«La Curia aiuti i senzatetto»
IVREA. E' un'emergenza sempre pressante. La casa è tornata ad essere elemento centrale nella necessità di erogare politiche pubbliche. Persino la San Vincenzo, storica associazione di volontariato impegnata a combattere le povertà, lancia un'idea: perchè non favorire il dialogo tra Curia e Comune per utilizzare alcune canoniche vuote?
Il ragionamento è semplice. «La San Vincenzo - dice il volontario del gruppo di Ivrea Giovanni Vanotti - potrebbe offrirsi come intermediaria e mediatrice di un dialogo tra la Curia ed il Comune. La Curia ha spazi che, aggiustati con l'aiuto dell'ente pubblico, potrebbero diventare luoghi idonei dove vivere». Vanotti rileva come, in questo modo, si rivitalizzerebbero spazi oggi vuoti «e - osserva - sarebbero anche tutelati da un degrado progressivo». E' un'idea tutta da costruire nei tempi e nei modi, ma l'associazione di volontariato che da sempre, con dedizione e discrezione, offre aiuto a chi è in difficoltà, non ha potuto, in questi ultimi tempi, non rilevare come la questione casa sia al primo posto. Nei mesi scorsi, su analoga linea d'onda, la cooperativa Marypoppins aveva presentato un servizio, rivolto in modo particolare agli stranieri. La cooperativa si offre come interfaccia tra l'inquilino e il padrone di casa ed è disponibile a svolgere un ruolo di mediazione culturale per agevolare l'inserimento e le relazioni di chi prende in locazione la casa. In occasione della presentazione, Marypoppins aveva sottolineato come, nei centri storici, molte case vuote potrebbero tornare ad animarsi.
Oltre al disagio che colpisce sempre più nuclei familiari che non riescono a far quadrare il bilancio, ci sono poi le emergenze. E' di un paio di settimane fa la storia di un quarantacinquenne di Ivrea costretto da oltre due anni a vivere nella sua automobile.
L'assessore alle Politiche sociali Salvatore Rao aveva sottolineato come il caso del quarantacinquenne fosse noto ai servizi sociali e la domanda per l'assegnazione della casa popolare fosse in dirittura di arrivo. Così, infatti, è stato. Contestualmente, però, Rao aveva specificato le necessità di una città come Ivrea: «Con cento nuovi alloggi popolari - aveva sottolineato - si potrebbero dare risposte significative».
Le povertà, la San Vincenzo che si appresta a festeggiare il suo fondatore a Chivasso, la conosce bene. «Siamo in grado - spiega Vanotti - di seguire un'ottantina di casi. Il sistema è sempre lo stesso. Noi volontari andiamo a trovare le persone in difficoltà e portiamo loro borse di cibo. In alcuni casi e in situazioni particolari ci autotassiamo per pagare qualche bolletta o per acquistare cibi freschi in caso di persone anziane e ammalate».
Le risorse di cibo distribuite dalla San Vincenzo provengono dal Banco Alimentare, il resto dal buon cuore e dalla solidarietà degli aderenti.
I volontari della San Vincenzo sottolineano come le persone che sprofondano nella poverta sono prevalentemente quelle che, all'improvviso, perdono il lavoro e le famiglie disgregate, uomini o donne che, dopo la separazione, non riescono a trovare un equilibrio economico senza l'aiuto dei volontari.
Uno sforzo grande, in queste ultime settimane, è stato fatto anche nei confronti dei detenuti che sono usciti dal carcere con l'indulto e non avevano un posto dove andare.
Per cercare di fornire un ulteriore aiuto, quanto meno sul fronte della conoscenza di determinate situazioni, la San Vincenzo ha anche raccolto i curricula delle persone disoccupate da loro sostenutute e le ha portate in un'agenzia di lavoro temporanea e all'assessorato alle Politiche Sociali. Per il futuro? «Continuare - conclude Vanotti - e invitare a collaborare con noi tanti nuovi volontari». (ri.co.)