Marcelo, il tennista con la passione di viaggiare

ANZASCO. Semplicemente bellissimo Marcelo Townsend Marocchino, sorriso disarmante, occhi color smeraldo, capelli neri e fisico atletico, alto 1,89 m. Ha 18 anni e abita ad Azeglio, con la mamma e la sorella Maria Inés di 20 anni, ma le sue origini sono anche cilene. Si è candidato al gioco estivo per rappresentare il Maresco, gestito da un suo amico, e nonostante la sua fisicità che accompagna la giovane età, Marcelo non si monta la testa e si presta con spontaneità a posare davanti l'obiettivo. «Mai fatto nulla del genere. Mi candido volentieri per dare una mano al mio amico Cristian».
Cosa fai nella vita?
«Studio al liceo classico ad indirizzo scientifico-internazionale. Neanche a dirlo la mia materia preferita è matematica, materia in cui rendo moltissimo».
E dopo il liceo cosa vorresti fare?
«Vorrei iscrivermi alla facoltà di scienze motorie, però ho ancora due anni davanti a me prima prendere una decisione. Confesso, con estrema sincerità, di volermela godere ancora un po' prima di prendere delle decisioni importanti per il mio futuro. Anche perché non mi dispiacerebbe nemmeno lavorare con mia mamma nel campo dell'import export di abiti. Insomma, non ho ancora le idee precise. Vedremo, il tempo saprà aiutarmi a fare la scelta giusta per la mia vita professionale».
Pratichi sport?
«Certo. Gioco a tennis da un po' di anni e mi alleno tre ore ogni giorno. Vacanze a parte, sono sempre in campo per cercare di migliorare la tecnica e lo stile».
Perché proprio uno sport individuale come il tennis?
«Purtroppo sono poco paziente e con gli sport di squadra finivo sempre per innervosirmi con gli altri compagni di gioco. Una cosa, lo ammetto, non bella per uno sportivo. Il tennis, invece, mi permette di concentrarmi su me stesso. Credo sia educativo per la mia persona e che, col tempo, mi aiuterà a tenere a bada il mio carattere irrequieto».
In che senso?
«Non è solo la preparazione fisica a far vincere. Quello che fa la differenza in campo sono la calma e la concentrazione. Caratteristiche che, comunque, mi aiutano anche fuori del campo».
Perché allora non diventare un maestro di tennis?
«Magari potessi farlo. Ma prima preferirei diventare un buon giocatore e poi per fare l'allenatore bisogna praticare un percorso alquanto lungo. Non è affatto facile fare l'istruttore di tennis.».
Oltre allo sport, qualche altra altra passione coltivi?
«I viaggi, vengono al primo posto. Finora ho avuto la fortuna di viaggiare spesso con mia mamma. Una delle mie mete preferite è senza dubbio Miami. La sua gente, il suo clima e le sue spiagge mi fanno impazzire. E poi New York con i suoi grattacieli. Questa città è fantastica perché lì è tutto pensato in grande, anche se trovo che gli americani, in generale, siano molto organizzati, puntuali e strutturati. Non proprio esattamente come me... Quest'anno, comunque, sono stato a Los Angeles con la mia famiglia e a Riccione con gli amici».
Nessuna ragazza nella tua vita?
«Su questo argomento al momento mi muovo come se fossi su un percorso minato. Purtroppo sono single da poco tempo, però mi auguro di rimettermi in pista velocemente. Chissà, magari questo gioco organizzato dalla Sentinella del Canavese mi porterà un po' di fortuna nel campo dell'amore». (e.p.)