsabilità in modo che un grande giro di affari come il calcio non si fermi mai, qualsiasi cosa succeda: questo è un dirigente.
Avete fatto il conto di quanto costa in termini di problemi/denaro fermare tutto il calcio per cercare soluzioni? Per punire chi? quelli che non gliene frega sicuramente nulla (ormai hanno fatto quello che volevano) o per danneggiare chi ama questo sport ed aspetta la domenica per scaricarsi?
Un dirigente (se pagato per tale) non deve mai fare azioni correttive, un dirigente è pagato per fare azioni preventive, se lo ricordino bene Pancalli e tutti quelli che ragionano come lui e forse il povero poliziotto non sarebbe nemmeno morto.
Ora aspetto se qualcuno ha il coraggio ed il tempo di rispondermi.
Stefano Claudio Talentino Fraz. Spineto Castellamonte