Da Silicon Valley ad area di inceneritori rifiuti
Q uando si parla di tecnologia ad alta componente di rischio per le popolazioni, che si tratti d'energia tratta dalla fissione nucleare, d'incenerimento dei rifiuti o di quant'altro, non importa tanto sapere qual è il grado di sicurezza raggiunto quanto il contesto in cui ci si trova. Chi vuole propinarci un inceneritore, per convincerci ci porta come esempio gli impianti funzionanti a Vienna, Monaco e Stoccolma. Non ci dice, però, ma noi lo sappiamo, che Vienna, Monaco e Stoccolma si trovano in Austria, Germania e Svezia.
Noi viviamo in Italia, la patria degli indulti e delle amnistie, delle deroghe, degli esoneri e delle postille, delle prebende e delle raccomandazioni, delle bustarelle, degli ammiccamenti e delle tre scimmie, di un occhio che non vede e l'altro neppure, di una mano sul cuore e l'altra... Il nostro è il Bel Paese con le migliori leggi al mondo, dove nei cantieri di lavoro si muore più che in Iraq, dove i caporali portano tranquillamente gli schiavi a raccogliere i pomodori, dove ci sono le alluvioni ma si continua a costruire nei fiumi, dove si varano gli editti contro la droga e poi si sniffa, dove nel Po c'è di tutto ma manca l'acqua.
Che cosa ci può far pensare che proprio quell'inceneritore che vogliono farci digerire funzionerà in sicurezza? Ci sarà sempre un pezzo di ricambio difettoso, un'urgenza, un computer che non funziona, una legge in deroga, un limite dell'inquinamento tollerato rivisto (in peggio naturalmente, atrazina insegna), un sovraccarico (i rifiuti, Napoli dove li manderà?), un camion di conferimento che conferisce chissà cosa ecc... Intanto, intorno si respireranno micro polveri a go go, nell'attesa di un controllo specializzato, di un supplemento d'indagine e del solito scaricabile. Cioè il film che abbiamo già visto tante volte, più di "Via col Vento". D'altronde, se sono previste laute ricompense ed indennizzi per i Comuni ospitanti gli inceneritori, una ragione ci deve pur essere!
Una domanda, è mai possibile che per lo sviluppo economico ed occupazionale di una zona si sia solo più capaci di pensare alla raccolta e all'abbruciamento delle schifezze? Noi, poi, che eravamo la Silicon Valley dell'Europa?
Un'altra domanda. Considerato che, in verità, c'è anche una vocazione turistica in embrione - il proliferare degli agriturismo, dei bed&breakfast e delle sagre gastronomiche ne sono prova - ai futuri turisti si pensa di esibire vista su paesaggi con inceneritori e stoccaggi rifiuti? E poi per cena offrire ai suddetti ospiti tome di Trovinasse con possibile condimento di micro polveri e Nebbiolo di Carema fumée? Non so se i turisti sarebbero proprio tanto contenti, e neanche noi indigeni, con la differenza che noi qui ci stiamo tutto l'anno.
E adesso un suggerimento. Dopo che si è differenziato al massimo, procedimento che sembra funzioni bene, si mandi quella porzione che è proprio da incenerire a Vienna, Monaco e Stoccolma. In cambio, invece di remunerare quei Paesi con tanti euro al quintale, si pattuisca per un pagamento in biglietti di viaggio vacanza per quelle popolazioni da spendere dalle nostre parti. Alla fine, il nostro conto economico ne gioverebbe comunque e, quel che più importa, anche la nostra salute.
Cordialità a tutti, sostenitori e detrattori degli inceneritori.
Mauro Perfetti
Omaggio a Camillo Olivetti
nel cimitero di Biella
Martedì, 10 ottobre 2006. Non diversamente dagli anni scorsi, anche in questo l'Associazione delle Spille d'Oro - presieduta da Mario Caglieris - non ha mancato il suo appuntamento con l'ing. Camillo. Numerosa la partecipazione; d'altro canto, nella vita delle associazioni che esprimono valori, vi sono delle ricorrenze che nel tempo hanno assunto particolare significato: da quello sociale e quell'altro - altrettanto importante nelle sue manifestazioni - indotto dal legame d'appartenenza a quella che fu un'Azienda davvero maiuscola.
