Gli orrori di Hitler

RIVAROLO. "Tiergartenstrasse nº 4" è stato un viaggio appassionante e doloroso al tempo stesso e significative, in questo senso, sono le riflessioni finali degli allievi dell'Iis Aldo Moro di Rivarolo (Matteo Pont, Beatrice Visentin, Gianluca Caprioglio, Stefano Picco, Domenico Savant e Simone Ferrero) che hanno realizzato il cd.
«La nostra intenzione è quella di lasciare un segno, di scrivere e raccontare per immagini per non dimenticare, per mantenere viva la memoria di ciò che è accaduto, per far sì che fatti come questi non si ripetano in futuro» dice Matteo a commento della frase di Primo Levi "... è avvenuto, quindi può accadere di nuovo...". «La testimonianza di un medico prigioniero ("... un giorno ruppi una siringa. Ero terrorizzato. Rompere una siringa era un crimine peggiore che uccidere un uomo...") mi ha fatto molto riflettere sull'importanza della vita umana all'interno dei campi di concentramento, che era addirittura inferiore al valore di un semplice oggetto» confida Beatrice. «‘Pensavo che eravamo esseri umani, creature vive. Come potevano farci cose del genere?' dice un sopravvisuto di Aushwitz - osserva Gianluca -. A tal punto era arrivato il processo di disumanizzazione della Germania nazista: gli uomini non erano più uomini, ma merce, tatuati come bestie, schedati e inviati come pacchi. Il fatto stesso di non avere più un nome, ma soltanto un numero, una divisa uguale per tutti, aveva tolto loro qualsiasi distinzione».
«Mi ha colpito la frase di Elie Wiesel ‘... scrivo per denunciare la scrittura. Parlo dell'impossibilità sulla quale s'inciampa quando si cerca di raccontare...' - confessa Domenico -. L'orrore non si può descrivere a parole, dunque, perché le parole stesse non sono adeguate ad illustrare cosa avveniva nei lager per cui si deve ricorrere ad immagini e fotografie per cogliere fino in fondo la crudeltà umana». «Scholem scrive ‘... la storia non è finita, non è neppure ancora diventata storia, e la vita segreta che essa contiene può erompere domani in te o in me...' - sottolinea Stefano -. La storia come memoria umana deve rimanere indelebile nei cuori degli individui. Essendo imprevedibile, essa può andare a sconvolgere la nostra vita in modo terribile». «Le prestazioni offerte dal personale sanitario militare delle SS portarono spesso alla luce vere e proprie tendenze al sadismo (‘... importava meno conoscere l'arte di guarire che quella di uccidere...' afferma Kogon) - rimarca Simone -. Questo si colloca in una terrificante dimensione che caratterizzò l'intero apparato medico del IIIº Reich, il quale non fece altro che trasformare la speranza di guarigione dei pazienti in orribili sofferenze che mai, l'umanità, dovrà dimenticare". Il sottotitolo di "Tiergartenstrasse nº 4", voluto dai ragazzi del "Moro" ammonisce: «... il passato non deve passare...». (m.mi.)