Lojacono, la poesia dell'inconscio
S'intitola "Il sorriso dell'Ippocampo" la nuova raccolta di poesie di Marco Lojacono. L'opera (L'Autore Libri Firenze, 2006, pagg. 109, euro 9,80) verrà presentata sabato 23 settembre, alle ore 17, al Teatro Giacosa. E' il quarto libro di versi, questo, per Lojacono, e il poeta sembra, qui, aver definitivamente scelto la strada impervia dell'inconscio, piuttosto che quella, piana e chiara, del cuore. Ed è poesia dura, profonda e bella, ma sempre più aggrovigliata nelle reti del suo stesso mare. C'è troppo pensiero filosofico, troppa mente, troppo "rovello intellettuale", come indovina, nella dotta prefazione, anche Ugo Cardinale.
Non è servita la Luna - fredda e lontana - a rischiarare la strada verso la felicità; anche quell'altro ‘Altrove', dove accasare l'anima, alle fine, s'è rivelato un pietoso miraggio; e la memoria non è riuscita a lenire il dolore, riportando a galla gioie e volti del passato, ma anche mostri e paure di ieri e di oggi. Non aveva altro approdo, allora, la poesia di Lojacono, se non la profondità del mare, con i suoi silenzi assordanti, le sue solitudini perenni, le sue sofferenze mute, il suo lasciarci, alla fine, senza respiro e immobili. Come la vita, anche il mare inganna. Sulla terra o sott'acqua, ci ritroviamo tutti "nel silenzioso mondo dell'indifferenza", e a niente serve vedersi "attorno, meduse tremule/stelle marine,/emblema di fulgore/ed altre squame, lucenti...". Allora, non resta che il sorriso (ma più il ghigno) di tristezza del poeta-Ippocampo che, perso tutto, si perde e si stordisce "nell'essenza diluita/delle passioni".
Pino Bellocco