Ds-Margherita, dialogo difficile
IVREA. Dopo il successo elettorale di Sergio Chiamparino, rieletto sindaco di Torino, grazie al sostegno del partito democratico (Ds e Margherita insieme), che nel capoluogo ha ottenuto quasi il quaranta per cento dei consensi, Ettore Morezzi (responsabile locale della Margherita) si sta impegnando a fondo per dare concretezza al nuovo gruppo politico anche a Ivrea.
Un percorso certamente non facile e pieno di ostacoli. L'esponente del partito di Rutelli non è infatti d'accordo con le dichiarazioni rilasciate alla Sentinella del Canavese dall'assessore dei Ds, Andrea Benedino, il quale sostiene che il nuovo partito, prima di tutto, deve affrontare e risolvere i problemi "eticamente sensibili" cioè quelli legati alla famiglia, all'aborto, alla procreazione assistita e inoltre aggregare pure i socialisti. «Forse Benedino - afferma Morezzi - dimentica provocatoriamente che nel programma nazionale dell'Unione, firmato in occasione delle ultime elezioni, tali questioni sono affrontate e ben definite. L'assessore pare che voglia imboccare una strada infruttuosa e rischiosa». «Non dobbiamo - prosegue Morezzi - alzare muri di separazione in nome delle identità culturali ma ricercare, in modo paziente, posizioni condivise per il bene comune e la convivenza. Se Prodi ha vinto è proprio perché è stato compiuto un lavoro programmatico, che è stato capace di comporre le posizioni, senza obbligare a risolvere problematiche ideologiche».
Per l'esponente della Margherita, inoltre, l'aggregazione dei socialisti nel partito democratico oggi non sembra possibile anche se va salvaguardata l'alleanza politica con loro.
«Noi della Margherita - dichiara il suo responsabile locale - cerchiamo una convivenza politica tra persone che non hanno tutte le stesse idee ma gli stessi obiettivi per la ricerca del bene comune. Non intendiamo prevaricare ma neppure lasciarci coinvolgere in ciò che non condividiamo. Il nuovo partito deve insomma dimostrare che possono convivere, in una struttura democratica, persone con idee diverse ma unite fra loro perché hanno compiuto scelte forti di libertà, di giustizia, di pace e di rispetto della vita e delle persone».
«Questa, a mio avviso - conclude Morezzi - si chiama cultura del dialogo e della tolleranza. Bisogna fermarsi su ciò che può essere comune e non voler affermare il proprio modo di vedere il mondo e le sue cose. E' questa una politica che non travalica ma lascia alle persone lo spazio della libertà».
Per l'esponente della Margherita dunque "si può convivere tutti insieme se sulla famiglia si arrivare ad una definizione, come nell'articolo 29 della Costituzione, proposto anche da Togliatti (segretario del Pci). «La famiglia conclude Morezzi - è una società naturale fondata sul matrimonio, sede, per me, della gratuità solidale e fonte della fraternità, che noi vogliamo affermare come valore da tutelare e sostenere». (g.a.)