Mediapolis, faccia a faccia tra responsabili e cittadini

ALBIANO. Hanno sfidato temperature cocenti per partecipare al primo incontro di sportello dedicato proprio a loro, ai cittadini che hanno voluto porre alcune domande dirette al sindaco e all'amministratore delegato sul tema Mediapolis. E così è stato. Una trentina le persone intervenute venerdì pomeriggio al faccia a faccia con Sergio Porcellini, amministratore delegato di Mediapolis, e Gildo Marcelli, neosindaco di Albiano, affiancato dall'ex sindaco Ghilardi.
Uno degli argomenti toccati è stato quello della vocazione del parco. «Il tema del parco è in ricorrente evoluzione - spiega l'ad Porcellini - ma continua ad orbitare in ogni caso nell'ambito della comunicazione. Giungono sempre delle proposte progettuali interessanti, molte delle quali riguardano attività da poter sviluppare con le scuole. Si è pensato anche all'insediamento di un museo sull'automazione italiana. Si vedrà. Per il momento dobbiamo preoccuparci della costruzione effettiva del parco. Ed è importante risolvere il problema del casello autostradale: senza di quello non si va da nessuna parte».
Ironia della sorte, durante il colloquio, qualcuno espone la personale valutazione proprio sulla comunicazione che è andata sviluppandosi in questi ultimi 10 anni. E' Patrizia Isaija che di Mediapolis ne ha fatto la sua tesi di laurea in analisi delle politiche pubbliche: «Purtroppo siamo stati influenzati da molte informazioni contraddittorie nell'arco di questi anni. Prima si affermava una cosa, poi tutto il suo contrario, tant'è che la gente di fronte a così tante notizie si è spesso trovata disorientata, ma anche facile preda di chi vuol fare del sensazionalismo. E questo vale per lo spauracchio della grande distribuzione che si sarebbe, secondo le voci, insediata dentro il parco, nonostante nel 2005 fossero state fissate le normative per le concessioni commerciali. Purchè se ne parli va bene tutto, ma non è così invece. Quando si parla di progetti difficili dal punto di vista ecologico, sembra sempre che tutti facciano credere a tutti ciò che vogliono». Interviene Porcellini: «Ritengo che la comunicazione abbia giocato un ruolo fondamentale nel lungo iter burocratico e amministrativo del progetto Mediapolis. E che spesso si sia parlato troppo, magari in modo inesatto. Dal canto nostro, visto che questa non è un'iniziativa meramente privata, ma abbiamo dovuto confrontarci con la parte pubblica, prima di iniziare a parlare e a spiegare abbiamo voluto attendere il nostro turno, rispettando i tempi che occorrono quando si porta avanti un'iniziativa del genere. La grande distribuzione poi non funziona dentro Mediapolis - continua - che sarà invece un po' come la rivincita dei piccoli, per riuscire a sviluppare un commercio vivace e di nicchia. Ed è altrettanto certo che tutte le attività del parco resteranno aperte anche di domenica».
E le persone intervenute si chiedono anche se è stato pensato un legame col territorio circostante. Basterà Mediapolis a sopperire alla carenza di posti di lavoro in Canavese? Sono stati pensati dei trasferimenti "d'opportunità" e di risorse dal parco tematico al territorio che lo ospiterà? «Non credo proprio che Mediapolis potrà sostituirsi a quella realtà industriale canavesana che un tempo aveva una reputazione a livello mondiale - precisa Porcellini - comunque in tutti i luoghi dove si è insediato un progetto come questo, l'economia è cambiata positivamente. Bisogna essere preparati al cambiamento e i fattori territoriali sono estremamente diversi da zona a zona, ma altrettanto decisivi allo sviluppo. Quello che succederà fuori dal parco comunque sarà di responsabilità degli amministratori locali. Nel senso che noi regaleremo una vetrina importante, ma spetterà alle persone del posto creare al di fuori di Mediapolis delle offerte allettanti». Non c'è null'altro da fare che rimboccarsi le maniche. Chissà se sarà più semplice a dirsi che a farsi. «Posso anticipare che per l'inaugurazione del parco - dice l'ad - stavamo pensando di lanciare una iniziativa legata all'arte, ma di carattere internazionale. E questa di per sé sarà già la prima grande opportunità da sfruttare, per tutti. Ma chiariamo comunque che Mediapolis non è una panacea per il Canavese». Piuttosto potrà essere una gallina dalle uova d'oro per chi saprà carpire l'attimo. Intanto qualcuno ci ha già guadagnato con i terreni, anche se in sala ci sono state delle voci insoddisfatte delle cifre offerte per comprare i terreni. «Io mi riterrei davvero fortunato a possedere dei terreni da vendere a Mediapolis - interviene l'ex sindaco Ghilardi - visto che vengono pagati 10 volte tanto il loro valore effettivo. In effetti, cifre e conti alla mano, vendendo un terreno si guadagnerebbe subito ciò che invece si guadagnerebbe lavorandolo per i prossimi 100 anni. Ma questa ovviamente resta una scelta personale e ad Albiano non si è mai proceduto con espropri, ma raggiungendo degli accordi».
Terreni a parte, per chi invece volesse lavorarci a Mediapolis? «E' ragionevole preferire le professionalità della zona - spiega Porcellini - tutte le realtà affini a Mediapolis hanno fatto riferimento alle risorse locali. Sarebbe sciocco il contrario. L'importante è che ci siano abbastanza figure da poter inserire perché in caso contrario dovremmo aggiungerne di altre zone. Ora comunque è presto. Ci vorranno due anni prima che il parco si concluda». (e.p.)