Inceneritore, Montalenghe dice no
MONTALENGHE.Si allarga il fronte dei Comuni del basso Canavese contrari alla costruzione di un termovalorizzatore su loro territorio. Dopo San Giusto - che ha ‘acceso la miccia' di una protesta che vede uniti amministratori di ogni colore politico, cittadini e ambientalisti, anche Montalenghe nel corso di una vivace e affollata assemblea svoltasi lo scorso lunedì nel pluriuso, ha detto no al termovalorizzatore. Un ‘no' contenuto anche in una delibera di giunta del 28 novembre. «Delibera che verrà ratificata - assicura il sindaco Valerio Grosso - in occasione del prossimo consiglio».
«La dislocazione di un termovalorizzatore nel territorio di regione Tavalina, tra i comuni di San Giorgio, Montalenghe, San Giusto e Foglizzo, comporterebbe gravissime ripercussioni negative in tutta l'area - ha spiegato il primo cittadino -. In questa zona, infatti, il Piano regolatore di Montalenghe prevede insediamenti turistico-commerciali e servizi che già stentano a decollare per la congiuntura economica e che la presenza di una struttura del genere comprometterebbero in modo definitivo. Senza dimenticare, poi, l'aspetto della sicurezza ed il disagio che subirebbe la popolazione residente. Gli automezzi diretti al termovalorizzatore passerebbero, infatti, per il centro abitato del paese».
Se l'assemblea di Montalenghe è servita ad avviare la macchina della protesta con la decisione finale di coinvolgere quei comuni come San Giorgio, Caluso, e Cuceglio - che non hanno ancora preso una posizione netta in merito alla questione - è però mancato il confronto politico con la Provincia, l'ente che ha scelto la strada del termovalizzotore per risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti. Paolo Foietta, presidente dell'Ato, invitato all'incontro, ha dato forfait per un improvviso malore. Scarsa anche la presenza degli amministratori. Presente solo Sergio Bogetti, sindaco di Barone.
E' toccato così al consigliere provinciale di minoranza Roberto Tentoni fare la parte della Provincia, naturalmente nel suo ruolo di oppositore. «Io ho sempre osteggiato questo piano - ha detto -. Da Foietta ci sarebbe piaciuto sentire gli elementi di criticità che potrebbero influire nella valutazione finale per la scelta del sito. Tanto per cominciare la posizione dei Comuni e il fatto che non siano stati presi in considerazione sistemi alternativi di abbattimento dei rifiuti. Detto questo, però, non dobbiamo demonizzare l'ipotesi del termovalorizzatore. La Provincia del resto ha fatto la sua scelta nell'ambito di una legge regionale che va rispettata. A noi dell'opposizione non resta che vigilare affinché venga adottato un sistema che garantisca l'impatto inferiore non solo dal punto di vista ambientale, ma anche economico e sociale».
Il pragmatismo di Tentoni non viaggia però di pari passo con la rabbia di cittadini e ambientalisti. Che hanno annunciato la loro intenzione di opporsi in ogni modo al progetto della Provincia.
«Sono scelte importanti che non vanno compiute passando sopra la testa dei cittadini - ha tuonato per primo Giovanni Longato del comitato ambiente di Montalenghe -. I tecnici non ci parlano dell'aspetto sanitario, dei danni alla salute (rilevati da studi ad hoc compiuti presso centri oncologi) che causerebbe l'inceneritore durante la combustione.
«L'emergenza rifiuti - gli ha fatto eco Pierluigi Protto, membro del circolo di Legambiente diFoglizzo - esiste da trent'anni e mai le varie amministrazioni provinciali e regionali che si sono succedute hanno lavorato ad una soluzione definitiva nel rispetto dei cittadini. Si sono sempre trovate soluzioni tampone che creano grossi businnes e nessuna soluzione».
Da Valter Bistesi (Legambiente), infine, è arrivata una proposta concreta: «Bisogna cercare soluzione alternative. La tipologia dell'inceneritore scelto e la quantità di rifiuti che può accogliere (300.000 tonnellate all'anno di rifiuti) non rispecchiamo la necessità del nostro territorio. Senza dimenticare che è gia prevista la costruzione di un inceneritore nella cintura ovest di Torino».
Lydia Massia