«Così si potrebbe trasformare Mediapolis»
N ell'intervista all'amministratore delegato di Mediapolis ho letto alcune affermazioni alle quali, in qualità di amministratore pubblico, reputo doveroso replicare. Ciò che mi ha fatto decidere di prendere carta e penna è soprattutto il finale del suo ragionamento dove, dicendo che «il 99% dei consigli regionali, provinciali e comunali si è espresso a favore del progetto», si cerca di evidenziare una condivisione istituzionale generalizzata che di fatto non esiste. Intanto sulla percentuale "bulgara" di favorevoli nei consigli regionale e provinciale nutro forti dubbi e lo dimostra la kafkiana vicenda del consiglio provinciale aperto prima convocato e poi stranamente sparito dall'agenda.
Ma ciò che assolutamente non corrisponde a verità è che «il 99% dei consigli comunali siano favorevoli a questo progetto» e questa affermazione è facilmente riscontrabile dall'assenza di deliberazioni in merito anche perché ai Comuni non è mai stato chiesto un parere ufficiale privando per l'ennesima volta il territorio della possibilità di esprimersi su un tema così rilevante.
Questo aspetto della discussione avvalora ciò che vado ripetendo da tempo e cioè che uno dei più grossi problemi della nostra area è la mancanza di strategie politiche comuni e condivise. Esiste un grave problema di rappresentanza territoriale. Si dice che la decisione di procedere con Canavese Millenium fu presa nel 1998 dal Tavolo di Concertazione del Patto Territoriale del Canavese. Bene e allora quell'opera avrebbe dovuto essere già realizzata!
In questi otto anni è cambiato il mondo, oltre che tutte le amministrazioni locali, e in un mondo dove tutto corre bisogna avere la capacità di stare al passo con i tempi e, se del caso, rimettere in discussione quelle che anni fa sembravano opere imprescindibili per il futuro come anche i rappresentanti del Tavolo di Concertazione.
Proviamo a chiedere agli attuali Sindaci canavesani se si sentono rappresentati dal Tavolo di Concertazione del Patto Territoriale o dalla "Cabina di Regia" costituita direttamente dall'Ufficio di Presidenza della Provincia senza nemmeno chiedere un parere agli enti territoriali. E poi si parla di politica partecipata...
Per non creare ulteriore confusione, con il rischio di esasperare i toni delle discussione, sarebbe meglio limitarsi a dire solamente cose certe e facilmente riscontrabili senza esprimersi per slogan o frasi ad effetto. Sostenere che l'area di Guadolungo in Albiano d'Ivrea sia «un'area industriale dismessa» mi sembra assolutamente fuori luogo e di certo affermazioni del genere non aiutano a moderare i toni e men che meno aprono spiragli per un dibattito costruttivo e partecipato.
Purtroppo è ormai risaputo che il campo di battaglia della politica sono diventati i mass media anziché i tavoli di concertazione ed allora dobbiamo necessariamente fissare delle regole; giocare pulito. Chi non conosce la zona e legge frasi di quel genere può pensare a qualcosa di simile all'area (ex) industriale di Scarmagno (ottimo sito alternativo). Quella sì che è un'area dismessa e non i 65 ettari di terreno coltivato di Albiano che risulta essere, per le sue caratteristiche geomorfologiche, tra i più fertili d'Italia.
Sforziamoci di ritrovare la capacità di dialogare con il territorio con serenità consci del fatto che tutte le parti in causa devono avere come fine unico e condiviso il futuro ed il bene del Canavese.
Vengo al tema dell'occupazione. Io non sono un esperto di "metodi econometrici" come chi ha elaborato quei dati ma a nessuno viene il dubbio che sparare cifre a quattro zeri riguardo i futuri posti di lavoro sia quantomeno discutibile e non opportuno in questo momento? Chi vive in Canavese sta assistendo da anni alla chiusura di decine di stabilimenti, fabbriche, imprese, cooperative e quant'altro e chiunque di noi ha qualche parente o conoscente che si trova a vivere quando va bene con la cassa integrazione quanto va peggio con la mannaia del licenziamento sulla testa.
Pensavo ci fossero bastate le deliranti promesse, ovviamente non rispettate, di milioni di posto di lavoro (vero) a livello nazionale di qualche anno fa e invece in un territorio, diventato il regno del lavoro precario dequalificato e deregolamentato dei call-canter, dove si sta facendo una fatica immane per reintegrare al lavoro circa 140 operai della ex Oliit, che sono una goccia nel mare, si legge sui titoli dei giornali che troveranno lavoro grazie a Millenium 10.000 persone!
