Il ‘miracolo Cassetto'
LUGNACCO.E' una favola lunga quarant'anni, quella della "Cassetto" di Lugnacco, azienda all'avanguardia nel settore delle costruzioni metalliche. Tutto comincia nella primavera del 1966 quando Antonio Cassetto, si licenzia dalla Olivetti per trasformare il garage di casa in una piccola officina. I famigliari non sono d'accordo. «Sei pazzo, ma ti rendi conto dei rischi che corri lasciando un posto sicuro in fabbrica?» gli dicono. Lui però non li ascolta e tira dritto per la sua strada. Una saldatrice ed una troncatrice, le prime attrezzature acquistate. Quattro decenni dopo, la "Cassetto" presenta un fatturato che sfiora i 5 milioni di euro ed è riconosciuta dalla "Caterpillar" come suo miglior fornitore sul mercato europeo. «Allora mio padre lavorava, da solo, tutti i giorni fino a mezzanotte» ricorda Pier Gianni Cassetto, che dopo la scomparsa, nel 1992, del fondatore, ha acquisito la proprietà dell'azienda. Un paio d'anni a tagliare e piegare lamiera in quel garage, poi Antonio Cassetto trasferisce l'attività in un locale più spazioso ed incomincia ad assumere personale.
Nel 1970 sono una decina gli operai della "Cassetto". Al loro fianco lavora anche la moglie del titolare, Onorina, che ancora oggi svolge una parte attiva nella gestione della fabbrica. Le commesse arrivano tutte dalla florida Olivetti di quei tempi. Nel 1980, altra tappa fondamentale nella storia della "Cassetto": l'azienda di Lugnacco, infatti, si aggiudica all'asta sborsando 220 milioni in contanti, la struttura, all'ingresso del paese, che fino ad allora aveva ospitato la ‘RSM'. Intanto Pier Gianni Cassetto si diploma ragioniere. Per la gestione amministrativa dell'azienda nessun problema. Può occuparsene lui. E' la parte tecnica, legata alla produzione, che lo preoccupa. «Non sapevo neanche cosa fossero i decimi né avevo mai visto un calibro - racconta -. Eppure non potevo sottrarmi alla responsabilità che mio padre mi stava affidando. Per fortuna c'era un bravo capo officina che mi ha trasmesso tutto il suo bagaglio di conoscenze tecniche». Alle prime avvisaglie di crisi della Olivetti, l'azienda di Lugnacco acquisisce nuovi clienti sul mercato canavesano. Nel 1990 la grande svolta. Ad un salone del settore macchine movimento terra, a Torino, Pier Gianni Cassetto, entra in contatto con la "Caterpillar". Pochi mesi dopo rappresentanti del colosso americano sono a Lugnacco in visita alla fabbrica. «Prima di rientrare al loro stabilimento di Grenoble, filmarono ogni reparto della nostra fabbrica e tutte le fasi delle lavorazioni» ricorda Cassetto, che un bel giorno si vede recapitare nel suo ufficio un plico di disegni di particolari meccanici, con richiesta di preventivi.
"Caterpillar", conquistata dalle tecnologie della "Cassetto" non aveva davvero perso tempo. E di tempo non ne perde Pier Gianni Cassetto, che fiuta l'affare. Domanda ed offerta si incontrano e dallo stabilimento di Lugnacco partono i primi Tir diretti alla "Caterpillar" di Grenoble. L'azienda deve ora essere potenziata e così, oltre ad un laser, vengono acquistati due robot. «Con ‘Caterpillar' tutto è sempre filato liscio, anche perché non abbiamo mai avuto la benché minima contestazione sulle nostre forniture» spiega Cassetto. Sei anni fa, la decisione della ditta di Lugnacco di lavorare esclusivamente per "Caterpillar", abbandonando così il mercato nazionale. Oggi sono due gli autotreni che ogni giorno partono dalla Valchiusella diretti a Grenoble ed a Gosselies, in Belgio, dove ha sede un altro stabilimento di "Caterpillar". Intanto il numero di dipendenti della "Cassetto" è salito a 45, la maggior parte dei quali valchiusellesi. «Tutte persone affidabili e disponibili» assicura Cassetto. Continua, dunque, la bella favola dell'azienda lugnacchese iniziata quasi per scommessa quarant'anni fa nell'oscurità di un garage, illuminato dai lampi di una saldatrice.
Giacomo Grosso