‘Fabrizio, un ragazzo speciale'
IVREA.Proseguono le indagini sulla morte di Fabrizio Marasco, il ragazzo di trent'anni investito da un'automobile domenica mattina a Strambino. Il reato ipotizzato dalla Procura della Repubblica è quello di omicidio colposo. Nella giornata di mercoledì 25, il pm Givri ha disposto l'autopsia con l'obiettivo di comprendere se quella notte Fabrizio sia stato colto da un malore.
Un malessere improvviso, che possa aver spinto il giovane agente immobiliare a lasciare la sua autovettura, una Peugeot 205, nel piazzale di un autolavaggio e percorrere centinaia di metri a piedi lungo la statale 26, nel territorio del Comune di Strambino.
I carabinieri stanno cercando di fare luce sulle ultime ore di vita di Marasco. Oltre ai parenti più stretti e alla fidanzata, sono stati ascoltati gli amici e i colleghi di lavoro dell'agenzia Tecnocasa di Castellamonte. Utili alle indagini sono state le testimonianze di quegli amici che, nella notte tra sabato 21 e domenica 22, hanno incontrato la vittima nella discoteca Milù di Romano. In particolare, uno di loro è stato l'ultimo ad aver sentito al cellulare Fabrizio intorno alle 5,20. «Ha lasciato il locale qualche minuto prima di me - ha detto il ragazzo agli inquirenti -. Mi ha detto di essere stanco e che preferiva andare a casa. Poco dopo gli ho telefonato per sincerarmi che stesse bene. Mi ha detto di non preoccuparmi, che presto sarebbe arrivato a casa».
Intorno alle 5,50 la centrale del 118 di Grugliasco ha ricevuto due telefonate. La prima è quella di un automobilista che ha segnalato, lungo la statale che attraversa Strambino, la presenza di un uomo che camminava a bordo strada zigzagando. Pochi minuti dopo, un uomo di 40 anni, a bordo di una ‘Citroen Xsara Picasso', ha preso in pieno Fabrizio Marasco. E' stato lui a prestargli i primi soccorsi. Ai carabinieri, l'automobilista ha spiegato di non aver visto nulla a causa del buio ancora fitto.
In una lettera al nostro giornale, gli amici e i colleghi di Marasco ricordano le uscite fatte con il loro Fabrizio, le partite di calcetto, i convegni, le riunioni. «Non sappiamo per quale avverso destino ci hai lasciato - scrivono -. Sappiamo però che un grande vuoto è rimasto in tutti noi. Sfidiamo chiunque a trovare qualcuno che non ti volesse bene. Eri sempre disponibile in qualsiasi situazione e sembra quasi che la parola ‘no' non facesse parte del tuo vocabolario. Eri sempre allegro e scherzoso, nonostante tutti i problemi che la vita a volte ci mette come ostacoli. Tu sei sempre rimasto a galla, e ora che si prospettava per te una brillante carriera, il destino ti ha voluto portare via. Qualcuno da lassù si è accorto di quanto eri buono». (vi.io.)