‘Non vogliamo colare a picco'

CALUSO.Premono i lavoratori dei due stabilimenti calusiesi del gruppo Finmek in amministrazione controllata dal maggio del 2004 per avere notizie sul futuro occupazionale che li attende. Dopo la presa di posizione delle Rsu di ‘Finmek automation' che avevano sollecitato l'impegno da parte della Regione, tornano a prendere carta e penna anche i rappresentanti della ‘CPG International', società controllata del gruppo e come i ‘vicini di casa' della Finmek ancora in attesa di acquirenti dopo l'annuncio del piano di cessione aziendale avviato dal commissario Vidal.
«Non vogliamo colare a picco - scrivono in una lettera aperta indirizzata a Vidal ed alle istituzioni i 180 lavoratori della CPG, leader nel segmento delle stampanti di precisione -. CPG è una delle realtà che ancora lavora. Ma nessuno conosce il proprio futuro e se ci siano (e chi siano) i possibili acquirenti. Lo stabilimento potrebbe contare su un fatturato annuo di varie decine di milioni di euro; il 70% delle vendite è all'estero. L'azienda per ora resiste, in un mercato mondiale molto competitivo. Ma in assenza di decisioni, molti venditori, soprattutto esteri, stanno lasciando CPG. È indispensabile quindi conoscere se esistono garanzie per lo sviluppo aziendale».
I lavoratori sollecitano Vidal a dare una risposta, invitandolo a privilegiare nella scelta degli eventuale acquirenti coloro che hanno intenzione di mantenere la sede a Caluso e di salvaguardare al massimo l'occupazione.
Dalle ultime indiscrezioni, trapelate da fonti sindacali, prima delle elezioni politiche, sembrava tramontare la possibilità di un rilancio del gruppo Finmek affidata ai russi della società AFK.
«L'11 febbraio 2006 - sottolineava in una nota la segreteria nazionale FIOM - ben due comunicati stampa (uno del ministro Scajola, l'altro del presidente del Consiglio) annunciavano il rilancio del gruppo Finmek ad opera dei russi di AFK Sistema (Era stata resa nota infatti la firma di un protocollo d'intesa per la creazione di una New company con AFK al 51%). Ma la verità era un'altra. Già allora, il gruppo industriale-finanziario russo si riservava di valutare la situazione in quaranta giorni. I giorni sono passati invano: e di risposte concrete continuano a non essercene. Anche ora che i russi si sono volatilizzati. I quasi tremila lavoratori e lavoratrici della Finmek, per oltre il 90% in cassa integrazione dal settembre 2005, meritano più rispetto e la loro situazione, così seria, non può essere oggetto di spot elettorali». (l.m.)