‘Troppi alloggi a Chivasso'
CHIVASSO.Quali sviluppo e quali politiche per il comune di Chivasso? Se lo chiede e, soprattutto chiede agli amministratori comunali il Circolo Carlo Cazzari delle Acli, focalizzando l'attenzione sulla recente costruzione di duemila alloggi, alcuni ancora non terminati. «Quale progetto di sviluppo ha creato le condizione di un simile incremento di patrimonio edilizio?», provocano Vinicio Milani, Arturo Masetto e il "simpatizzante" Ferruccio Rosso, che si interrogano sulla conciliabilità di tante nuove case con una popolazione diminuita negli ultimi trent'anni di 4mila unità e soprattutto con una realtà occupazionale indubbiamente infelice.
«A Chivasso chiudono Sefi, Maggiora, Genco. Si salvano provvisoriamente il 50 per cento delle maestranze Genco e per fortuna la quasi totalità di quelle Sefi. Nell'area industriale Nord (ex-Lancia e Chind) a fronte di un incremento immobiliare del 50 per cento l'occupazione scende del 30%. Quali obiettivi si pone l'amministrazione e quali mezzi sa mettere in campo?», denunciano, ipotizzando "assoluta mancanza di idee" nel gestire una situazione abitativa e occupazionale schizofreniche, con un grande aumento di alloggi ma una non corrispondente crescita di servizi e opportunità lavorative. «Pare che sia stata intrapresa la via del permissivismo sfrenato con la speranza che prima o poi qualcosa succeda», sostengono.
Anche le recenti scelte dell'amministrazione non stanno migliorando la situazione ai loro occhi, come la decisione di prorogare e variare il Pec Lancia (risalente al 1996, con previsione di costruire 150mila metri quadri di capannoni), "depauperandolo" del raccordo ferroviario, che avrebbe potuto incentivare l'insediamento di nuove industrie. La soppressione dei binari ferroviari presenti all'interno dell'area penalizzerebbe infatti il possibile sviluppo industriale. «Avere ottenuto la cessione di alcune aree e aver pensato di destinarle a parco verde potrebbe far credere in una gestione capace e attenta ma così non è. Infatti queste aree già nel primo pec erano destinate a verde e l'idea di annullare definitivamente il raccordo ci sembra più un tentativo di recuperare spazi per soddisfare esigenze tendenti a valorizzare i Pec residenziali privati limitrofi», spiegano.
«Noi nell'ex-Lancia ci vediamo un futuro industriale ma si può dire che facciano altrettanto anche i politici?», dichiara Rosso, la cui preoccupazione è condivisa dal consigliere de la Margherita Claudio Castello che ha presentato un'interrogazione in merito al problema del raccordo ferroviario. I membri del Circolo Acli lanciano un'occhiata infine al fattore ambientale. «Ci risulta che sia in itinere il progetto di costruzione di una nuova centrale elettrica di trasformazione ad alta tensione a ridosso di Borghetto, adiacente l'attuale centrale che serve l'area ex-Lancia. Sappiamo che partirà il progetto del teleriscaldamento con la costruzione di una nuova centrale di produzione calore a gas metano. Ma questo nostro territorio non è già saturo di infrastrutture?» chiedono. (s.a.)