Ivrea è rimasta sola a difendere ‘la sua Asl'

IVREA. Stati d'animo diversi tra i sindaci alto e bassocanavesani sulla questione del nuovo piano sanitario e dell'accorpamento delle Asl 7 e 9. E, dalla raccolta dei vari pareri, sembra che il timore di Ivrea di eventualmente perdere la direzione generale sia concentrato in pochi Comuni. Sono molti, invece, a plaudire all'accorpamento in grado di liberare nuove risorse per la sanità.
Fabrizio Bertot, sindaco di Rivarolo, non ha presenziato all'incontro in Regione di lunedì scorso perché in agenda figurava già quello svoltosi ieri, mercoledì, in qualità di presidente dell'assemblea dei sindaci. «L'accorpamento delle Asl non mi appassiona per niente - dice Bertot -. E' demagogico che Ivrea possa perdere qualcosa a favore di qualcuno. Quello che conta, in materia di sanità, sono i servizi ai cittadini e la loro distribuzione sul territorio. Sono questi i temi che debbono essere affrontati. L'accorpamento delle Asl è qualcosa che riguarda le alte dirigenze. Dove possa essere l'ufficio del direttore generale, a Ivrea piuttosto che a Chivasso, non mi cambia le cose. Per il cittadino è importante sapere dove deve andare per i prelievi e ritirare gli esiti, non dove le analisi vengono effettuate». «Avevo parlato, a margine di un incontro, della necessità di un'iniziativa comune per cercare di affrontare le complesse problematiche legate alla sanità, ma mi era stato risposto che le decisioni, quelle importanti, erano già state assunte - confida il sindaco di Cuorgnè, Giancarlo Vacca Cavalot-. Calare un piano sanitario di questa portata in una realtà come la nostra, con la crisi dell'industria in bassa valle e il clima di sopportazione che si respira nella parte alta (vedi le aspirazioni in materia di separazione dalla provincia di Torino) è segno di scarsa sensibilità verso un'area che ha sempre dato a pieni mani e ricevuto pochissimo. Per quanto mi riguarda, promuoverò un tavolo di confronto tra i sindaci dell'ex Usl 38 per cercare, se possibile, di mettere alcuni paletti fermi. Asl 7 e 9 accorpate? Chivasso, inevitabilmente, e per mille motivi, farà la parte del leone, penalizzando anche Ivrea che, per altro, alle nostre battaglie ha sempre e soltanto dimostrato indifferenza». «L'accorpamento, a livello amministrativo, non è un problema - interviene Serafino Ferrino, sindaco di Favria-. Il disagio, al massimo, può essere per i dipendenti in sede di trasferimento, anche se è vero che la sede dell'Asl a Chivasso sposta il baricentro alle porte di Torino nord. Quello che bisogna verificare, invece, è che cos'è rimasto del progetto per la grande struttura del Canavese. Se ciò che sta avvenendo significa non dare indicazioni sui presidi ospedalieri è tutto negativo. Sulla figura del sindaco tutor della salute dei cittadini credo sia un aspetto positivo, sempre che la stessa venga supportata adeguatemente da mezzi strutturali». «Togliere la direzione ad Ivrea non è fare un servizio al Canavese - rimarca Eugenio Bozzello, sindaco di Castellamonte-. Del resto, abbiamo visto che fine ha fatto l'ospedale di zona che avrebbe potuto sorgere nella zona di Ribes. Permane l'ipotesi di dar vita ad un nuovo presidio in sostituzione di quello di Ivrea e visto che abbiamo servizi sul territorio distribuiti tra Cuorgnè, Castellamonte e la stessa Ivrea, se dovesse nascere nella zona di Banchette, Loranzè daremmo un servizio all'intero Canavese. Sul piano sanitario c'è ben poco da dire. Quando ne veniamo a conoscenza è già bell'e che confezionato e non resta che prenderne atto. E' come per lo sviluppo del territorio. Si parla tanto di decentramento, poi la Provincia finisce per preoccuparsi quasi esclusivamente della cintura torinese. La verità è che come Canavese occidentale siamo regolarmente tagliati fuori...». «E' evidente che l'eporediese vive in maniera ansiogena l'accorpamento delle Asl - riferisce Marco Suriani, primo cittadino di Caluso-. Come sindaco dell'ex Asl 41 non posso dire che l'accorpamento mi dispiaccia. I nostri cittadini vanno a gravitare sulle strutture sanitarie del chivassese che con le suddivisioni precedenti non potevano utilizzare. Per quel che concerne il piano sanitario, tutto parte dal concetto che bisogna favorire la prevenzione, la territorialità e l'ospedalizzazione è l'extrema ratio. Importante, dunque, è migliorare i servizi come i poliambulatori. Quando i medici se ne vanno, c'è un depauperamento delle attrezzature e quelle nuove non si possono acquistare, mi chiedo in quale misura si possa davvero favorire le territorialità».