Di là dei mutati scenari che hanno sconvolto le nostre certezze, quest'ultimo legame continua ad avere il volto nobile con cui esprimere per mezzo di quell'unicum associativo rappresentato dall'Associazione delle Spille d'Oro, il senso della coerenza e - nello spirito con cui ci si associa - quello della continuità in ben riposti inalienabili valori. Ricordarsene, offrirli e soprattutto osservarne i dettami - ancorché minuti o apparentemente secondari - è il nostro modo per esprimere ciò che siamo.
Su quell'autobus per Biella, tra amici e colleghi parlammo anche di questo. Arrivammo al piazzale antistante l'ingresso principale del Cimitero dove ci unimmo ai nipoti e pronipoti dell'ing. Camillo colà in attesa, tra i quali Mimmina Lizier, il dottor Camillo (Camillino) ed altri del loro gruppetto. Ai piedi della stele di granito su cui capeggiava nome, cognome e due date - 1868-1943 - depositammo il simbolo della "continuità della vita": un sasso con il quale idealmente - nella liturgia sepolcrale ebraica - ci si accomuna con il defunto nel passato, nel presente e nel futuro, ciò sino alla fine dei tempi. Concetti permeati di simbolismi d'incisiva bellezza sui quali meditare.
Poco dopo, Caglieris ricordò la figura dell'ingegner Camillo; ne ricordò lo spirito, ne ricordò l'umanità: "quella stessa", aggiunse poi come se parlasse tra sé e sé, "che diede l'impronta alla famiglia, alla Ditta e ad un'epoca". In rassicurante compagnia di lapidi e steli, in silenzio sostammo ancora un po' con i nostri pensieri. Successivamente, officiate dal signor Calligaris, furono recitate - con modalità conformi alla liturgia ebraica - le preghiere per l'ing. Camillo e per i defunti tutti. Il "Padre Nostro" recitato dalla numerosa assemblea concluse l'affettuoso incontro.
Lentamente ci avviammo all'uscita riprendendo, ognuno nel suo personalissimo modo e sensibilità, il concetto dell'olivettiano "imprint di eccellenza"; un imprint - ricordato da Caglieris nel suo escursus rievocativo sull'ing. Camillo - quale fu trasmesso ai figli, nipoti, pronipoti ma non solo. A consolidare questo "imprint" davvero unico, oltre la presenza dei famigliari dell'ing. Camillo, non pochi dei convenuti avevano - sull'ing. e sui di lui figli e nipoti - più di un aneddoto e più di un ricordo nel loro cuore.
Alessandro Crotta
La cooperativa sociale
Pollicino ringrazia
La cooperativa sociale "Pollicino", a seguito dell'iniziativa "Solo per caso? - Viaggio nella solitudine sociale", tenutasi dal 3 al 7 ottobre a Ivrea, ringrazia le istituzioni che hanno reso possibile la realizzazione dei diversi eventi: la Regione Piemonte, la Provincia di Torino, gli Assessorati alle Politiche sociali e all'Istruzione del Comune di Ivrea, il Consorzio Servizi Sociali IN.RE.TE., la Legacoop e tutti coloro che hanno collaborato: i soci della cooperativa Pollicino, il Gruppo Ribes, la Cooperativa Rosse Torri, la Cooperativa AEG, il Gruppo Abele, la Casa Circondariale di Ivrea, l'Istituto d'Arte "Felice Faccio" di Castellamonte, la Libreria Cossavella, la scuola elementare di Azeglio e il Gruppo Genitori per caso, la Parapharmacia Zingaretti. E' stata un'occasione per coinvolgere la cittadinanza sul tema della solitudine e sul significato che assumono la partecipazione e l'appartenenza alla comunità locale come fattori di riduzione e prevenzione del disagio. Auspichiamo che i partecipanti abbiano raccolto suggestioni e stimoli per rendere possibili in futuro altre occasioni di incontro su queste tematiche.
La presidente Manuela Semenzen
Si diminuiscano i prezzi
non la bellezza del Castello
Desidererei tramite la Sentinella dire qualche cosa alla "Castellana" di Pavone in merito all'insegna che secondo lei "tutelerebbe" il Castello ed i dipendenti: se in un contesto unico ed eccezionale, con una pubblicità martellante (enormi cartelloni ai bordi delle Autostrade, spot televisivi, etc.) si rende necessario, per la sopravvivenza del Castello e dei dipendenti, apporre una mega-insegna orripilante su uno dei più bei Castelli del Piemonte, qualcosa allora non funziona.
