«Ma è il ricetto di Pavone o un Luna Park?»
Lettera aperta al sindaco del Comune di Pavone.
Noi abitanti del ricetto siamo rimasti sconcertati dal fatto che il Castello (la proprietà, il ristorante, l'albergo... veda lei, per noi è lo stesso) abbia piazzato un'insegna luminosa nel bel centro di questa antica parte del paese. La prima domanda che ci siamo posti è stata: "Per quanto ne sappiamo, ci sono tre ricetti in Piemonte, Magnano, Candelo e Pavone, considerati come esempi rari di architettura rurale del periodo medioevale e rinascimentale, è così che il nostro Comune difende il suo patrimonio storico architettonico?".
Abbiamo poi letto su "La Sentinella del Canavese" del 14 settembre scorso l'articolo riguardante questa insegna; dall'articolo appare evidente che il Castello ha seguito tutto l'iter burocratico necessario e che il posizionamento dell'insegna sia perfettamente in regola, rispettando sia le prescrizioni della Sovrintendenza alle Belle Arti che il Piano Regolatore del Comune. L'articolo cita la Sovrintendenza che afferma che la zona fuori dalle mura del castello, e quindi il ricetto, non è coperta da vincoli e che il Piano Regolatore del Comune non prevede alcuna regola per le insegne luminose. Tutto a posto quindi! O no? Dal punto di vista legale, non sta a noi dire alcunchè, nessuno di noi è un esperto in Legge, nè vogliamo dubitare della perfetta onestà e regolarità del Castello e delle Autorità coinvolte (Comune o Sovrintendenza), rimangono comunque alcune considerazioni da fare. Prima di tutto al Castello rimane sicuramente qualcosa da rimproverare; nonostante le ragioni che la proprietà elenca nella lettera pubblicata sul Risveglio Popolare del 15 settembre, rimane comunque l'assoluto cattivo gusto nel piazzare un tale mostro, non c'è altra parola per definire l'insegna, nel centro del ricetto. Necessario dal punto di vista economico? Ne dubitiamo fortemente, ma il cattivo gusto rimane.
Inoltre al signor Giodice, proprietario del castello, bisogna rimproverare l'assoluta mancanza di rispetto nei confronti dei suoi "vicini di casa", molti dei quali si sono ritrovati l'abitazione invasa da una fastidiosissima ed intensa luce blu/verde fino alle due e mezza del mattino. Mancanza di rispetto anche nei confronti dei cittadini, Pavonesi e non, che visitavano il ricetto, specialmente durante le "Ferie Medievali", per rivivere un po' l'atmosfera antica che lo caratterizzava... Adesso sembra di visitare un Luna Park!
Ma per noi abitanti del ricetto vi è un altro aspetto da considerare; la Sovrintendenza afferma che non esiste alcun vincolo nella zona esterna al Castello. Ma come? La nostra esperienza è molto diversa; ognuno di noi ha incontrato difficoltà quando ha chiesto al Comune l'autorizzazione ad effettuare opere edilizie per la ristrutturazione o manutenzione della propria abitazione. Rifiuti, restrizioni, costi aggiuntivi dovuti all'imposizione di tecniche costruttive che fossero in accordo con l'architettura del luogo hanno da sempre accompagnato le richieste di concessione edilizia per le case del ricetto. La motivazione era sempre la stessa "la casa è nel ricetto, vicino al castello, e per questa zona vigono regolamenti più restrittivi". Coppi (che scivolano e quindi richiedono più manutenzione) invece di tegole portoghesi, impossibilità alla copertura di una scala esterna sferzata dalla pioggia, rifiuto di una pratica di ristrutturazione perchè l'edificio ristrutturato avrebbe ridotto, seppure in minima parte, la vista del castello.
Finora abbiamo tutti accettato di buon grado, le restrizioni erano antipatiche (e costose) ma erano giustificate perchè il Comune cercava di salvaguardare l'atmosfera antica e tranquilla del ricetto. Ma ora? Non dubitiamo della legalità di quanto accaduto e della scrupolosità del lavoro svolto dall'Ufficio Tecnico e dagli altri enti coinvolti; quello che viene a mancare ora è la legittimità morale e politica! Il Comune potrà ancora imporre di usare coppi e non tegole portoghesi per salvaguardare l'aspetto del ricetto con quell'insegna piazzata proprio al centro? Non stiamo certo istigando i cittadini del ricetto alla disobbedienza civile, vogliamo solo che il Comune cerchi di convincerci della legittimità morale della propria politica di preservazione del ricetto dopo l'installazione dell'insegna. In assenza di questo convincimento sarà difficile che il Comune possa ancora contare sul nostro sostegno.
