Integrazione tra sanità e sociale
IVREA. L'integrazione dei servizi sanitari e sociali è stato il tema di un convegno, organizzato dai Democratici di Sinistra a Banchette con l'obiettivo di delineare un futuro di due settori davvero essenziali per i cittadini. L'argomento è stato preso in considerazione dagli amministratori locali che si sono confrontati su alcune questioni contenute nel Nuovo Piano Sanitario della Regione.
E' questo un documento che propone una forte connessione fra il sociale e il sanitario, due settori di importanza fondamentale nella vita di una comunità che, secondo le intenzioni del Piano, non devono percorrere due vie parallele, come capita spesso oggi, ma incontrarsi proprio per fornire risposte complete alle necessità ed esigenze degli utenti. Il sociale e l'assistenziale poi, in particolare nel corso degli ultimi vent'anni, ha assunto un ruolo determinante perché la popolazione registra un'alta percentuale di anziani, molti dei quali soli e non autosufficienti, di famiglie in povertà, senza contare l'aumento delle dipendenze da alcol e droga.
Elio Lepore, presidente del Consorzio C.i.s.s.-A.c. di Caluso ed Ellade Peller, presidente del Consorzio In.re.te. di Ivrea, intervenuti al convegno, sono convinti che l'ampia esperienza acquisita negli anni dai loro enti non possa ora essere scartata. Si tratta infatti di un patrimonio da cui partire per costruire magari un'altra realtà amministrativa che però deve avere un forte contatto con il territorio. Fra i punti non troppo chiari del Piano di Valpreda c'è appunto quello che riguarda il destino dei Consorzi socio-assistenziali, i quali potrebbero addirittura essere chiusi o "riconvertiti".
Lepore e Peller hanno pertanto voluto far sentire la loro voce al convegno, difendendo il ruolo dei Consorzi «che hanno saputo - secondo Peller - creare un'organizzazione forte e di partecipazione che ha consentito agli enti locali di mantenere un ruolo centrale e partecipare ai processi decisionali e programmatori". Per il presidente di In.re.te. dunque «la revisione della programmazione e dell'organizzazione della sanità e del socio-assistenziale deve preservare ciò che è stato attivo e vivo fino ad oggi, come i Consorzi appunto, che sono radicati nel territorio».
Anche Lepore è d'accordo con questa tesi: «Nel corso degli anni, fra i nostri Consorzi, si è costruito un sistema che ha fornito risposte agli utenti il più possibile uniformi, indipendentemente dalla loro realtà territoriale di appartenenza». Lepore ha inoltre evidenziato, durante il Convegno diverse problematiche, fra queste la non correttezza della divisione del territorio dell'Asl 9 per i due distretti esistenti, che comportano non pochi disguidi nell'organizzazione degli interventi e dei servizi. «In futuro il sociale - sostiene Lepore - dovrà essere concepito come motore di sviluppo delle nostre comunità locali, attraversate da una crisi economica occupazionale. Il nuovo Piano Sanitario, poi, dà un'importanza fondamentale al territorio dove si dovranno spostare attività e risorse. Noi dobbiamo saper raccogliere questa nuova sfida, facendo meno barricate a difesa di qualche posto letto o reparto ospedaliero ma verificando nel concreto l'attività sanitaria territoriale, che è quella più vicina al cittadino. Le attività diagnostiche ambulatoriali, integrate con l'attività dei medici di medicina generale, devono essere facilmente accessibili ai nostri utenti, sovente svantaggiati perché si trovano con servizi troppo lontani da casa».
Lepore e Peller sono infine d'accordo per l'integrazione delle Asl di Ivrea e Chivasso. «Ma per completare questa fusione c'è bisogno ancora di una fetta di territorio, che dovrà essere scelto in modo razionale e a tutto vantaggio dei residenti». (g.a.)