L'analisi di ‘Muri & Duri'

IVREA. Dalle caverne della preistoria ai giorni nostri, dalle rocce ai muri, dai simboli alle parole. Così si sono perpetuate nel tempo testimonianze di civiltà diverse consegnandole e tramandandole a chi sarebbe venuto dopo. Oggi, nell'era della comunicazione scritta e visiva, sono ancora una volta i muri a "raccontare" storie, personaggi, costumi, avvenimenti. Sono "graffi" che testimoniano un'epoca con le sue inciviltà, cattiverie, volgarità ma anche creatività e persino poesia. Sui muri del nostro tempo sono "graffi" di fango ma anche di fantasia così stimolanti da solleticare l'estro di uno scrittore.
S'intitola "Muri & Duri" il volume della Priuli & Verluccca (dal 15 aprile nelle librerie) col quale Giuseppe Culicchia si avventura in "analisi, esegesi, fenomenologia comparata e storia dei reperti vandalici di Torino". 250 pagine per raccogliere e commentare tutto quanto s'immagina potrà servire per capire com'erano quelli del 2000, agli archeologi che «un giorno lontano tra mille, diecimila o forse centomila anni scaveranno tra le macerie delle odierne metropoli in cerca della nostra civiltà, troveranno le vestigia dei nostri templi, e cioè i minimarket, supermarket e centri commerciali e sui loro muri gli innumerevoli e a quel punto temo indecifrabili, graffiti tracciati da certi nostri contemporanei comunemente detti vandali (con la "v" minuscola per non confonderli con i Vandali dei libri di storia)».
Da Claudia ti amo da impazzire e sai chi sono, passando per Quando lo Stato si prepara a uccidere si fa chiamare Patria, proseguendo per Sognare e Fuck you all o Al pueblo unido lo cagan los partidofino a Burlesconi ritirati, Culicchia ci accompagna tra sentimenti e politica, vita quotidiana e costume, crisi sociali e patemi esistenziali in 250 pagine che vale la pena scorrere e tenere nella libreria per ricordarci come siamo.
d.l.