Vittorio Bellone replica all'assessore Feira
FAVRIA.«Aver abbandonato la sala consiliare ha voluto rappresentare l'esplicitazione di un diritto, come consigliere, per evitare che la discussione venisse ulteriormente strumentalizzata dagli esponenti della maggioranza, come accaduto, per altro».
Non si attenua a Favria la polemica sull'apertura dello sportello del migrante, gestito dall'associazione interculturale "Insieme". La vicenda, la scorsa settimana, era approdata anche in consiglio comunale in seguito ad un'interrogazione proposta dall'esponente del gruppo di minoranza "Favria 3000 voglia di futuro", Vittorio Bellone Cappuccio.
Sull'iniziativa, il consigliere d'opposizione aveva lamentato lo spreco di denaro pubblico, asserendo che il servizio in questione era un clone di quello già erogato a Cuorgnè dal Ciss 38. In consiglio, a Bellone Cappuccio, avevano risposto l'assessore Sergio Feira e il capogruppo della maggioranza, Giorgio Cortese.
Sergio Feira aveva chiuso il suo intervento dicendo d'essere "dispiaciuto che il consigliere Bellone non condividesse la necessità di dialogo tra persone che parlano lingue diverse", un'affermazione che al rappresentante della minoranza non è piaciuta. «Questo non è mai stato il mio pensiero - sostiene Bellone Cappuccio -, e mi dispiace che un collega di amministrazione che si reputa aperto al confronto tra i popoli, distorca le reali intenzioni della mia presa di posizione. Ribadisco ancora una volta, come fatto nell'interrogazione, che sono contrario all'apertura di questo sportello perché costituisce un doppione di un servizio già offerto dal Ciss 38, un costoso doppione. Perché se è vero, come ha detto il sindaco Serafino Ferrino, che l'attività è garantita dall'associazione "Insieme", non grava sulle casse del comune e quei locali vengono affittati regolarmente, è altrettanto vero che noi cittadini (attraverso la Provincia di Torino), finanziamo uno sportello molto simile, troppo simile per passare inosservato. Niente da dire sull'utilità dell'ufficio, dunque, ma dev'essere uno ed efficace».
«Il mio voleva essere un appunto - conclude Vittorio Bellone Cappuccio -, un appunto ispirato da tante considerazioni di cittadini che non hanno l'obbligo di pensarla come la giunta Ferrino, ma il diritto di porsi delle domande. Ecco invece com'è finita: sono passato come un intollerante e questo mi ferisce perché non corrisponde a verità. Spero che questo sia l'ultimo capitolo di una vicenda che si è trascinata oltre modo, per motivazioni che sfuggono alla mia comprensione». (m.mi.)