Addio alla Comunità Montana
CUORGNE'. Comunità Montana, addio. Cuorgnè se ne va e Canischio lo farà la prossima settimana. L'ente perde i pezzi, ma è evidente che con l'uscita del comume capofila, che per territorio e popolazione rappresenta quasi il 50% della Comunità stessa, lo scenario che si prefigura è molto complesso. La decisione di riscrivere i confini della Comunità, richiesta inoltrata alla Regione Piemonte, è stata decisa dal consiglio cuorgnatese giovedì sera.
Una seduta d'altri tempi, per il pathos, le emozioni, la tensione respirata in sala. La maggioranza, capitanata dal sindaco, Giancarlo Vacca Cavalot, ha tirato dritto per la propria strada e non sono servite le esortazioni di tutti i gruppi di minoranza al primo cittadino e ai suoi collaboratori di rivedere le posizioni assunte.
Vacca Cavalot non ha neanche preso in considerazione l'ipotesi di ritirare il punto dall'ordine del giorno e visto che vale la legge dei numeri, in questo momento Cuorgnè è un comune che ha espresso una volontà precisa: quella di abbandonare un ente di cui ha fatto parte per più di trent'anni, col quale ha condiviso progetti e aspettative di un intero territorio.
Giusto? Sbagliato? Dipende dai punti di vista. Ma l'amarezza, per tutti, resta, e tra i comuni più piccoli che avevano in Cuorgnè il loro faro, la preoccupazione cresce. Cronaca di una serata per certi versi davvero "storica". Il clima è già sufficientemente riscaldato quando il sindaco introduce il punto numero 7 che, come detto, è la richiesta di revisione della delimitazione territoriale della Comunità Montana Alto Canavese con l'esclusione di Cuorgnè. «Abbiamo creduto fosse indispensabile portare all'attenzione del consiglio, che è sovrano, una decisione così dolorosa e sofferta - dice Vacca Cavalot -. Non si tratta di questioni personali e nemmeno del fatto che Cuorgnè debba e voglia sentirsi più in gamba di qualcun altro. Nell'articolo 16 della legge regionale sulla montagna sta scritto che questi enti hanno tra le finalità quelle di promuovere lo sviluppo socio economico del territorio, garantendo un armonico equilibrio tra le popolazioni montane. Noi riteniamo che questa Comunità non abbia assolto a queste funzioni e che Cuorgnè sia stata volutamente emarginata. Noi non vogliamo imporre la nostra volontà ad altri, ma neppure non possiamo accettare situazioni che ledono la dignità del nostro comune».
«E' grave lo spostamento della sede a Rivara, deciso durante il commissariamento del comune - aggiunge il sindaco -. La delibera è successiva alle amministrative, ma la decisione era già maturata da tempo, e se per qualche ragione fosse stata assunta davvero dopo la mia elezione a sindaco, la portata del gesto, in senso negativo, sarebbe anche maggiore. Qui parliamo di una città, di una realtà territoriale importante nell'economia di un ente, non dei singoli o dei diversi schieramenti politici. Troppe volte siamo stati chiamati a contribuire in modo sostanzioso ai progetti ma non abbiamo ricevuto in cambio i servizi che meritavamo. Non solo soltanto io ad avere messo in luce questa situazione di disagio. Altri sindaci, prima di me, hanno dovuto sopportare l'inaccettabile. Questa scelta, comunque, non influenzerà il futuro di "Manifattura 2001" e la richiesta inoltrata alla Regione non comporterà la perdità del titolo di comune montano che Cuorgnè ha acquisito. Che la Regione, dunque, ridefinisca i limiti territoriali dell'ente e ci sposti in un'altra zona».
Si apre il dibattito, lungo, appassionato, articolato. Tutti hanno qualcosa da dire, da obiettare, da proporre. Ma la sostanza, alla fine, non cambia. Il sì della maggioranza ha la forza dirompente di un macigno. E sabato prossimo, 8 ottobre, tocca al Consiglio di Canischio.
Mauro Michelotti