Quando alla nostra disponibilità di accettare quanto ci viene imposto, la legge è legge e come tale va rispettata, ma non ci si può aspettare che imposizioni di questo tipo vengano comprese ed accettate.
Distinti (ma non cordiali) saluti.
Seguono una ventina di firme
Uno dei tanti multati
per frazioni di secondo
A proposito delle multe a raffica all'incrocio di Strambino, sono perfettamente d'accordo con i due signori (Blanchietti e Baldi) che sono ricorsi al giudice di pace. Ovviamente sono anch'io uno dei tanti (si dice centinaia) multati per qualche frazione di secondo di rosso (sarà poi veramente così?) e ovviamente ho presentato anch'io ricorso. E' paradossale esser multati per frazioni di secondo, ma non sapere l'ora esatta della multa?
Sulla foto fornitami dei vigili l'ora è 18:52:08, sul verbale è 17:52. La vigilessa di turno mi ha detto che è colpa della ditta installatrice dell'apparecchiatura, il sindaco con cui mi sono "scontrato" (non era possibile fare diversamente) mi ha risposto che l'ora non ha importanza, il fatto è che sono passato col rosso! Quindi non è vero che non entra nel merito delle multe come da intervista sulla Sentinella di lunedì 25 settembre scorso.
Certo che sia la risposta della vigilessa, che quella del sindaco fanno rabbrividire. Ma se non è precisa l'ora lo saranno i secondi e le frazioni di secondo? Per non parlare dei cartelli segnaletici di questo rilevatore fotografico: sono completamente anonimi, di piccole dimensioni senza un loro palo di sostegno ma "alloggiati" uno sotto un cartello di un'attività commerciale, l'altro sotto un cartello di una fermata di autobus. Incredibile!
Comunque, siccome presumo (sono passati più di quattro mesi dalla rilevazione dell'infrazione alla notifica) che sono incappato nella multa mentre tornavo, come faccio sovente, dalla spesa alla Coop, io e altri tre multati della mia zona, non andremo più in questo centro commerciale, per evitare questo maledetto incrocio! La Coop ringrazia gli amministratori di Strambino.
Giuseppe Vaudagna Strambino
Perchè Microsoft deve
scegliere Ivrea
Ivrea città dell'informatica, è quanto troviamo scritto sui cartelli autostradali nei pressi di Ivrea. Ivrea e informatica, due soggetti che insieme nel passato hanno fatto scuola non solo in Italia, ma nel mondo intero insieme ad un terzo soggetto, Olivetti. Ora io mi chiedo chi meglio di Ivrea può ospitare questa nuova iniziativa di Microsoft, chi meglio di Ivrea ha nel suo DNA la ricerca, l'innovazione, le sfide globali.
Si parla molto in questo periodo delle nuove vocazioni territoriali del Canavese. Ma davvero cari amici Canavesani crediamo che il nostro futuro sia lo smaltimento dei rifiuti del Piemonte o quant'altro. No, io credo fermamente che il nostro sviluppo passi attraverso iniziative che riportino Ivrea al centro dei processi tecnologici, noi che vent'anni fa eravamo la " Cupertino" dell'Europa non ci possiamo rassegnare ha un destino con il segno meno davanti, e quindi chiedo ai nostri amministratori e a tutti Noi Canavesani di fare Sistema (parola inflazionata e usata molte volte a sproposito per difendere interessi di categoria) e di farlo con forza perché è attraverso opportunità come quella di Microsoft che noi potremo sperare di rimettere il segno più al futuro del nostro Canavese.
Il mio invito ai nostri Amministratori è di chiedere con forza che Microsoft valuti seriamente di portare i suoi laboratori ad Ivrea perché sono convinto che questa città ha ancora i numeri per riavviarsi sulla strada dello sviluppo dobbiamo tutti insieme crederci e operare perché questo avvenga.
Cordiali saluti.
Angelo Spiller Ivrea
Coraggio e arguzia
di Pierino Gambullo
Così anche Pierino Gambullo ci ha lasciati. Sembrava quasi impossibile e invece...
Da sempre i giovani cercano, anche fuori dalla famiglia, degli esempi, dei modelli di vita cui riferirsi. Per quel che riguarda la nostra zona e la mia generazione uno di questi era Pierino: lo ammiravamo soprattutto per la sua forza leggendaria e per il suo coraggio.