Il Castello di Pavone è famoso proprio per la sua grande bellezza.
Per favore, signora Giodice, consigli a suo marito (che è rispettoso di tutti, ma non, evidentemente, del bello) di fare di tutto perchè non venga mai intaccata la bellezza del Castello.
Grazie ed ossequi.
Lettera firmata
L'Italia e la Finanziaria
secondo Giuseppe Niedda
Quattordici anni fa a Maastricht, in Olanda, fu compiuto un ulteriore importante passo per la costruzione dell'unità europea. Quasi tutti gli Stati europei si accordarono per utilizzare un'unica, comune moneta, l'Euro, che sarebbe entrata in circolazione dopo 10 anni, nel 2002.
Tra le condizioni dell'accordo vi era quella di stabilizzare il deficit annuale dei bilanci pubblici dei vari Stati, ponendo delle soglie oltre le quali non si doveva andare. Fu stabilito il "tetto" del 3% del prodotto lordo come limite al deficit annuale di bilancio, e l'indirizzo del 60% del prodotto lordo per il debito pubblico accumulato negli anni.
L'Italia, 14 anni fa, aveva un deficit annuo triplo ed un debito accumulato doppio rispetto a quelli indicati come riferimento. Dieci anni di "disattenzione" verso il bilancio statale avevano portato a questo risultato. Cominciò allora una "frenata" che, ben lungi dal concludersi, durerà ancora almeno una ventina d'anni. Ma qualche passo importante si è compiuto.
Nel 1997 l'Italia raggiunse finalmente l'obbiettivo del deficit di bilancio del 3%, e fu pronta per la moneta unica. Nel 2000 il deficit fu inferiore al 2% ed il debito accumulato, anche per effetto della massiccia vendita di aziende pubbliche, iniziò sensibilmente a diminuire. Il cammino virtuoso che il Governo dell'epoca indicava era il raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2003 e, per quell'anno, l'equivalenza tra prodotto lordo e debito accumulato.
Le cose sono andate diversamente. Nel 2001 è cambiato il Governo e la situazione è iniziata a peggiorare. Nel 2003 il deficit era il doppio di quello del 2000, e nel 2005 era quasi il triplo. Nel frattempo, durante i cinque anni del Governo Berlusconi, l'Italia attraversava la stagnazione più lunga degli ultimi 60 anni. Cause esterne ed interne, naturalmente, ma anche l'attenzione prevalentemente rivolta ad opportunistiche riforme della giustizia, a garantire il monopolio nella televisione commerciale, ad illudere i cittadini che le imposte sarebbero scese. E così il nostro Paese riprese le cattive abitudini di venti anni prima.
Ora la realtà che ne è conseguita è piuttosto amara: occorre lavorare per la ripresa economica e per risanare il bilancio dello Stato. Servono all'incirca 25 Miliardi di Euro (50.000 Miliardi di Lire) di minor deficit e un po' meno della metà per sostenere lo sviluppo. Se la politica non fosse anche teatro, logica vorrebbe che chi ha prodotto il disavanzo debba essere grato a chi lo risana. Ma siccome nel risanamento vi è anche l'imposizione fiscale, allora si enfatizzano i timori dei benestanti, degli elusori, degli evasori, sapendo bene che nel Paese dove appare la più alta evasione fiscale d'Europa questi richiami trovano ascolto. Molti sono disposti a criticare, ma pochi sono capaci di indicare dove trovare i 35 Miliardi di Euro necessari per il galleggiamento delle nostra economia. Chi ha appiccato l'incendio ora se la prende con i pompieri che devono spegnerlo.
Sulla "Legge Finanziaria" il Parlamento lavora normalmente due mesi, e, fuori dal Parlamento, Governo e categorie sociali negoziano per un analogo periodo. Sicchè molte cose possono ancora cambiare. Non pare tuttavia che chi ha un reddito medio, o basso, abbia alcunché a temere. E neppure chi compie il proprio dovere fiscale. Ma deve essere chiaro che, se il Paese non trova un nuovo slancio, la lenta via della decadenza che abbiamo sperimentato negli ultimi anni, sarà un destino al quale risulterà difficile sottrarsi. E colpirà quasi tutti, anche quegli opportunisti che si sono preparati nicchie tra privilegi ed evasioni. Ancora una volta l'Italia sarebbe in coda all'Europa: non sembra una buona prospettiva né per i giovani, né per i meno giovani.
Giuseppe Niedda