Decisa sostenitrice dell'accorpamento è il sindaco di Perosa, Giuseppa Vanacore, di professione medico di base: «E' necessario superare il nostro provincialismo e il vecchio campanilismo; non ha senso fare una guerra sul nome della nuova Asl». Premesso di non essere andata all'incontro con l'assessore regionale, visto che «il piccolo comune di Perosa non conta nulla e vale zero», Vanacore spiega: «Mi pare prematuro contestare l'accorpamento visto che anche quando è stata fatta la precedente fusione delle Asl 39-40-41, non è successo niente di negativo sul servizio. E' inutile criticare questo accorpamento che prevede l'unificazione dei livelli dirigenziali ed amministrativi, con l'ottimizzazione dei costi. Dal punto di vista del servizio sul territorio non cambia molto, anzi è addirittura possibile ottenere un miglioramento. Se il servizio funziona, non mi interessa che la sede della Asl sia Ivrea o Chivasso. Quello che invece chiediamo - incalza - è una risposta sull'ospedale con nuovi servizi e una maggiore efficienza per i cittadini del nostro territorio». «Le novità vanno bene purchè tutto funzioni e questo dipende dagli operatori ai vari livelli - commenta il sindaco di Vialfrè, Giovanni Berno- Ivrea sta perdendo e dispiace però bisogna darsi da fare da parte di coloro che sono dentro le strutture per ottenere migliori risultati». Gianpero Cardone, sindaco di Scarmagno, parte dall'analisi del nuovo piano sanitario che «mette al centro il cittadino e questo è positivo». Considerato che l'unificazione dei settori amministrativo e dirigenziale consente una riduzione dei costi, Cardone, sostenuto dal suo vice Felice Vercellono, sostiene: «Il problema che pone l'accorpamento è quello dei trasporti che devono essere assicurati a tutti i cittadini verso i luoghi dove vengono accorpati i servizi specialistici della nuova Asl. Resta ancora da chiarire l'ipotesi del nuovo ospedale del Canavese che, secondo lo studio del Politecnico che non ci è mai stato illustrato ufficialmente, veniva indicato nelle zone di Scarmagno, Perosa e Strambino». Voce in parte fuori dal coro è quella del sindaco di Strambino, Savino Beiletti: «Il rischio è che si svuoti questa parte del Canavese con l'impoverimento, da tenere bene in considerazione, dell'area eporediese. Se l'accorpamento comporta dei miglioramenti nei servizi (liste d'attesa ed altro) non sono contrario, ma sono invece preoccupato che la gestione sanitaria di ben 150 comuni sia affidata a dei distretti, con un appesantimento della burocrazia e più lontani dalla base. Ci piacerebbe sapere a che punto è la questione dell'ospedale del Canavese, visto che l'area dello strambinese è una di quelle indicate nello studio del Politecnico. L'amministrazione si riserva di esprimere in un documento ufficiale indirizzato all'assessore regionale alla sanità la posizione ed eventuali proposte».
Vincenzo Baruzzi, sindaco di Borgofranco, spiega che il Comune, a quell'incontro in Regione, era presente: «Ho mandato l'assessore ai Servizi sociali Modesta Colosso. Dai documenti pervenuti al Comune, ho capito che si trattava solo di una presa d'atto dell'accorpamento delle due Asl. E' un argomento sul quale possiamo fare ben poco. A noi l'accorpamento va bene, basta che si mantengano gli stessi servizi». Renzo Galletto, sindaco di Montalto Dora, dice che, di quell'incontro, non ne sapeva nulla: «Sono in ferie, ma prima di partire non ho ricevuto alcuna convocazione. Ci deve essere stato un difetto di comunicazione, se solo due sindaci erano presenti alla riunione».