E' giusto creare aspettative di quel genere? E' logico fare contrapposizione sulla necessità o meno di fare un investimento privato, con una bella dotazione di fondi pubblici, giocando sulla pelle di una società, quella eporediese-canavesana, sull'"orlo di una crisi di nervi" causata dalla deindustrializzazione post olivettiana e da una delocalizzazione selvaggia delle PMI? Non sarebbe forse meglio cominciare a spiegare cosa farebbero praticamente quelli che prima erano 1.000 poi 1.500 e ora, apprendo con gioia, 2.000 lavoratori che verranno impiegati da subito nel parco e se questi ipotetici posti non si limiteranno ad una migrazione di lavoratori dal settore commerciale già esistente e abbondantemente saturo?
Questo balletto dei numeri mi fa fare un'altra considerazione. Ammettiamo che questi numeri siano realistici. Per mantenere diecimila posti di lavoro suppongo dovrebbero fruire del fantomatico parco ogni giorno un numero almeno doppio o triplo di persone.
Detto questo siamo tutti convinti che una delle poche estese aree pianeggianti, naturali e ideali per l'agricoltura rimaste nel bacino dell'Anfiteatro Morenico di Ivrea sia il luogo adatto per accogliere tutto questo bailamme? Stiamo ormai assistendo al blocco del traffico anche nelle cittadine di periferia e ci concediamo il lusso di portarci in casa tonnellate di CO2 e di polveri sottili in un'area dove un neonato turismo naturalistico, culturale e paesaggistico, oltre alle bellezze del territorio apprezza la purezza dell'aria che qui ancora si respira.
Una delle accuse mosse a chi pone delle critiche è quella della mancanza di alternative. Nulla di più falso. Le alternative ci sono eccome bisogna solo trovare la capacità politica condivisa di parlare come una voce sola e di farle volare alto. Le energie alternative, le produzioni legate al risparmio energetico, l'agricoltura di qualità, biologica e di nicchia, il turismo naturalistico-sportivo, la cultura, la meccatronica e le produzioni altamente specializzate e non facilmente replicabili nei paesi emergenti sono solo alcune delle alternative concrete e l'elenco potrebbe proseguire.
Qualche sera fa alla Serra Luca Mercalli, da amante del Canavese qual'è, lanciava ad esempio l'idea della produzione di pannelli solari che sarà nel prossimo futuro un mercato in sicura espansione per almeno i prossimi trent'anni. Oggi per comprare i pannelli fotovoltaici bisogna andare in Germania. In Canavese esistono le capacità tecniche e progettuali, oltre che le infrastrutture industriali, per poterlo fare in brevissimo tempo.
La scuola e la formazione specialistica, l'università, i beni comuni (acqua, energia, trasporti pubblici, sanità, scuola, welfare, cultura), politiche innovative sui rifiuti, ferrovia TO-AO sono solamente alcuni dei cardini sui quali basare un serio progetto di sviluppo ecologicamente ed economicamente sostenibile per la nostra area che potrebbe diventare un punto di riferimento per quelle "politiche altre" che inevitabilmente caratterizzeranno il nostro futuro passando dall'epoca della sovrabbondanza e dello spreco a quella della sobrietà.
Chi ha seguito e segue la vicenda Canavese Millenium sa bene, salvo chi vuole strumentalizzare ogni posizione per sottrarsi al confronto, che la mia posizione è critica, soprattutto sui contenuti, ma certamente non distruttiva. Non mi sono mai permesso di criticare la qualità intrinseca del progetto o le capacità professionali dei progettisti quanto piuttosto di riaprire il dibattito sull'ubicazione e sulla necessità, oggi, di realizzare un'opera del genere.
Penso ad esempio che l'area di Pavone C.se, inizialmente individuata per realizzare quest'opera, sarebbe ragionevolmente più adatta allo scopo fatto salvo il fatto che anche tale ricollocazione non esaurirebbe certamente il dibattito sui problemi ambientali né tanto meno sul modello di sviluppo proposto.
Da queste righe rilancio quindi per l'ennesima volta una proposta di dialogo senza preconcetti capace di utilizzare al meglio quanto finora già elaborato. Ad esempio trasformando il progetto da parco di divertimenti nel più grande centro del nord Italia per le energie alternative magari utilizzando un sito più adatto come si può leggere più avanti.
