«Lettere senza risposta»
RIVAROLO.«Il palazzo comunale non è un fermoposta. Chi scrive al sindaco non necessariamente deve avere una risposta e chi protocolla documenti all'attenzione del Consiglio non può avere la pretesa che poi vengano letti e discussi durante le sedute». E' piuttosto esplicito Fabrizio Bertot. In materia di "comunicazione" con i cittadini ci sono già una serie di canali istituzionali. Le istanze, dunque, possono essere recepite attraverso i consiglieri, gli stessi gruppi consiliari, ma il consiglio non può essere un interlocutore diretto. La questione è stata oggetto di un dibattito serrato durante l'ultima seduta. A sollecitarlo è stato il gruppo di opposizione "Laboratorio Insieme" attraverso un'interrogazione. Per Giampiero Cassulo e colleghi in più di un'occasione documenti sottoscritti da cittadini (regolarmente protocollati) ed indirizzati all'attenzione del consiglio comunale non sono poi stati messi a conoscenza del consiglio stesso. Un'omissione, dunque, secondo il gruppo di centrosinistra, tanto più grave visto che "i cittadini - secondo Cassulo -, hanno tutto il diritto di chiedere delle cose al consiglio, così come il il consiglio ha il diritto dovere di receperire le istanze e se non lo fa adotta un atteggiamento razzista".
L'esponente diessino ha fatto riferimento a un paio di documenti (uno sulla legittima difesa, l'altro sulla vicenda del 5 e dell'8 per mille) che nonostante fossero con evidenza posti all'attenzione del consiglio non sono mai approdati. Nella cartellina del presidente Franco Papotti, invece, ce n'era un terzo, più recente, che il sindaco riteneva fosse quello ad avere dato il la alla richiesta di chiarimenti dell'opposizione. «Il comune non svolge i servizi che competono agli uffici postali - ha rimarcato Bertot -. Vi sono personaggi, a Rivarolo, che di abitudine protocollano documenti su documenti. In genere sono abituato a rispondere a tutti, ma non sta scritto da nessuna parte che lo debba fare per forza. Diverso è quando si protocolla un documento all'attenzione del consiglio che non può e non deve essere un interlocutore diretto. Se uno ha delle questioni da sollevare, lo faccia attraverso i consiglieri o i gruppi consiliari».
«Questo denota una mancanza di educazione ed uno scarso rispetto del cittadino» ha osservato Cassulo. (m.mi.)