Molesta la vicina sul balcone, assolto
IVREA. La richiesta di condanna del pm era di un anno e nove mesi. L'accusa, pesantissima, quella di violenza sessuale. Lui, un uomo di trent'anni anni, si è sempre difeso sostenendo che non ha mai neanche sfiorato la sua vicina di casa. Che si è trattato di un brutto equivoco, che muovendosi all'interno di uno spazio angusto gli era capitato di premere la parte bassa del suo bacino sulla donna che proprio in quel momento si era chinata dandogli le spalle. Martedì scorso l'uomo è stato assolto per non aver commesso il fatto.
La versione fornita dalla donna, invece, è diametralmente opposta a quella dell'imputato. Ai carabinieri aveva raccontato di essere stata molestata. «Niente di accidentale - aveva ribadito con forza -. Quello ha messo le mani sui miei fianchi premendo poi il pube contro di me. Non è stato affatto un contatto casuale. Voglio andare fino in fondo a questa vicenda, voglio trascinarlo in tribunale». La vicenda, che risale all'ottobre del 2003, è poi davvero finita nell'aula di giustizia del tribunale di Ivrea.
I fatti: la donna, 31 anni, è sul balcone che sposta le piante. Il suo vicino si affaccia e la saluta. Lei gli chiede se ha voglia di dargli una mano, perchè i vasi sono pesanti da spostare. Lui accetta. Il fattaccio accade su un ballatoio di pochi metri quadrati.
Martedì scorso il pm Fabrizio Givri ha chiesto per l'imputato, difeso dall'avvocato Andrea Bertano, 1 anno e nove mesi di reclusione. Richiesta esagerata? Non sembra se si guardano alle ultime sentenze della Cassazione dove è stata data anche una definizione di ‘atto sessuale' che non lascia spazio ai bollenti spiriti e alle avance audaci del maschio italico.
«Oltre ad ogni forma di congiunzione carnale - spiega la Cassazione - sono atti sessuali quelli che, rivelandosi in un contatto corporeo seppur fugace ed estemporaneo, siano finalizzati a porre in pericolo la libertà di autodeterminazione del soggetto passivo». In questo ambito, ha spiegato non più di tre settimane fa la terza sezione penale della Cassazione, «il punto focale è la disponibilità della sfera sessuale da parte della persona che ne è titolare».
La sentenza dei giudici di Ivrea, che hanno assolto l'uomo per non aver commesso il fatto, sembra andare in tutt'altra direzione rispetto a quella "storica" che ha condannato un dirigente della polizia per aver baciato sul collo una sua sottoposta. Andò così anche per la pacca sul sedere, sdoganata dalla Suprema Corte nel 2001, quando assolse un dirigente dell'Asl perchè il palpeggiamento era stato fatto una volta sola e con mano leggera. Salvo contrordine quando, due anni dopo, la fuggevole toccata al fondoschiena tornò reato per un romano che l'assestò sul fondoschiena di una barista. Ma, colpo di scena, dodici mesi dopo la pacca tornava ad essere reato, ma non era più atto osceno, con il passaggio delle mani di un magistrato sulle natiche delle impiegate di cancelleria. (vi.io.)