Penso ad una filiera completa che parte dalla formazione per passare alla progettazione, prototipazione e produzione riutilizzando l'immenso patrimonio architettonico olivettiano. Un campus universitario internazionale capace di diventare un punto di riferimento mondiale per le tematiche ambientali e per la ricerca di fonti energetiche alternative slegato dai meccanismi perversi della sudditanza petrolifera. La riscoperta delle eccellenti scuole di alta specializzazione di olivettiana memoria potrebbero ridare linfa alla ricerca ed alla realizzazione di materiali e prodotti innovativi. Pannelli solari, fotovoltaici, pale eoliche, microturbine per energia idroelettrica, recupero dei materiali di scarto metallici, plastici, vetrosi, kit per impianti di depurazione delle acque, pompe di calore, tecnologie e impiantistica per la bioedilizia e così discorrendo.
Tutto questo genererebbe immediatamente posti di lavoro qualificati e duraturi capaci di innescare un meccanismo virtuoso che potrebbe far ritornare Ivrea e il Canavese agli onori della cronaca come un luogo unico dove la gente vorrebbe venire a vivere e tutto questo senza dover posare un solo metro cubo di cemento. Mettiamo subito a disposizione per questo progetto i 26 milioni di euro di fondi pubblici disponibili riconsegnando ad Ivrea i suoi tesori e partiamo da lì. Un paese senza memoria è un paese senza futuro.
Riconsegniamo alla città, ed al Canavese più in generale, la Fabbrica di mattoni rossi, via Jervis, Monte Navale, la Serra, la Mensa Gardella, Palazzo Uffici prima che sia troppo tardi e poi sono certo che il territorio saprà ritrovare le sue donne e uomini migliori per un nuovo rinascimento canavesano. E non spaventiamoci perché nulla è più realizzabile di un'utopia. In fondo non affondiamo le nostre radici nella terra dell'insuperabile e quanto mai attuale sogno olivettiano?
Francesco Comotto sindaco di Settimo Rottaro
‘FI offende la dottrina
sociale della Chiesa'
La nuova legge elettorale, non permettendo il voto di preferenza per i candidati, ci ha liberati da tutta quella propaganda elettorale che in questi giorni avrebbe contribuito ad intasare ancora di più le nostre buche postali, sempre piene zeppe di pubblicità dei supermercati. La propaganda dai singoli candidati è stata però sostituita da quella dei partiti o delle varie coalizioni.
Le scorse settimane infatti le parrocchie italiane, gli istituti religiosi, i gruppi e le associazioni cattoliche hanno ricevuto un opuscolo azzurro con lettera di presentazione dell'on. Bondi, di Forza Italia. L'opuscolo intende presentare i cinque anni del governo di centro-destra "alla luce della dottrina sociale della Chiesa" e per fare ciò elenca in cinque capitoletti quanto fatto dal suddetto governo.
Sotto il titolo: "riconoscimento del ruolo sociale della Chiesa nella società" sono citate tutte le leggi approvate a favore della Chiesa cattolica, compresa quella sull'abolizione dell'ICI per gli Enti ecclesiastici; seguono poi l'elenco delle leggi a favore della famiglia, del lavoro, della casa e soprattutto a favore della scuola privata, quello degli interventi che il libretto definisce: "dalla parte dei più deboli, per aiutare chi è rimasto indietro", quello sulle leggi a favore del non profit e del volontariato ed a difesa della vita ed infine un accenno a quelle che l'on. Bondi e Forza Italia si ostinano a chiamare "missioni di pace" nel mondo e soprattutto in Iraq.
Il tutto per dimostrare che Forza Italia è il partito che più degli altri ha sostenuto i valori cristiani e quindi va votato da chi ritiene di essere cristiano.
Non intendo tediare i lettori de "La Sentinella" con le mie considerazioni personali in merito. Vorrei però ricordare che da più parti d'Italia l'ambiente cattolico ha reagito, a questo intervento, in modo deciso con forti voci di critica.
Fra queste vi è quella del presidente della sezione italiana di Pax Christi, mons. Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara, il quale, fra le altre cose, ricorda lo sconcerto e lo stupore che tale pubblicazione ha creato in molti credenti. «Non possiamo accettare - dice mons. Valentinetti - che alcun partito si presenti garante della dottrina sociale della Chiesa... anche alla luce delle indicazioni venute dall'enciclica di papa Benedetto XVI, che distingue nettamente il ruolo della Chiesa ed il ruolo della politica».
E chiude dicendo: «Non si tenti di comprarci. Rispettate la nostra libertà di coscienza».
Anche la sezione italiana di Pax Christi ha scritto all'on. Bondi riprendendo quanto detto dal presidente e si sofferma a lungo su varie scelte fatte dall'attuale governo e che hanno poco a che vedere con la dottrina sociale della Chiesa. Si citano le leggi "ad personam", i mancati provvedimenti a favore dei detenuti, l'impoverimento di molte persone, la legge Bossi-Fini soprattutto repressiva, il mancato sostegno alla Cooperazione Internazionale, l'incremento alle spese militari, il sostegno alla guerra in Iraq, la mancata cancellazione del debito dei paesi poveri ed altre ancora.