Mi vengono in mente anche altre indimenticabili figure di quel tempo, persone che, per altri versi, contribuirono a farci crescere: Ciro Merli, il più famoso Generale del Carnevale, Franco Bertola del Caffè del Teatro, Ivonne Pero della Corona Grossa.
Ai nostri occhi di allora tutti costoro parevano pressoché immortali.
Non mi dilungherò sulle imprese di Pierino prima come marinaio poi come Vigile del Fuoco: io stesso ne ho già parlato in occasione del suo Cavalierato e altri l'hanno fatto meglio di me. Quanto alla sua attività di istruttore di nuoto alla Canottieri sono centinaia i soci che possono testimoniare della sua preparazione e del suo impegno.
No, oggi racconterò due episodi minori ma inediti risalenti addirittura agli anni 50. Non è stato facile ricostruirli: le arterie si sono indurite e le memorie sono un poco svaporate.
Il primo riguarda il coraggio di Pierino. Era una serata sonnacchiosa al Caffè del Teatro, tra effluvi di antiche grappe e di sigari toscani e brontolii di anziani e imperturbabili scopisti.
D'improvviso entra un avventore trafelato: "A j é i lader, a j é i lader " poi, ripresosi, spiega che nel laboratorio di un vicino negozio si udivano strani rumori. Pierino capta subito la situazione e a grandi falcate si precipita nel laboratorio, sorprende il ladro intento a forzare dei cassetti con un punteruolo, lo disarma e gli assesta due schiaffoni che lo lasciano tramortito per mezz'ora.
Al risveglio Pierino lo afferra per il bavero e gli fa: "Questo è niente. Se ti pesco di nuovo a rubare rimpiangerai di essere nato. Ora vai e ravvediti".
Sembra che il ladro abbia preso la ramanzina molto sul serio e che da allora abbia condotto una esistenza proba, all'insegna dell'operosità e della letizia.
E' vero che da allora la criminalità è cambiata, ma simili forme di " redenzione alla Gambullo ", opportunamente adattate, potrebbero ispirare i nostri legislatori sempre alla ricerca di pene alternative che evitino il sovraffollamento delle carceri e conseguenti indulti.
Il secondo episodio ne mette in luce l'arguzia. Tutti i biliardisti della Canottieri Sirio conoscono la frase preferita di Pierino: " ‘l casin a l'è la ruvin-a dji omu" che tradotto letteralmente fa: " il pallino è la rovina degli uomini". Si riferisce agli scherzi che il pallino può giocare al battitore sia impedendogli la copertura sia facendogli abbattere i birilli con la propria biglia concedendo così i relativi punti all'avversario.
Pierino giocava evidentemente sul doppio senso: il termine casin sta anche per postribolo o casa chiusa. Nell'immaginario collettivo questi erano luoghi di perdizione, di contagio da cui, appunto, la rovina degli uomini.
Ma in maniera del tutto opposta, se non altro per dovere d'ufficio, doveva pensarla il sig. Fumero tenutario della casa chiusa di Ivrea, la famigerata Villa Gina.
Ora si dà il caso che il sig. Fumero fosse un eccellente biliardista e che frequentasse il caffè del Teatro nel raro tempo libero. Ogni tanto affrontava Pierino in partite epiche e questi, ad ogni scherzo del pallino, zac! La frase biricchina tra risatine e strizzate d'occhio degli astanti.
Coraggio e arguzia: anche questo era Pierino Gambullo.
Dove sarà il suo spirito ora? Cosa starà facendo?
Mi piace pensare che, quando sarà venuta la mia ora, mi ritroverò in una sala da biliardo come la nostra della Canottieri Sirio ma più grande. In un angolo Ciro Merli in uniforme brinda con delle giovani signore in abito da sera. Accanto a lui Gino Rigolli col suo sax suona sommessamente " Smoke gets in your eyes". Negli altri due angoli stanno rispettivamente Franco Bertola intento a mescere una vecchia Freisa delle sue e Ivonne Pero che sta preparando la famosa zuppa di ajucche.
Nell'angolo opposto conversano amabilmente di biliardo Marino, Luciano, Richetto, Remo, Alfonso, Piercarlo, Edoardo, Paulin. Al centro un unico tavolo: Pierino e il Sig. Fumero stanno giocando una partita infinita ma senza pallino: siamo in Paradiso, vietate le complicazioni!
Ciao Pierino, con affetto.
Toni Ziliotto Ivrea