Da Shangai in Canavese
CUORGNE'.Tra una settimana Suli diventerà mamma per la quinta volta. E sarà ancora un maschio. Lo sguardo è radioso e c'è in questa piccola donna un'energia contagiosa. Forse, lei e Aijun, il marito, avrebbero preferito una femminuccia, ma il piccolo bebè che sta per nascere porterà comunque altra felicità in una famiglia che Cuorgnè ha idealmente adottato. Si, perché i Chen, sono davvero popolari in città e vengono additati da tutti come un esempio tangibile di come l'integrazione abbia dato i risultati sperati. Saranno stati avvantaggiati anche dall'attività commerciale (il ristorante 'Long da" di corso Torino è un locale molto gettonato), ma i Chen ci hanno messo del loro per farsi voler bene, e chi si avvicina al ristorante attratto dalle specialità della cucina può essere certo che troverà delle persone socievoli, disponibili, come non sempre accade altrove.
Suli è arrivata in Italia 19 anni fa dalla provincia di Shangai. La prima meta, Firenze, e il primo lavoro una fabbrica per la produzione di borse e vestiti, come tanti altri connazionali. Poi, nel 1995, il grande passo verso l'autonomia economica con l'approdo ad Ivrea e l'ingresso ufficiale nel settore della ristorazione, e poi il trasferimento a Cuorgnè, nel 2000, dove, nel 2004, sono nati i gemelli, Zhi yi e Xin yi. Suli e Aijun avevano già Jian yi, che oggi ha 11 anni e frequenta la prima media al 'Cena", e Xia yi, che di anni ne ha 7 (seconda elementare) e per un certo periodo ha vissuto con la nonna, in Cina. I due bambini parlano un italiano perfetto e si sentono, a tutti gli effetti, italiani. I clienti del ristorante si sono affezionati ai Chen, un locale per certi versi unico, nel suo genere, almeno in Alto Canavese, con il suo pavimento acquario al piano rialzato dove nuotano, in un piccolo gioiello artistico, decine di pesci. «A Cuorgnè siamo stati accolti bene - confida Suli -. Mi piace la città per la sua posizione geografica, l'aria buona che si respira, la gente. I bambini sono perfettamente inseriti, hanno un ottimo rapporto con i compagni di scuola e gli insegnanti, e partecipano a molte delle iniziative che vengono promosse per loro». Jian yi, per esempio, il più grandicello, d'estate non rinuncia al campeggio della parrocchia a Ceresole e confessa d'amare profondamente la natura. Nomi cinesi, e non poteva essere altrimenti, ma i due bambini in età scolare confessano che vorrebbero essere chiamati con nomi italiani. Jian yi ha scelto quello di Francesco, mentre Xia yi è convinto che per lui Max sarebbe perfetto. L'arrivo di Feng yi, previsto nei prossimi giorni, rivoluzionerà un po' la vita del nucleo familiare, ma il sorriso di Suli è più di una promessa. Come andrà, dolcissima mamma? E la risposta non può che essere la stessa di sempre: «Bene, bene».
Mauro Michelotti