La lettera prosegue dicendo: «Ci indigna l'arroganza, la mancanza di pudore, la presunzione di presentarsi come interpreti fedeli del magistero, della Dottrina Sociale della Chiesa e della radici cristiane, l'uso strumentale dei riferimenti religiosi per il proprio potere; il tentativo di blandire gli interlocutori con sdolcinati riferimenti al Magistero della Chiesa. E' un'offesa alla serietà della politica. E' un offesa alla Dottrina sociale della Chiesa. E, se permette, è un'offesa anche all'intelligenza degli elettori».
Come conclusione, la lettera cita un brano scritto da Ilario di Poitiers, vescovo, teologo e scrittore cristiano del IV secolo che ricorda come il cristiano, anche se non ha più come nemico un imperatore, debba sempre lottare contro altri nemici ancora più insidiosi, i quali, se non colpiscono più il corpo con le flagellazioni, con la decapitazione, col carcere, con la confisca dei beni, prendono possesso del cuore con lusinghe ed onori ed uccidono l'anima col denaro.
Osservazioni, quelle del santo vescovo, purtroppo ancora attuali.
Grazie e buon lavoro.
Gustavo Gnavi Caluso
Piverone non ‘dirotti'
gli imprenditori a Burolo
Come cittadino che da parecchi anni cerca di contrastare a Burolo una politica urbanistica comunale poco attenta alle compatibilità ambientali, vorrei ringraziare attraverso la Sentinella del Canavese il sindaco di Piverone, Benito Favaro, per la netta presa di posizione, in risposta alle critiche della minoranza consiliare, contro la costruzione di capannoni lungo l'arteria principale che attraversa il suo paese.
Finalmente un sindaco di uno dei piccoli centri del versante orientale dell'Anfiteatro Morenico di Ivrea che esprime avversione per l'indiscriminata localizzazione di certe "brutture", che mostra considerazione per il superbo paesaggio della Serra e che si prefigge la valorizzazione turistica del territorio da lui amministrato.
Vorrei tuttavia pregare il sindaco Favaro di non indicare l'area tra Bollengo e Ivrea come quella dove ancora ci sarebbe spazio per costruire ulteriori capannoni. Ricordo che già qualcuno propose di realizzare dalla parti di Burolo, in quanto zona già degradata, il discutibile parco Millennium e francamente non mi pare ragionevole aggiungere ancora degrado a quello purtroppo già in essere e a quello che tuttora non rinuncia a produrre l'amministrazione comunale.
La quale, dopo aver permesso di oscurare con brutte strutture la vista sulla Serra dalla ormai congestionata strada statale (in buona compagnia prima con Ivrea e ora con Bollengo, recentemente avviatosi con decisione a fare la sua parte) ha rivolto la propria attenzione alle aree più interne, sempre più prossime alle pendici collinari, compromettendo anche il percorso paesaggistico parallelo alla statale che Legambiente aveva proposto di tutelare.
Ma non basta: queste ultime aree appartengono al Sito di Importanza Comunitaria "Laghi d'Ivrea" dove sopravvive una specie animale in via di estinzione, un piccolo rospo la cui conservazione è considerata prioritaria a livello internazionale.
Ciononostante, sono già stati sottratti al SIC circa 35.000 mq di terreno per essere destinati alla costruzione di capannoni. Inoltre, più recentemente è stata deliberatamente "bonificata" una discreta area dello stesso ambiente e distrutto uno dei pochi luoghi di riproduzione noti della specie protetta, un vecchio maceratoio della canapa del quale non si sarebbe dovuto, oltretutto, trascurare il valore storico-culturale.
Insomma, per dirla in breve, il sindaco Favaro non mandi qui a Burolo gli imprenditori che eventualmente gli chiedessero aree da capannonificare; eviti per favore di mettere in tentazione un'amministrazione comunale cosi' tenacemente sensibile al fascino del cemento.
Non si tratta di essere contrari a che si costruisca, ma a Burolo non esistono più, obbiettivamente, aree che possano essere edificate senza procurare ulteriore danno al paesaggio e all'ambientre naturale, nè in pianura per costruirvi i capannoni, nè in collina per le residenze.
Purtroppo è già iniziato anche in collina l'attacco alle aree protette (SIC "Serra d'Ivrea") nella parte piu' alta del paese.
Ringraziando per l'ospitalità, porgo distinti saluti.
Giuseppe Tordella Burolo