Tutto sul termovalorizzatore

TORINO.Poche paginette nel piano provinciale dei rifiuti che sta per essere modificato. Poche paginette che recepiscono lo studio dove si indicano le caratteristiche dell'impianto di smaltimento dei rifiuti della parte nord della provincia: un termovalorizzatore a griglia mobile.
L'indagine, affidata ad una commissione super partes con l'obiettivo di indicare quale sia il modello di impianto ideale per smaltire i rifiuti prodotti nelle aree di Settimo, Rivarolo, Chivasso e Ivrea, è stata infatti completata.
Il documento (della commissione facevano parte esperti di fama nazionale, come la dottoressa Rosanna La Raia) è stato recepito dalla giunta provinciale e dalla commissione consiliare competente nelle scorse settimane e consegnato al neocostituito Ato. Nei prossimi giorni comincerà l'esame in consiglio provinciale.
E all'Ato, presieduto dall'architetto Paolo Foietta, toccherà fin da subito dialogare con i sindaci per illustrare il modello del nuovo termovalorizzatore per i rifiuti e, soprattutto, individuare l'area più idonea.
La partita è fondamentale e delicatissima. Il documento è ormai conosciuto e, anche a livello locale, alcune mosse registrate attorno a qualche area papabile denotano che c'è un interesse di fondo.
La commissione incaricata, analizzando i dati di composizione e di produzione dei rifiuti inserite nelle necessità del piano provinciale, ha concluso che l'impianto migliore è un termovalorizzatore con forno a griglia mobile raffreddato ad acqua. Sarebbe quello, infatti, l'impianto più idoneo a bruciare rifiuti con un potere energetico inferiore ai venti megajoule. Di più: l'Ato, in mano, ha già un elenco di dieci aree idonee in base all'analisi di alcuni requisiti, ove ospitare l'impianto.
La premessa del presidente Ato è conciliante: «Un impianto di termovalorizzazione è oggi considerato un insediamento industriale a tutti gli effetti. E' una potenzialità interessante, in grado di generare sviluppo e di rivitalizzare aree industriali depresse. Va detto però - e Foietta lo ripeterà più volte nel corso della conversazione - che non si costruirà un impianto contro le popolazioni». In maniera meno esplicita, Foietta specifica che non ci sarà un'altra Tav. «Il nostro obiettivo - dice - è quello di arrivare entro la fine dell'anno con una decisione presa e condivisa con il territorio. Se il Canavese non vorrà cogliere questa opportunità, lo faranno altre zone».
Dell'impianto si conosce, oltre che sarà a griglia mobile con raffreddamento ad acqua perchè considerato il sistema con i maggiori standard di sicurezza in fatto di emissioni, il fatto che brucerà circa settantacinquemila tonnellate di fanghi derivati dalla depurazione e inertizzati per ridurre l'acqua oltre ai rifiuti urbani residuo della differenziata (circa centomila tonnellate) e ai rifiuti solidi assimilabili agli urbani ovvero principalmente imballaggi (poco meno di centomila tonnellate).
L'impianto, inoltre, servirà un bacino di utenza di popolazione che si aggira a poco meno di cinquecentomila abitanti, compresi nelle aree di Settimo, Chivasso, Rivarolo e Ivrea. Le polveri della combustione finiranno nella discarica di servizio di Montanaro, che già recupererà i residui dell'impianto di termovalorizzazione del Gerbido.
Per costruire l'impianto non sarà necessario uno spazio molto ampio. «Diciamo l'equivalente di sei campi di calcio», spiega l'architetto Foietta. Sessantamila metri quadrati da destinare all'impianto e dove, attorno al quale, saranno messe in cantiere tutte le opere definite «di compensazione». Ma andiamo con ordine. Sottolinea Foietta, parlando degli impianti presenti nel resto dell'Europa anche nelle aree urbane: «Il termovalorizzatore è in grado di dare vita ad un'area industriale. Ci piacerebbe, per l'impianto della parte nord della provincia, affrontare un discorso ad ampio raggio sulle condizioni favorevolissime alle quali le imprese che si insediassero attorno al termovalorizzatore potrebbero acquistare l'energia ed il calore». Per Foietta, il termovalorizzatore potrebbe essere a sua volta un motore di sviluppo e generare un'economia attorno a se. Quanto agli occupati, l'impianto riesce a dare un posto di lavoro a circa un centinaio di persone, un'energia intorno ai quarantacinque megawatt e calore (che può essere utilizzato con un impianto di teleriscaldamento) a oltre centomila abitanti.
Altro elemento: la qualità progettuale. «Ci sono già - dice Foietta - in questo campo, precedenti illustri. L'estetica dell'impianto è fondamentale. Non si tratta più di un prodotto di edilizia industriale, ma deve essere progettato da un grande architetto».
L'investimento economico è molto rilevante: «Dai due ai trecento milioni di euro - sottolinea Foietta - Il dieci per cento dell'investimento sarà utilizzato per opere di compensazione ambientale. Il settanta per cento dei costi dell'impianto sono invece legate a misure di sicurezza ambientale». Il discorso sulle compensazioni, Foietta, lo riassume così: «Le misure di compensazione sono già definite nel piano provinciale dei rifiuti. Precisiamo subito: non sono un risarcimento di un danno. Sono investimenti che vengono realizzati in modo che, complessivamente, il saldo ambientale dell'area che ospita il termovalorizzatore sia positivo». C'è di tutto un po': parchi, luoghi di incontro, piantumazione di vegetazione. Il Comune che ospita l'impianto incassa, ogni anno, una quota per la quantità di rifiuti incenerita (circa un milione di euro e mezzo l'anno).
Il pericolo? Foietta sottolinea come gli standard di sicuezza europei non debbano assolutamente allarmare. «Per capirci - osserva - la normativa sulle acciaierie, ad esempio, prevede livelli di emissioni dieci volte superiori. Con il teleriscaldamento si vanno a spegnere moltissime caldaie».
Il confronto con il territorio sta per cominciare. Foietta sta per incontrare i sindaci e non solo: «Sono disponibile a dialogare con tutti. Il progetto sarà analizzato con la massima trasparenza nei confronti dei cittadini e delle amministrazioni comunali». I giochi sono aperti.